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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16559/2026 del 08/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la decisione del Tribunale che aveva disposto la confisca della somma di denaro sequestrata, deducendo la violazione dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., in quanto la confisca era stata disposta ai sensi dell'art. 240 c.p. senza prova della provenienza illecita del denaro e senza il necessario nesso di pertinenzialità con il reato contestato (illecita detenzione di stupefacenti). Ha sostenuto che, nella ipotesi di mera detenzione, la confisca del denaro è ammessa solo se ricorrono le condizioni dell'art. 240-bis c.p. richiamato dall'art. 85-bis del D.P.R. n. 309/1990, mentre l'art. 240 c.p. riguarda la confisca del profitto direttamente riconducibile al reato (in particolare alla cessione/traffico).

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla statuizione di confisca della somma di denaro in sequestro. Ha precisato che, per il reato contestato (illecita detenzione), non può essere applicata la confisca ex art. 240 c.p. in assenza del nesso diretto di causalità tra reato e denaro; la confisca può essere disposta solo nei casi e nei limiti previsti dall'art. 240-bis c.p., applicabile ratione materiae tramite l'art. 85-bis del D.P.R. 309/1990. Ha quindi disposto il rinvio al Tribunale di Milano in diversa composizione per nuovo giudizio sulla confisca, con ordine di valutare l'eventuale ricorrenza dei presupposti di cui agli artt. 85-bis D.P.R. 309/1990 e 240-bis c.p. (restano impregiudicati gli altri profili della sentenza non toccati dall'annullamento).

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/1990

    Norma che disciplina il reato per cui l'imputato è stato condannato (illecita detenzione di sostanze stupefacenti). Nel caso di specie è il reato per cui è stata affermata la responsabilità.

  • art. 240 cod. pen.

    Prevede la confisca delle cose che costituiscono il profitto del reato: il 'profitto' è il vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato presupposto. Non è applicabile per confiscare denaro quando manca il nesso diretto tra il denaro e il reato contestato (es. mera detenzione).

  • art. 240-bis cod. pen.

    Consente la confisca per sproporzione (anche in assenza di prova diretta che il denaro sia profitto del reato), ma solo se ricorrono le condizioni previste dalla norma; può essere lo strumento appropriato per i casi di detenzione di stupefacenti qualora ne sussistano i presupposti.

  • art. 85-bis, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Operando un rinvio, rende applicabile all'ambito dei reati in materia di stupefacenti la disciplina prevista dall'art. 240-bis c.p.; quindi per i reati di detenzione rileva l'istituto della confisca per sproporzione se ne sussistono i presupposti.

  • art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    Norma invocata dal ricorrente come violata: il vizio dedotto riguarda l'errata applicazione delle norme sulla confisca e la mancata adeguata valutazione delle condizioni richieste per disporre l'ablazione del denaro. La Corte ha ritenuto fondato il motivo connesso a tale violazione, nella misura in cui la confisca è stata disposta senza il corretto inquadramento normativo.

Massime di principio

  • La confisca ex art. 240 c.p. richiede il collegamento diretto e causale tra il bene (denaro) e il reato per cui si procede: per denaro trovato in capo all'imputato occorre dimostrare che costituisca il profitto del medesimo reato contestato.
  • Nel caso di mera detenzione di stupefacenti, la confisca del denaro non è automaticamente ammessa: va verificata la possibilità di applicare l'art. 240-bis c.p. (confisca per sproporzione) tramite l'art. 85-bis del D.P.R. 309/1990 e vanno accertati i relativi presupposti.
  • Non è lecito estendere la confisca come se il denaro fosse provento di reati di traffico/cessione quando il capo contestato è la sola detenzione; il profitto deve riferirsi al reato specificamente accertato o deve sussistere la sproporzione secondo 240-bis.
  • La difesa deve sempre contestare la confisca ordinaria (art. 240 c.p.) chiedendo la valutazione dei requisiti per la confisca per sproporzione o dimostrando l'origine lecita del denaro; l'accertamento giudiziale sul nesso di pertinenzialità è essenziale.
  • La Procura che chiede la confisca deve documentare il nesso tra somme e attività di spaccio o, in alternativa, provare la sproporzione patrimoniale rispetto ai redditi leciti per poter ottenere la confisca ai sensi di 240-bis.
  • In caso di vizio nell'applicazione della normativa sulla confisca, la cassazione può annullare la statuizione ablativa limitatamente a quel punto e rinviare per nuovo giudizio, senza incidere automaticamente sulla condanna principale.

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