Cassazione Civile, Sentenza n. 12225/2026 del 01/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
impugnazione dell'avviso di accertamento esecutivo notificato da Abaco S.p.A. relativo al canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria (cd. CUP) per l'anno 2023; questione preliminare e decisiva sulla competenza giurisdizionale: se le controversie avverso gli avvisi di accertamento esecutivo relativi al CUP spettino al giudice tributario oppure al giudice ordinario. Il ricorrente ha dedotto la sussistenza della giurisdizione tributaria e, nel merito, ha contestato il presupposto impositivo (sostenendo che i cartelli servivano a migliorare un servizio idrico e non avevano valenza pubblicitaria) e il difetto di motivazione; il resistente (Abaco) si è costituito chiedendo il rigetto del ricorso e non ha contestato la giurisdizione tributaria.
La decisione
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato ammissibile il rinvio pregiudiziale e hanno enunciato il principio di diritto secondo cui il canone unico patrimoniale di cui all'art. 1, commi 816-847, legge n. 160/2019 (CUP) ha, in ogni caso, natura tributaria. La Corte ha motivato che, considerato unitariamente, il CUP presenta i caratteri tipici del tributo: doverosità della prestazione, assenza di rapporto sinallagmatico con una controprestazione, collegamento a un presupposto economicamente rilevante e destinazione delle risorse alla copertura di spese pubbliche. In conseguenza, le controversie relative all'impugnazione degli avvisi di accertamento esecutivo concernenti il CUP rientrano nella giurisdizione del giudice tributario. La decisione ha risolto la questione di competenza enunciando il principio di diritto "Il canone unico patrimoniale di cui all'art. 1, commi 816-847, della legge n. 160 del 2019, ha, in ogni caso, natura tributaria"; non è stata decisa nel merito la fondatezza dell'accertamento relativo ai cartelli contestati, questione che resta al giudice di merito competente.
Norme richiamate
Legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio 2020), art. 1, commi 816-847
"819. Il presupposto del canone è: a) l'occupazione, anche abusiva, delle aree appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile degli enti e degli spazi soprastanti o sottostanti il suolo pubblico; b) la diffusione di messaggi pubblicitari, anche abusiva, mediante impianti installati su aree appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile degli enti, su beni privati laddove siano visibili da luogo pubblico o aperto al pubblico del territorio comunale, ovvero all'esterno di veicoli adibiti a uso pubblico o a uso privato"
La Corte ha ritenuto che, nonostante la duplicità dei presupposti (occupazione e diffusione pubblicitaria), la normativa disciplina il CUP in modo unitario e preponderantemente secondo i criteri del prelievo tributario; il comma 819 non limita la natura tributaria del canone.
D.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 (norme sul processo tributario), art. 2
"Sono devolute alla giurisdizione del giudice tributario tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati"
La Corte ricorda che la denominazione non determina la giurisdizione: una entrata denominata patrimoniale può rientrare nella giurisdizione tributaria se ha i caratteri del tributo.
D.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 62, comma 2
Riferimento alla disciplina della giurisdizione in materia tributaria utilizzato per confermare l'ammissibilità del rinvio pregiudiziale anche da parte del giudice tributario (unicità della disciplina del giudizio di legittimità).
Codice di procedura civile, art. 363-bis (rinvio pregiudiziale alla Corte di Cassazione)
La Corte ha confermato l'ammissibilità e l'utilizzabilità dello strumento del rinvio pregiudiziale da parte del giudice tributario per questioni di diritto incidenti sulla giurisdizione.
D.lgs. 15 novembre 1993, n. 507 (disciplina precedente imposta sulla pubblicità e TOSAP/COSAP)
La Corte confronta la disciplina previgente (imposta sulla pubblicità, TOSAP, COSAP) con il nuovo CUP per valutare continuità e differenze; rileva una sostanziale continuità del CUP con la TOSAP e con gli aspetti tributari dell'imposta sulla pubblicità.
Norme costituzionali e giurisprudenza costituzionale richiamate (es. Corte Cost., sent. n. 64/2008 e n. 141/2009)
La Corte applica i criteri delineati dalla Corte costituzionale per qualificare un prelievo come tributo: doverosità, assenza di rapporto sinallagmatico e nesso con la spesa pubblica.
Massime di principio
- Il canone unico patrimoniale (CUP) va interpretato unitariamente: anche se incorpora fattispecie diverse (occupazione di aree e diffusione pubblicitaria), la normativa complessiva presenta i caratteri del tributo e dunque le relative controversie spettano al giudice tributario.
- Per stabilire la natura di un prelievo non è decisivo il nome assegnato dal legislatore; occorre valutare i requisiti sostanziali: doverosità della prestazione, assenza di rapporto sinallagmatico con una controprestazione e collegamento della risorsa alla spesa pubblica.
- Quando la normativa rende obbligatorio il pagamento a prescindere dal rilascio del titolo concessorio (es. canone dovuto anche in caso di occupazione o diffusione abusiva, obbligo solidale del soggetto pubblicizzato, obbligo per utilizzatori 'mediati'), ciò indica natura tributaria e indirizza la competenza al giudice tributario.
- Se la controversia riguarda esclusivamente la qualificazione materiale dell'attività (ad es. se un cartello sia pubblicità o servizio per la comunità) o la quantificazione del canone, la giurisdizione rimane comunque del giudice tributario dopo l'enunciazione del principio; il merito va valutato dal giudice competente.
- Il giudice adito (anche tributario) può sollevare questioni pregiudiziali di diritto mediante il rinvio previsto dall'art. 363-bis c.p.c.; la procedura è ammissibile e utilizzabile anche nel processo tributario.
- In casi dubbi è preferibile sollevare preliminarmente la questione di giurisdizione davanti al giudice adito: la qualificazione come tributo influisce su termini, modalità di impugnazione e rimedi applicabili.
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