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Sentenza

Sentenza del 24/05/2016 n. 333 - Comm. Trib. Reg. per le Marche

L'autotutela non tocca il "merito" della pretesa

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il contribuente contestava il diniego di autotutela relativo all’avviso di liquidazione con cui era stato revocato il beneficio fiscale previsto dall’art. 5 della legge n. 168/1982. Sosteneva di avere diritto all’agevolazione e riteneva provata l’esecuzione dei lavori edilizi necessari. L’Ufficio aveva invece ritenuto insufficiente la documentazione prodotta, anche perché il contribuente non l’aveva presentata entro il termine assegnato prima dell’emissione dell’avviso.

La decisione

La Commissione Provinciale aveva accolto il ricorso, ritenendo ammissibile l’impugnazione del diniego e fondata l’agevolazione. In appello, tuttavia, il giudice ha accolto la posizione dell’Ufficio e dichiarato legittimo il rifiuto dell’autotutela. Il giudice ha precisato che il sindacato sul diniego, espresso o tacito, riguarda esclusivamente la legittimità del comportamento dell’Amministrazione rispetto alle ragioni di rilevante interesse generale che giustificano l’autotutela, e non può estendersi alla fondatezza della pretesa tributaria. Poiché l’avviso di liquidazione non era stato tempestivamente impugnato, esso era divenuto definitivo e non poteva essere rimesso in discussione tramite l’autotutela. Le spese di entrambi i gradi sono state compensate.

Norme richiamate

  • Art. 5 della legge n. 168/1982

    Prevedeva il beneficio fiscale oggetto della controversia, subordinato alla dimostrazione dell’esecuzione di specifici lavori edilizi o opere di recupero.

  • Art. 19 del D.Lgs. n. 546/1992

    È stato richiamato in relazione all’ammissibilità del ricorso contro il provvedimento di diniego dell’autotutela.

  • Art. 2-quater del D.L. n. 564/1994, convertito dalla legge n. 656/1994

    Disciplina il potere di annullamento d’ufficio e di revoca in autotutela, esercitabile in presenza di ragioni di rilevante interesse generale.

  • Art. 3 del D.M. 11 febbraio 1997, n. 37

    Individua i presupposti e i limiti dell’esercizio dell’autotutela tributaria, rispetto ai quali può svolgersi il sindacato giudiziario sul diniego.

  • Cassazione, sentenza n. 3442 del 20 febbraio 2015

    Contro il rifiuto espresso di esercizio dell’autotutela, ma anche contro il silenzio-rifiuto, il sindacato giurisdizionale può esercitarsi soltanto sulla legittimità del rifiuto stesso e non sulla fondatezza della pretesa tributaria.

    L’autotutela non costituisce un nuovo giudizio sull’imposta, ma consente di verificare soltanto se l’Amministrazione abbia legittimamente valutato l’istanza alla luce dell’interesse generale.

  • Cassazione, sentenza n. 15220 del 12 settembre 2012

    Conferma che il diniego di autotutela non può essere utilizzato per riaprire la contestazione di un atto impositivo ormai definitivo.

  • Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 3698 del 2009

    L’autotutela non è un rimedio sostitutivo dei mezzi ordinari di tutela che il contribuente non abbia tempestivamente esercitato.

Massime di principio

  • L’impugnazione del diniego di autotutela non consente, di regola, di discutere nuovamente il merito dell’atto impositivo sottostante.
  • Se l’avviso di accertamento o di liquidazione non viene impugnato nei termini, diventa definitivo e non può normalmente essere riaperto tramite un’istanza di autotutela.
  • Il giudice può verificare se l’Amministrazione abbia valutato legittimamente l’istanza e le ragioni di interesse generale, ma non può sostituirsi all’Amministrazione nella scelta discrezionale di annullare l’atto.
  • La documentazione utile a dimostrare il diritto a un’agevolazione deve essere prodotta nei termini e secondo le modalità richieste dall’Ufficio; la produzione tardiva in autotutela non garantisce la riapertura della controversia.
  • L’autotutela ha natura eccezionale e discrezionale: può correggere errori evidenti o situazioni di rilevante interesse generale, ma non rappresenta un secondo grado di giudizio né un rimedio alternativo all’impugnazione tempestiva.

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