Sentenza n. 11381/2026 - Roma, Sezione 4
per la condanna della società Solar Energy S.r.l. alla restituzione nei confronti del GSE – Gestore dei Servizi Energetici S.p.A. dell'importo delle tariffe incentivanti indebitamente percepite ai sensi del d.m. 19 febbraio 2007 (secondo conto energia) per l'impianto fotovoltaico della potenza di 993,6 kW sito nel Comune di Mesagne (BR), in località Epifani per euro 2.298.183,92 in dipendenza del provvedimento di decadenza del GSE prot. GSE/P20160081209 del 13 ottobre 2016 e della nota 2 settembre 2020, con la quale è stata sollecitata la restituzione del predetto importo già richiesta con comunicazione del 14 febbraio 2017.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Il Collegio ha preso atto che l'interesse sostanziale perseguito dal GSE, ossia ottenere il pagamento della somma dovuta, era stato già soddisfatto mediante il decreto ingiuntivo divenuto esecutivo. La sopravvenienza ha quindi eliminato l'interesse alla prosecuzione del giudizio. Le spese del giudizio sono state compensate, conformemente alla richiesta del GSE.
Atto impugnato: mancata restituzione di tariffe incentivanti ritenute indebitamente percepite, richieste dal GSE in dipendenza del provvedimento di decadenza dagli incentivi
Esito
Favorevole al resistente (operatore fotovoltaico)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il GSE ha proposto ricorso per ottenere la condanna della società resistente alla restituzione di euro 2.298.183,92, corrispondenti a tariffe incentivanti asseritamente indebitamente percepite ai sensi del d.m. 19 febbraio 2007 per un impianto fotovoltaico. La domanda era fondata sul provvedimento di decadenza dagli incentivi adottato dal GSE il 13 ottobre 2016 e sulle successive richieste di restituzione, da ultimo la nota del 2 settembre 2020. La società resistente non si è costituita. Nel corso del giudizio il GSE ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione, poiché il proprio interesse è stato soddisfatto dall'adozione di un decreto ingiuntivo del TAR, notificato alla resistente e successivamente dichiarato esecutivo, con cui è stato ingiunto il pagamento della medesima somma, oltre alle spese di giudizio e al rimborso del contributo unificato.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso quando, nel corso del giudizio, viene meno l'interesse alla decisione.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato dal giudice nell'ambito della disciplina della definizione del giudizio in presenza della sopravvenuta carenza di interesse.
art. 647 c.p.c.
Richiamato in relazione alla dichiarazione di esecutorietà del decreto ingiuntivo che ha soddisfatto l'interesse sostanziale del GSE.
Massime di principio
- Il ricorso amministrativo deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse quando, nel corso del giudizio, l'interesse sostanziale perseguito dal ricorrente viene integralmente soddisfatto attraverso un distinto provvedimento divenuto efficace o esecutivo.
- La sopravvenuta adozione e dichiarazione di esecutorietà di un decreto ingiuntivo avente a oggetto la medesima pretesa economica azionata davanti al giudice amministrativo può eliminare l'interesse alla prosecuzione del giudizio di condanna, determinandone l'improcedibilità.
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