Circolare numero 66 del 25-2-1994
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa circolare definisce gli indirizzi per adeguare l’organizzazione del lavoro dell’Istituto alle esigenze di efficienza, trasparenza e qualità del servizio verso l’utenza. Viene richiamata la disciplina del D.lgs. 29/1993 e si chiarisce la distinzione tra orario di servizio, orario di lavoro e orario di apertura al pubblico. L’obiettivo operativo è garantire un presidio adeguato, in particolare nelle strutture con orario su sei giorni, prevedendo due pomeriggi di servizio pieno e soluzioni alternative per gli altri pomeriggi, oltre a un presidio minimo il sabato mattina. Le soluzioni devono essere definite con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, tenendo conto delle esigenze territoriali e degli accordi locali già intervenuti per il 1994.
Riorganizzazione degli orari di servizio, lavoro e apertura al pubblico per migliorare i servizi al cittadino
Riorganizzazione degli orari di servizio, lavoro e apertura al pubblico
La circolare interviene sul tema dell’articolazione degli orari nelle strutture dell’Istituto con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi offerti al cittadino. L’impostazione generale è coerente con gli indirizzi già espressi dagli organi di amministrazione e con la disciplina del D.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dal D.lgs. 23 dicembre 1993, n. 546, in attuazione della legge-delega n. 421/1992.
Finalità della riorganizzazione
L’atto collega la revisione degli orari a tre esigenze principali: qualificare i servizi resi all’utenza, modernizzare il rapporto amministrazione-cittadino e consolidare l’immagine pubblica dell’ente. In questo quadro, la priorità è data al presidio dell’area dei rapporti con il cittadino, considerato il cliente naturale dell’Istituto.
Quadro normativo e definizioni operative
La circolare richiama l’art. 60 del D.lgs. n. 29/1993, come modificato, per evidenziare che la disciplina sugli orari ha contenuti sia programmatici sia operativi. Vengono inoltre ribadite le definizioni fornite dal Dipartimento della Funzione pubblica:
- orario di servizio: periodo giornaliero necessario per assicurare la funzionalità degli uffici e l’erogazione dei servizi all’utenza;
- orario di lavoro: periodo giornaliero in cui ciascun dipendente svolge la prestazione lavorativa nell’ambito dell’orario di servizio;
- orario di apertura al pubblico: fascia, interna all’orario di servizio, durante la quale l’utenza può accedere ai servizi.
Modello organizzativo per le strutture con orario su sei giorni
La circolare indica che, allo stato della strumentazione organizzativa, delle innovazioni tecnologiche e dell’assetto dei servizi sul territorio, le esigenze di efficienza e di servizio possono essere garantite applicando gli standard già diffusi nella maggior parte delle strutture, opportunamente adattati. Per le sedi con orario di servizio distribuito su sei giorni, il modello di riferimento è il seguente:
- servizio pieno, antimeridiano e pomeridiano, per due giornate a settimana;
- utilizzazione, se necessario, di turni, flessibilità, concentrazioni di orario e straordinario;
- previsione di servizi suppletivi nei pomeriggi non coperti dall’orario di servizio, escluso il sabato.
I servizi suppletivi possono consistere, a titolo esemplificativo, in un presidio fisico o sportello dedicato per la ricezione di documentazione e per informazioni generali. Ulteriori supporti organizzativi possono essere il numero verde e una gestione più efficace degli appuntamenti.
Articolazione su cinque giorni e garanzie minime
La cosiddetta "settimana corta" è considerata compatibile con le esigenze indicate, purché non venga meno la presenza di servizi al pubblico nella fascia pomeridiana dell’orario di servizio. La circolare precisa inoltre che:
- deve essere comunque assicurata la disponibilità di locali e risorse per l’avvocatura, anche il sabato, per la stesura, il deposito e la notifica degli atti;
- nella fascia antimeridiana del sabato deve essere garantito un presidio minimo informativo;
- per le strutture che adottano la settimana corta possono essere previsti servizi accessori per la ricezione di documentazione, segnalazioni e richieste urgenti, anche mediante segreteria telefonica, da trattare alla ripresa del lavoro ordinario.
Restano fermi gli adempimenti connessi all’apertura degli sportelli polifunzionali e all’attivazione del numero verde, che devono essere assicurati con articolazioni di orario coerenti con tali servizi.
Coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e coordinamento territoriale
L’attuazione delle nuove articolazioni orarie richiede iniziative coordinate e responsabili da parte della dirigenza centrale e periferica, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. I dirigenti regionali devono:
- consultare e verificare le soluzioni con le OO.SS.;
- impartire indirizzi di coordinamento alle S.A.P. della circoscrizione;
- armonizzare le soluzioni nel rispetto delle esigenze territoriali e in rapporto di collaborazione con le autorità locali.
Gli interventi devono essere tempificati e graduati, tenendo conto degli accordi locali già intervenuti per il 1994 e delle linee guida dell’accordo nazionale del 15 gennaio 1988 sull’orario di lavoro, ancora richiamato come riferimento utile nel passaggio al nuovo sistema.
