Cassazione Penale, Sentenza n. 14574/2026 del 21/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno proposto ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. deducendo: 1) un errore di fatto/percettivo nella sentenza di legittimità relativo alla data di cessazione dell'associazione (contestata come "tra ottobre 2014 e marzo 2016"), sicché la prescrizione del reato associativo sarebbe intervenuta prima della sentenza di appello; 2) l'omessa valutazione, nella decisione di cassazione, del motivo originario relativo alla riqualificazione di taluni fatti da furto a truffa (ossia censura sull'errata qualificazione giuridica); 3) la richiesta, per l'evidente errore, della sospensione dell'esecutività della sentenza di appello. I ricorrenti lamentano che la Corte di cassazione abbia errato nella lettura degli atti e abbia omesso di valutare censure decisive.
La decisione
La Corte ha rigettato i ricorsi straordinari. Ha ritenuto che: a) l'errore materiale della Sezione Quinta sulla data (indicando 1° marzo 2016 anziché marzo 2015) sia effettivamente un errore di percezione ma non decisivo, perché anche assumendo la data corretta la prescrizione del reato per Benzi sarebbe comunque intervenuta prima della pronuncia di appello; inoltre Benzi non aveva dedotto correttamente nell'originario ricorso per cassazione l'estinzione intervenuta prima della sentenza di appello; b) la contestata omissione di esame del motivo sulla riqualificazione in truffa non costituisce errore di fatto ma una valutazione giuridica di merito, adeguatamente motivata dalla Corte, pertanto non sanabile con il rimedio straordinario; c) la richiesta di sospensione dell'esecutività veniva respinta; d) i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; non sono state liquidate spese alla parte civile Eni che non aveva chiesto espressamente la condanna delle controparti.
Norme richiamate
art. 625-bis cod. proc. pen.
Norma che disciplina il ricorso straordinario per errore di fatto in cassazione; la Corte ne delimita l'ambito: ammissibile solo per errori percettivi che abbiano indotto una decisione diversa da quella che sarebbe stata adottata senza l'errore, non per rivalutazioni di merito.
art. 416 cod. pen.
Norma sull'associazione a delinquere; la decisione affronta il calcolo della prescrizione del reato associativo in relazione alla data di cessazione dell'associazione e alla durata massima della pena ai fini prescrizionali.
art. 416-bis cod. pen.
Richiamato in relazione alla qualificazione di alcuni reati contestati (associazione di tipo mafioso/aggregazioni assimilate), usato come riferimento per le imputazioni di Benzi.
art. 646 cod. pen.
Norma sull'appropriazione indebita; la Corte di merito ha differenziato, per talune condotte, la qualificazione fra appropriazione indebita e furto sulla base dell'autonomia del possesso del vettore.
art. 61, n. 7 e 11 cod. pen.
Circostanze aggravanti o attenuanti (richiamate nella sentenza di primo grado e nella ricostruzione delle qualificazioni penali) utilizzate per il calcolo della pena.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Norma procedurale richiamata dai ricorrenti per dedurre motivazione in parte 'in bianco' nell'atto di ricorso; la Corte ha valutato la completezza delle censure effettivamente dedotte.
art. 129 cod. proc. pen.
Richiamato nel quadro giurisprudenziale: l'art. 129 non prevale sulla disciplina dell'inammissibilità dell'impugnazione e non consente di far valere d'ufficio la prescrizione non dedotta nelle impugnazioni, salvo che la questione sia stata validamente proposta.
art. 609 comma secondo cod. proc. pen.
Richiamato nel contesto giurisprudenziale relativo alla possibilità di rilevare d'ufficio l'estinzione del reato: la Corte segnala i limiti di tale rilevazione quando gli strumenti di impugnazione siano stati inammissibili.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma richiamata per la condanna alle spese processuali dei ricorrenti in caso di rigetto del ricorso straordinario.
Massime di principio
- Il ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è ammesso solo per errori percettivi (svista/quivoco) nella lettura degli atti che abbiano effettivamente inciso sulla decisione; non è uno strumento per criticare valutazioni giuridiche o di merito.
- La distinzione tra furto e appropriazione indebita si fonda sull'autonomia del possesso: se l'agente esercita un potere autonomo sulla cosa (possesso non condizionato), può configurarsi appropriazione indebita; se invece sussiste un rapporto materiale condizionato di affidamento senza autonomia di disponibilità, rileva il furto.
- La differenza tra furto aggravato dal mezzo fraudolento e truffa dipende dalla fase risolutiva del processo causale: la truffa richiede una bilateralità (consenso viziato) mentre il furto è unilaterale e può sussistere anche con artifici volti a favorire la sottrazione quando la condotta dell'agente apporta un'azione usurpatrice unilaterale.
- Sull'estinzione per prescrizione: la parte deve proporre e dedurre correttamente la questione nell'impugnazione che compete; l'inammissibilità dell'impugnazione può precludere la possibilità di ottenere la declaratoria di prescrizione se la questione non è stata validamente posta in sede di impugnazione.
- L'omesso esame di un motivo non sempre costituisce errore di fatto: è tale solo se derivante da svista percettiva e la censura era immediatamente rilevabile; se invece si tratta di valutazione incompatibile col complessivo ordito motivazionale, la censura può essere ritenuta manifestamente infondata o assorbita.
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