Cassazione Penale, Ordinanza n. 34405/2026 del 24/09/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le doglianze si limitavano alla generica enunciazione di un difetto di motivazione e non si confrontavano con la motivazione puntuale e logicamente argomentata della sentenza d’appello. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L’imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d’appello che aveva affermato la sua responsabilità per detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata alla cessione, riqualificando il fatto ai sensi dell’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990. Ha censurato l’affermazione di responsabilità lamentando, in termini generici, la mancanza di motivazione. La sentenza impugnata aveva fondato la responsabilità sugli esiti della perquisizione domiciliare e sull’ammissione dell’addebito da parte dell’imputato.
Norme richiamate
art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990
censura l'affermazione di responsabilità per il reato di detenzione finalizzata alla cessione di sostanze stupefacenti (riqualificato ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309)
La disposizione è indicata quale norma di riqualificazione del fatto contestato; la decisione non elabora un’ulteriore interpretazione dei suoi presupposti.
Massime di principio
- È inammissibile il ricorso per cassazione che contesti l’affermazione di responsabilità limitandosi a enunciare genericamente un difetto di motivazione, senza confrontarsi con le ragioni puntuali e logicamente sviluppate nella sentenza impugnata.
- La motivazione della responsabilità può fondarsi, secondo la valutazione del giudice di merito, sugli esiti della perquisizione domiciliare e sull’ammissione dell’addebito.
Come è indicizzato
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