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Sentenza

Sentenza n. 3827/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 6

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, sezione staccata di Salerno, n. 110/2024.

Giustizia amministrativa202403486

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza comunale di demolizione di un manufatto prefabbricato di circa 126,10 mq e 363 mc, nonché sentenza del TAR Campania, sezione staccata di Salerno, che aveva respinto il ricorso

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La proprietaria ha impugnato l’ordinanza di demolizione deducendo, in appello, che il provvedimento era stato adottato mentre erano pendenti un’istanza di condono ai sensi della l. n. 326/2003 e un’istanza di sanatoria ex art. 36 d.P.R. n. 380/2001. Ha inoltre sostenuto che l’immobile originario, realizzato anteriormente al 1967 e fuori dal centro abitato, non necessitasse di titolo edilizio e che le opere successive costituissero mere ristrutturazioni, non una nuova costruzione. Infine, ha contestato l’assenza di una motivazione rafforzata sull’interesse pubblico alla demolizione, invocando il lungo tempo trascorso, l’affidamento derivante dalla pendenza delle domande di regolarizzazione e la pretesa liceità originaria dell’immobile. Dalla stessa prospettazione dell’appellante risultava però che il fabbricato originario era stato completamente distrutto da un incendio nel 2016 e che, successivamente, era stato costruito il manufatto oggetto dell’ordinanza; l’appellante aveva presentato una nuova istanza di sanatoria per le difformità tra il fabbricato preesistente e quello ricostruito, senza produrre tale domanda né precisare puntualmente le differenze tra i due manufatti.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato la sentenza di primo grado. Ha ritenuto che il manufatto oggetto dell’ordine di demolizione non coincidesse con quello cui si riferiva la precedente domanda di condono, poiché il fabbricato originario era stato distrutto dall’incendio e quello successivo era stato ricostruito nel 2016, con caratteristiche non identiche, tanto da avere formato oggetto di una distinta istanza di sanatoria. La pendenza della domanda di condono non legittima la radicale sostituzione dell’immobile: durante il procedimento sono consentiti soltanto interventi nei limiti previsti dalla legge e diretti all’integrità e conservazione del manufatto, secondo l’art. 35 l. n. 47/1985. Quando l’edificio abusivo viene radicalmente sostituito, la domanda di condono relativa all’opera originaria diviene improcedibile e l’amministrazione deve ordinare la demolizione del nuovo manufatto abusivo. È stata inoltre ritenuta non provata l’epoca anteriore al 1° settembre 1967, gravando sul responsabile dell’abuso l’onere di dimostrare la data di realizzazione e la consistenza originaria dell’immobile. In ogni caso, il manufatto oggetto del giudizio risultava edificato nel 2016 e l’immobile precedente, per il quale era stata presentata domanda di condono, doveva ragionevolmente ritenersi abusivo. È stata infine esclusa la necessità di una motivazione specifica sull’interesse pubblico alla demolizione: l’ordinanza di demolizione di un abuso edilizio è atto vincolato e non richiede, anche se adottata tardivamente, una motivazione ulteriore rispetto a quella relativa al ripristino della legalità violata. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 35 l. 28 febbraio 1985, n. 47

    decorsi centoventi giorni dalla presentazione della domanda e, comunque, dopo il versamento della seconda rata dell’oblazione, il presentatore dell’istanza di concessione o autorizzazione in sanatoria può completare sotto la propria responsabilità

    La pendenza del condono consente soltanto gli interventi ammessi dalla procedura e diretti all’integrità e conservazione dell’immobile; la radicale sostituzione del manufatto non è compatibile con il condono originario.

  • art. 36 d.P.R. n. 380/2001

    Richiamato quale fondamento dell’istanza di sanatoria presentata per le difformità tra il fabbricato preesistente e quello ricostruito; la relativa domanda non è stata prodotta né ritenuta idonea a giustificare la demolizione del nuovo manufatto.

  • l. n. 326/2003

    Richiamata quale fonte dell’istanza di condono relativa al fabbricato originario; la domanda non può spiegare effetti sul manufatto successivamente costruito in sostituzione di quello distrutto.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato per la trattazione dell’appello nell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.

Massime di principio

  • La pendenza di una domanda di condono edilizio presuppone la permanenza dell’immobile cui essa si riferisce e consente, nei limiti e secondo le procedure previste dalla legge, soltanto interventi diretti alla sua integrità e conservazione; non consente la radicale sostituzione del manufatto con un altro edificio.
  • Quando l’immobile abusivo oggetto di una domanda di condono viene radicalmente sostituito da un nuovo manufatto, la domanda relativa all’opera originaria diviene improcedibile e l’amministrazione deve adottare nei confronti del nuovo edificio abusivo l’ordinanza di demolizione.
  • Grava sul soggetto che ha realizzato l’abuso edilizio l’onere di provare, mediante atti e documenti idonei, la data di realizzazione e la consistenza originaria del manufatto; in mancanza di tale prova non può essere invocato il regime edilizio riferito alle costruzioni anteriori al 1° settembre 1967.
  • L’ordinanza di demolizione di un abuso edilizio è un provvedimento vincolato e, anche quando sia adottata a distanza di tempo dalla realizzazione dell’abuso, non richiede una motivazione specifica sulle ragioni di interesse pubblico ulteriori rispetto al ripristino della legalità edilizia violata.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioAppello
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiAutotutela decisoriaDiscrezionalità amministrativa e tecnicaOnere della prova e principio dispositivoLegittimo affidamento

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