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Regolamento

R.R. Puglia 7/2023

“Definizione dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi delle cure domiciliari necessari ai fini del rilascio dell’autorizzazione all’esercizio e dell’accreditamento istituzionale ai sensi dell’Accordo Stato - Regioni n. 151/CSR del 04 agosto 2021”

Normativa regionaleR.R. Puglia 7/2023

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il regolamento pugliese definisce i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi delle cure domiciliari, ai fini dell’autorizzazione all’esercizio e dell’accreditamento istituzionale, in attuazione dell’Accordo Stato-Regioni n. 151/CSR del 4 agosto 2021. Si applica alle organizzazioni che erogano cure domiciliari di base e di I, II e III livello nel territorio regionale e resta vigente dal 23 maggio 2023.

Requisiti per autorizzazione e accreditamento delle cure domiciliari in Puglia

Requisiti per autorizzazione e accreditamento delle cure domiciliari in Puglia

Il regolamento disciplina, per la Regione Puglia, i requisiti minimi e ulteriori richiesti alle organizzazioni che erogano cure domiciliari per ottenere l’autorizzazione all’esercizio e l’accreditamento istituzionale. La disciplina dà attuazione all’Accordo Stato-Regioni n. 151/CSR del 4 agosto 2021 e si applica alle cure domiciliari di base e di I, II e III livello.

Ambito di applicazione e finalità

Il provvedimento definisce i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi delle cure domiciliari, intese secondo l’art. 22 del DPCM 12 gennaio 2017 sui LEA. I destinatari sono le organizzazioni che erogano cure domiciliari di livello base, I, II e III livello.

Requisiti per l’autorizzazione all’esercizio

Per l’autorizzazione, l’organizzazione deve disporre di una sede organizzativa nel territorio regionale, che può coincidere con la sede operativa, idonea in rapporto alla complessità dell’attività. Tale sede deve svolgere funzioni di centro organizzativo, segreteria/call center, raccolta di segnalazioni e reclami e collegamento con eventuali sedi operative distribuite sul territorio secondo criteri di prossimità.

Devono essere presenti locali e spazi adeguati sia per la sede organizzativa sia per quella operativa. In particolare, sono richiesti spazi per direzione e riunioni di équipe, front office, archiviazione sicura della documentazione sanitaria, servizi igienici per personale e utenti e, per la sede operativa, anche deposito del materiale pulito, deposito del materiale sporco con area di lavaggio e sterilizzazione, spogliatoio e locali adeguati alla gestione del servizio.

Tutti i locali devono rispettare i requisiti di sicurezza previsti dalla normativa vigente.

Requisiti tecnologici minimi

L’organizzazione deve garantire mezzi di trasporto idonei e conformi alla normativa vigente, con relativo programma di controllo e manutenzione periodica. Deve inoltre disporre delle attrezzature, dei dispositivi medici e delle apparecchiature elettromedicali necessari, con dotazione minima verificabile e periodicamente controllata, comprensiva almeno di stetoscopi, sfigmomanometri, glucometri, saturimetri e aspiratori.

È richiesto un sistema informativo utile alla gestione dell’assistenza e alla tracciabilità del fascicolo delle persone assistite, oltre a strumenti di telecomunicazione e supporti per lo scambio dei dati elettronici, incluse le prestazioni di telemedicina. Sono richiesti anche la valutazione dei rischi, i dispositivi di protezione individuale, le dotazioni per lo smaltimento dei rifiuti speciali, contenitori per campioni biologici, borse e zaini per emergenze con checklist predefinite.

La manutenzione e il funzionamento delle apparecchiature devono essere documentati con inventario aggiornato, registri di collaudi e manutenzioni, documentazione tecnica in lingua italiana e addestramento del personale quando necessario.

Requisiti organizzativi: responsabilità, personale e formazione

La responsabilità complessiva deve essere affidata a un direttore sanitario o, per le strutture pubbliche, al responsabile medico designato dall’azienda sanitaria. Tale figura cura il mantenimento dei requisiti sanitari, la qualità degli interventi, la gestione del materiale sanitario e delle attrezzature, la sorveglianza sulla documentazione clinica e del personale, il rischio clinico e i raccordi con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti.

Per l’ADI devono essere garantite le funzioni di coordinamento e responsabilità clinica, infermieristica e amministrativa. Il personale deve essere proporzionato alla tipologia di attività e comprendere, secondo necessità, medici, infermieri, professionisti della riabilitazione, OSS e altre figure utili a soddisfare il piano assistenziale individuale.

Sono richiesti: verifica dei titoli professionali, rispetto degli obblighi di formazione continua, formazione su procedure interne, procedure operative, umanizzazione, BLSD, sicurezza e rischio clinico, evidenza documentale della formazione, programmi di inserimento del nuovo personale, elenco aggiornato del personale, tracciabilità dei turni e fascicolo personale di ciascun operatore.

