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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26709/2025 del 21/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere: il ricorrente deduce un vizio di motivazione per avere il Tribunale assimilato il ruolo del fratello Cristiano alla sua posizione, nonostante le intercettazioni e le prove riferite al fratello; sostiene che le conversazioni non provano l'attività di spaccio a suo carico, che il periodo contestato è breve (22 maggio - 3 giugno 2022) e che le affermazioni intercettate sono state interpretate erratamente (es. commento sarcastico sull'assoluzione, battute che indicherebbero uso personale: "l'ha già massacrata").

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti già correttamente e congruamente motivati dal Tribunale; ha ritenuto non manifestamente irragionevole la ricostruzione del rapporto tra i fratelli e l'associazione, valorizzando le intercettazioni come indizio di un rapporto duraturo di reciproco affidamento e dell'"affectio" associativa anche per un ruolo subalterno di vendita al dettaglio. Ha inoltre precisato che la brevità del periodo di osservazione non è ostativa se dagli elementi acquisiti emerge un sistema collaudato. Conseguentemente ha confermato l'ordinanza impugnata (inammissibilità del ricorso) e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende, disponendo gli adempimenti di legge (art. 94 disp. att. c.p.p.).

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 74

    Norma sull'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti: la Corte ha ritenuto applicabile il principio secondo cui è sufficiente una durevole comunanza di scopo tra i partecipi (anche con ruoli diversi) per configurare l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 73

    Norma relativa ai delitti di cui al testo unico sugli stupefacenti (tra cui la detenzione a fini di spaccio): richiamata in relazione alla contestazione del reato-fine attribuito ai partecipanti.

  • codice penale - art. 110

    Concorso di persone nel reato: utilizzato per la contestazione di condotte concorrenti nella commissione del reato-fine.

  • codice di procedura penale - art. 616

    Previsione delle spese e delle pene pecuniarie per ricorsi inammissibili o manifestamente infondati: applicata per condannare il ricorrente al versamento di una somma (e spese).

  • disposizioni attuative cod. proc. pen. - art. 94, comma 1-ter

    Norma procedurale relativa agli adempimenti della cancelleria dopo la condanna pecuniaria; la Corte ha disposto che la cancelleria provveda agli adempimenti previsti.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è il giudice della ri-valutazione dei fatti: un ricorso che chieda una diversa lettura degli elementi di fatto è, se la motivazione di merito è congrua e non manifestamente illogica, inammissibile.
  • Per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti è sufficiente una "durevole comunanza di scopo" e un rapporto di reciproco affidamento tra i partecipi, anche se i singoli hanno ruoli diversi (fornitori vs. venditori al dettaglio).
  • La brevità del periodo di osservazione o di indagine non esclude la configurabilità dell'associazione qualora gli elementi acquisiti permettano di inferire un sistema organizzato e una "affectio" associativa.
  • Le intercettazioni, anche indirette o commenti di terzi, possono essere valutate come elementi sintomatici del vincolo fiduciario e dell'affidamento reciproco, nonostante possano risultare equivoche se isolate; la contestazione della loro interpretazione richiede dimostrare incoerenze logiche nella motivazione di merito.
  • Per impugnare con successo misure cautelari in casi simili conviene focalizzarsi su vizi di motivazione specifici, contraddizioni logiche evidenti, lacune probatorie oggettive o profili di illegittimità procedurale (es. assenza di esigenze cautelari non valutate), perché la sola proposizione di una diversa ricostruzione dei fatti è generalmente insufficiente.

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