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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18334/2025 del 15/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugna l'assoluzione pronunciata dal Tribunale, ottenuta con giudizio abbreviato ai sensi dell'art. 530, comma 2, c.p.p., relativa al reato di resistenza a pubblico ufficiale per fatti occorsi il 15 maggio 2019: fuga ad alta velocità con manovre pericolose dopo l'intimazione dell'alt, durata di inseguimento di circa 20 minuti e tentativo di colpire un operante durante le fasi di fermo. Il ricorrente censura plurimi vizi di motivazione, travisamento degli atti e erronea applicazione del diritto, sostenendo che il verbale di arresto descrive dettagliatamente la dinamica (strade percorse, durata, manovre contromano, retromarcia per darsi nuovamente alla fuga) e che la sentenza ha sottovalutato la pericolosità e la portata ostativa della condotta nonché il tentativo di aggressione all'operante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo la motivazione del Tribunale illogica e incongruente rispetto alle risultanze probatorie (in particolare il verbale di arresto). Ha ritenuto sussistente il travisamento dei fatti e l'errata valutazione delle prove, osservando che la condotta consistente nella fuga ad alta velocità con manovre pericolose e nel tentativo di colpire un operante integra gli elementi della resistenza a pubblico ufficiale e costituisce pericolo per l'incolumità degli agenti e degli utenti della strada. Ha inoltre richiamato il principio per cui non è necessario che la condotta impedisca concretamente l'azione del pubblico ufficiale: è sufficiente che vi sia violenza o minaccia finalizzata a ostacolare l'atto d'ufficio. Per tali ragioni la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al medesimo Tribunale in diversa composizione.

Norme richiamate

  • art. 530, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma citata quale fondamento dell'assoluzione resa dal Tribunale (assoluzione per specifica causa prevista dall'art. 530 c.p.p.). La Corte ha valutato l'errore nella motivazione che ha portato all'assoluzione ex art. 530, comma 2.

  • Giurisprudenza Sez. 2, n. 44860 del 17/10/2019 (Besana)

    Principio secondo cui integra il reato di resistenza la fuga alla guida con manovre finalizzate a impedire l'inseguimento, ostacolando concretamente l'esercizio della funzione pubblica e ponendo in pericolo l'incolumità degli agenti o degli utenti della strada.

  • Giurisprudenza Sez. F, n. 40 del 10/09/2013 (E.)

    Richiamata come parte del consolidato orientamento che amplia la nozione di condotte idonee a integrare la resistenza a pubblico ufficiale anche nella forma di guida pericolosa finalizzata alla sottrazione.

  • Giurisprudenza Sez. 4, n. 41936 del 14/07/2006 (Campicello)

    Ulteriore precedente che considera rilevante, ai fini della resistenza, la condotta di fuga con manovre pericolose che ostacolano l'attività di polizia e mettono a rischio la sicurezza.

  • Giurisprudenza Sez. 6, n. 5459 del 08/01/2020 (Sortino)

    Principio secondo cui non è necessario che la violenza o la minaccia impediscano materialmente l'azione del pubblico ufficiale: è sufficiente che esse siano utilizzate per opporsi al compimento di un atto d'ufficio, indipendentemente dall'esito effettivo dell'azione.

Massime di principio

  • La fuga alla guida con manovre pericolose, durata prolungata dell'inseguimento e percorrenze contromano o attraverso incroci a semaforo integra un comportamento idoneo a configurare il reato di resistenza a pubblico ufficiale quando è finalizzata a sottrarsi all'azione di polizia e ostacola concretamente l'esercizio della funzione pubblica.
  • Non è richiesto che la condotta dell'imputato abbia effettivamente impedito o neutralizzato l'azione degli agenti: è sufficiente che violenza o minaccia siano usate per opporsi al compimento di un atto d'ufficio.
  • Anche il tentativo di colpire un operante, se inserito nel contesto di resistenza verbale e fisica durante le operazioni di fermo, può integrare la violenza necessaria per la configurazione del reato, anche se l'agente evita il contatto.
  • La valutazione giudiziale deve essere coerente con le risultanze probatorie documentali (es. verbali di arresto): dettagli fattuali precisi richiedono una motivazione che li confronti esplicitamente e li giustifichi se si ritiene di non riconoscerne rilievo penale.
  • In caso di annullamento da parte della Cassazione per vizio di motivazione su una sentenza non impugnabile dal pubblico ministero, il rinvio è disposto al medesimo tribunale in diversa composizione per un nuovo giudizio.

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