Procedure di gestione, documentazione e carta dei servizi

Devono essere definiti catalogo delle prestazioni, modalità di accesso e attivazione, gestione delle urgenze, regolamento interno, organigramma e modalità di comunicazione. L’attività amministrativa deve essere garantita almeno 5 giorni a settimana; l’attività sanitaria deve essere garantita su 5 giorni per le cure di base e di I livello e su 7 giorni per le cure integrate di II e III livello.

Il diario assistenziale deve essere disponibile presso il domicilio dell’assistito e contenere accessi, operatori, prestazioni, date, orari e firme, con possibile firma del paziente o del caregiver. È richiesta la Carta dei servizi, periodicamente aggiornata e facilmente accessibile, con informazioni su prestazioni, accesso, target, orari, tariffe, contatti e reclami.

Devono essere predisposte procedure per la gestione dei farmaci, dei presidi, dei materiali biologici, della sanificazione, del trasporto, delle emergenze, degli accessi vascolari, dello smaltimento dei rifiuti e di altre attività specifiche, aggiornate almeno ogni tre anni e diffuse al personale.

Presa in carico e continuità assistenziale

Per l’accreditamento è richiesto un sistema di gestione fondato su programmazione triennale, coordinamento con l’azienda sanitaria e integrazione con le reti assistenziali regionali, incluse cure palliative e terapia del dolore. Devono essere adottati strumenti validati di valutazione multidimensionale e garantita la redazione e l’aggiornamento del Piano Assistenziale Individuale da parte dell’unità di valutazione multidimensionale e dell’équipe di cura.

Il PAI deve contenere valutazione multidimensionale, obiettivi di salute, attività e prestazioni, professionisti coinvolti, referente del caso, caregiver e aggiornamenti periodici. L’organizzazione deve inoltre garantire tracciabilità della presa in carico, fascicolo sanitario domiciliare informatizzato interoperabile con il fascicolo sanitario elettronico, diario assistenziale completo, consegna della documentazione sanitaria a chi ne ha diritto e monitoraggio secondo il sistema informativo regionale SIAD-NSIS.

Prestazioni, continuità e relazione con rete territoriale

L’organizzazione deve erogare prestazioni nei livelli LEA previsti e assicurare la presa in carico delle cure domiciliari integrate sulla base del PAI e della valutazione multidimensionale. La responsabilità clinica è attribuita al medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta, con coinvolgimento degli specialisti secondo il PAI.

È richiesto il rispetto dei criteri regionali e aziendali di accesso e attesa, la continuità dell’assistenza in relazione ai bisogni, il referente del caso, la continuità informativa e gestionale anche in caso di dimissione o trasferimento, e l’analisi di eventi avversi, incidenti e near miss con utilizzo di audit e azioni di miglioramento.

Aspetti strutturali e dotazioni della sede operativa

La sede operativa deve trovarsi nel territorio dell’azienda sanitaria in cui si svolge l’attività, essere dotata di segreteria operativa e di spazi adeguati, compreso un locale per il colloquio con assistiti e familiari. Deve inoltre assicurare: linea telefonica dedicata, telefono mobile per ogni operatore, dotazione informatica con computer, stampante, internet, strumenti per trasmissione dati da remoto e dispositivi per telemedicina. Devono essere disponibili materiali sanitari adeguati al livello di assistenza e devono essere rispettate le modalità aziendali per farmaci, apparecchiature e presidi.

Formazione, comunicazione, qualità e umanizzazione

L’organizzazione deve nominare un responsabile della formazione e adottare un piano annuale con rilevazione dei fabbisogni, programmazione, verifica dell’efficacia e misurazione della soddisfazione del personale. Sono previsti inserimento e addestramento del nuovo personale, valutazione dell’idoneità al ruolo e valutazione annuale del personale anche sotto il profilo relazionale e tecnico.

Sul piano comunicativo devono essere previste riunioni di équipe, strumenti di confronto sulle criticità, comunicazione efficace con pazienti e caregiver, informazione sui rischi e sulle precauzioni, coinvolgimento nella definizione e revisione del PAI, colloquio di presa in carico, acquisizione del consenso informato e delle DAT, nonché strumenti di customer satisfaction.

Sul versante della qualità e della sicurezza, sono richiesti protocolli aziendali EBP, procedure uniformi per le principali prestazioni e manovre, piano di gestione del rischio clinico, aggiornamento almeno triennale delle procedure, programma annuale di miglioramento della qualità e strumenti di innovazione tecnologica, inclusa la telemedicina.

Infine, il regolamento impone una costante formazione sull’umanizzazione delle cure, modalità di supporto psicologico per persone fragili e tutela della dignità dell’assistito, anche in relazione a età, genere, condizioni di salute, fragilità fisica o psicologica e specificità religiose e culturali.

Definizione del fabbisogno e accreditamento

Il fabbisogno provinciale utile al rilascio dell’accreditamento istituzionale è definito con deliberazione della Giunta regionale, ai sensi della normativa regionale vigente. Con successiva deliberazione sono disciplinate le procedure per il rilascio dell’accreditamento istituzionale.

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