Cassazione Civile, Sentenza n. 30725/2022 del 19/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente deduceva violazione di norme di diritto processuale e sostanziale (art. 60, comma 1, n.3 c.p.c.; art. 360, comma 1, n.5 c.p.c.) e numerose norme del codice civile (artt. 1387, 1388, 1393, 1745, 1752, 1753, 1903, 2049, 2697 e 2702 c.c.), sostenendo che il contratto di assicurazione debba ritenersi concluso quando un subagente rilasci polizze, certificazioni e contrassegni sottoscritti dall'agente dotato di poteri di rappresentanza, e che la compagnia possa sottrarsi alla opponibilità della polizza solo dimostrando l'insussistenza di un comportamento colposo proprio o del proprio rappresentante tale da aver indotto in errore l'affidamento del contraente. Inoltre la ricorrente censurava la corte d'appello per aver attribuito l'apparenza ingenerata solo all'agente e non anche alla compagnia, e lamentava omesso esame di fatto decisivo.
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Ritiene le censure eccedenti o fondate su accertamenti di fatto (es.: l'apparenza ritenuta afferente al rapporto di subagenzia e la qualificazione fattuale di Valori come subagente del Reali), che in questa sede non possono essere rimesse in discussione. Il ricorso è quindi respinto per inammissibilità e la ricorrente è condannata a rifondere le spese processuali, liquidate in C 1.500 oltre C 200 per esborsi e agli accessori di legge. Si dà atto, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, d.p.r. 115/2002 (e richiamato anche 115/2012 nel testo), della sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento di un ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 60 c.p.c., primo comma, n.3
Richiamato fra le norme processuali invocate; la Corte ha ritenuto alcune censure eccedenti o fondate su questioni fattuali non sindacabili in Cassazione ai sensi delle regole di ammissibilità
art. 360 c.p.c., primo comma, n.5
Invocato per la doglianza di omesso esame di un fatto decisivo e discusso; la Corte ha ritenuto che la censura fosse, in realtà, diretta a correggere accertamenti di fatto compiuti dalla corte territoriale e pertanto inammissibile
art. 1387 c.c.
Norma del codice civile richiamata nella doglianza attinente agli effetti delle sottoscrizioni e dell'apparenza di rappresentanza (invocata dalla ricorrente), senza che la Corte ne abbia invece affrontato il merito, per inammissibilità del ricorso
art. 1388 c.c.
Richiamato fra le norme sostanziali attinenti alla validità ed efficacia delle sottoscrizioni e della rappresentanza
art. 1393 c.c.
Richiamato in relazione a principi di prova e rappresentanza invocati dalla ricorrente
artt. 1745, 1752, 1753 c.c.
Norme del codice civile relative a rapporti di mandato/agenzia e rapporti tra agente e subagente invocate per accertare la imputabilità degli atti del subagente
art. 1903 c.c.
Richiamato in ordine all'obbligo di prestare garanzie o obblighi assicurativi, nella cornice della discussione sull'opponibilità della polizza
art. 2049 c.c.
Invocato nella parte che paragonava la tutela dell'avente diritto in presenza di contrassegni falsificati; comunque la questione è stata ritenuta di fatto
artt. 2697 e 2702 c.c.
Richiamati in relazione all'onere della prova e alla allegazione di fatti decisivi; la Corte ha evidenziato che le doglianze della ricorrente attengono a accertamenti fattuali non sindacabili
art. 13, comma 1-quater, d.p.r. 115/2002 (richiamato anche come 115/2012 nel testo)
Richiamato per l'applicazione delle norme sul contributo unificato: la Corte ha rilevato la sussistenza dei presupposti per l'eventuale ulteriore versamento da parte della ricorrente
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non riesamina valutazioni di fatto compiute dal giudice di merito: i ricorsi fondati su contestazioni di merito/fatti sono generalmente inammissibili in Cassazione
- Quando la censura riguarda la qualificazione dell'apparenza (es.: apparente rapporto di agenzia vs subagenzia), occorre dimostrare che la questione sia di diritto e non solo un diverso apprezzamento probatorio; altrimenti la doglianza è inammissibile
- Nelle controversie su opponibilità di polizze o contrassegni eventualmente contraffatti, è fondamentale in primo luogo provare la titolarità e la rappresentanza (mandato, deleghe, registrazioni) e produrre elementi documentali volti a dimostrare la responsabilità dell’assicuratore o dell’agente
- Se si intende ottenere tutela in sede di legittimità, il ricorso deve mirare a denunciare violazioni di diritto chiaramente configurabili e non a chiedere la riconsiderazione di accertamenti probatori o fatti; le doglianze "eccentriche" o meramente comparative (es.: comparazione con la posizione del danneggiato) rischiano l’inammissibilità
- In ipotesi di documentazione apparentemente sottoscritta dall’agente ma materialmente rilasciata dal subagente, la qualificazione giuridica dell'atto (se imputabile all'agente/compagnia) dipende da elementi fattuali e probatori che il giudice di merito deve accertare; l'assicuratore che voglia sottrarsi all'opponibilità della polizza deve fornire prova adeguata della mancanza di comportamento colposo proprio o del proprio rappresentante
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