Compiti delle S.A.P. e delle strutture territoriali
Sulla base degli indirizzi regionali, i dirigenti delle S.A.P. devono individuare, con il coinvolgimento delle OO.SS. locali, le articolazioni di orario più adeguate alla domanda territoriale, sia per le S.A.P. sia per i Centri operativi e le Agenzie urbane, raccordandosi con i rispettivi responsabili. I Direttori regionali devono riferire alla Direzione generale sulle soluzioni adottate per le sedi regionali e per le strutture della circoscrizione.
Adeguamento degli uffici centrali
Per le strutture della Direzione generale, la Direzione Centrale Sistema Qualità e la Direzione Centrale Risorse Umane devono predisporre, previo confronto con le OO.SS., gli adeguamenti necessari degli orari di servizio e di lavoro e, se occorre, dell’orario di apertura al pubblico. Tali orari dovranno poi essere progressivamente allineati alle soluzioni adottate in periferia, in coerenza con la funzione di supporto e servizio che gli uffici centrali svolgono verso le strutture territoriali.
Punti principali
Finalità strategiche e quadro normativo
La circolare collega la riorganizzazione degli orari alla necessità di qualificare i servizi resi al cittadino, migliorare l’efficienza e l’efficacia amministrativa e rafforzare trasparenza e accessibilità. Il riferimento normativo è il D.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dal D.lgs. 23 dicembre 1993, n. 546, in attuazione della legge-delega n. 421/1992, con particolare richiamo all’art. 60 sull’articolazione degli orari di servizio, di lavoro e di apertura al pubblico.
Definizioni di orario e criteri organizzativi
Vengono richiamate le definizioni della Presidenza del Consiglio - Dipartimento della Funzione pubblica: l’orario di servizio è il tempo necessario a garantire la funzionalità degli uffici e i servizi all’utenza; l’orario di lavoro è il tempo in cui ciascun dipendente presta attività nell’ambito dell’orario di servizio; l’orario di apertura al pubblico è la fascia, interna all’orario di servizio, in cui l’utenza accede ai servizi. La circolare afferma che, allo stato, il rispetto delle esigenze dell’utenza può essere garantito applicando e adeguando gli standard di servizio già diffusi nelle strutture dell’Istituto.
Modello organizzativo per le strutture con orario su sei giorni
Per le strutture con orario distribuito su sei giorni, lo schema di riferimento prevede un orario di servizio pieno, antimeridiano e pomeridiano, per due giornate settimanali. Nei pomeriggi non coperti, escluso il sabato, devono essere individuate soluzioni alternative, come presidi fisici dedicati, sportelli per la sola ricezione di documentazione e informazioni generali, ricorso a turnazioni, flessibilità, concentrazione di orario e, se necessario, straordinario. Possono concorrere anche il numero verde e una migliore gestione degli appuntamenti.
Settimana corta e garanzie minime all’utenza
L’articolazione su cinque giorni settimanali è ritenuta funzionale, purché sia comunque assicurata la presenza di servizi al pubblico anche nella fascia pomeridiana dell’orario di servizio. Rimane inoltre necessario garantire, anche nella giornata del sabato, la disponibilità di locali e risorse per l’avvocatura per stesura, deposito e notifica degli atti, nonché un presidio minimo informativo nella fascia antimeridiana del sabato. Per le strutture con settimana corta sono possibili servizi accessori per la ricezione di documenti o segnalazioni urgenti, anche tramite segreteria telefonica.
Ruolo di dirigenti regionali, S.A.P. e confronto sindacale
I dirigenti regionali, dopo consultazione e verifica con le OO.SS., devono impartire indirizzi di coordinamento alle S.A.P. per armonizzare le soluzioni organizzative secondo le esigenze territoriali e in collaborazione con le autorità locali. Gli interventi vanno tempificati e graduati, sempre d’intesa con le OO.SS., tenendo conto degli accordi locali già intervenuti per il 1994 e delle linee guida dell’accordo nazionale del 15 gennaio 1988 sull’orario di lavoro. I dirigenti delle S.A.P. devono a loro volta definire, con il coinvolgimento delle OO.SS. locali, le articolazioni di orario più adatte alla domanda territoriale, anche per Centri operativi e Agenzie urbane.
Indicazioni per strutture centrali e obblighi di raccordo
Per le strutture della Direzione generale, la Direzione Centrale Sistema Qualità e la Direzione Centrale Risorse Umane devono assumere, previo confronto con le OO.SS., le iniziative necessarie per adeguare orari di servizio, orari di lavoro e, se necessario, orari di apertura al pubblico. Gli orari dovranno poi essere allineati, appena possibile, al quadro delle soluzioni adottate in periferia, in coerenza con il ruolo di servizio che gli uffici centrali svolgono verso le strutture operative sul territorio.
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