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Provvedimento

Prescrizioni del Garante n. 563 del 30/11/2023

Provvedimento del 30 novembre 2023

Garante Privacy563

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il Garante decide su un reclamo ex art. 77 GDPR presentato nei confronti di Google LLC e di alcuni editori per la rimozione dai risultati di ricerca, associati al nome del reclamante, di numerosi Url relativi a notizie sulle sue dimissioni da Sottosegretario. Una parte delle richieste è stata soddisfatta direttamente dagli editori o non riguarda più risultati visibili in associazione al nome dell’interessato; per altri Url il Garante ritiene invece fondata la richiesta di deindicizzazione, valorizzando il decorso del tempo, la conclusione della vicenda senza condanna e l’assenza di un persistente interesse pubblico. Viene quindi ingiunto a Google LLC di rimuovere alcuni risultati di ricerca entro 20 giorni e disposto l’inserimento della misura nel registro interno dell’Autorità.

Google LLC: deindicizzazione di risultati di ricerca collegati al nome di un ex sottosegretario, per alcuni Url legati a notizie datate e non più attuali

Google LLC e altri titolari: deindicizzazione di risultati di ricerca relativi a un ex sottosegretario

Il provvedimento decide su un reclamo ex art. 77 GDPR presentato per ottenere la rimozione, dai risultati di ricerca associati al nome del reclamante, di numerosi Url contenenti notizie sulle sue dimissioni da Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Il Garante valuta anche le posizioni di diversi editori che avevano pubblicato gli articoli e le risposte fornite da Google LLC.

Origine del reclamo e contesto fattuale

Il reclamante ha rappresentato di aver ricoperto una rilevante carica pubblica e di essersi dimesso a seguito della diffusione di dichiarazioni poi rivelatesi diffamatorie. Ha precisato di non essere mai stato indagato e che la vicenda si è conclusa senza una sua condanna, mentre il soggetto che aveva reso le dichiarazioni diffamatorie è stato condannato per diffamazione. Sulla base di tali elementi ha chiesto la deindicizzazione di 57 Url associati al proprio nominativo.

Istruttoria svolta dal Garante

Con nota del 22 giugno 2023 l’Autorità ha chiesto chiarimenti a Google LLC e ai titolari del trattamento indicati nel reclamo. Diverse controparti editoriali hanno comunicato di aver già provveduto alla deindicizzazione degli Url contestati. Per tali posizioni il Garante ha preso atto dell’adesione alle richieste e ha escluso la necessità di ulteriori misure.

Posizione di Google LLC

Google LLC ha distinto gli Url oggetto di esame in più gruppi:

  • per alcuni ha affermato che non risultavano visualizzati tra i risultati di ricerca associati al nome del reclamante;
  • per altri ha rilevato che il nome del reclamante non era presente nelle pagine, avviando comunque misure manuali per evitare il posizionamento nelle versioni europee del motore;
  • per un Url ha evidenziato che rinviava al profilo di un’azienda, quindi fuori dall’oggetto del reclamo;
  • per gli Url residui ha sostenuto la persistente attualità delle notizie, valorizzando il ruolo pubblico del reclamante e l’interesse generale legato alla storia politica nazionale.

Valutazioni del Garante sul diritto all'oblio

L’Autorità richiama l’art. 17 e l’art. 21, par. 1, GDPR, oltre ai criteri delle Linee guida WP29 del 2014 e delle Linee guida EDPB n. 5/2019. Rileva che gli Url ancora contestati rinviano a notizie di stampa pubblicate tra il 2012 e il 2016 su una vicenda di rilevanza mediatica, ma conclusasi senza alcuna condanna a carico del reclamante.

Il Garante ritiene che:

  • il mero richiamo al precedente ruolo pubblico non sia sufficiente, nel caso concreto, a mantenere indefinitamente l’associazione tra quelle notizie e il nome dell’interessato;
  • la persistente reperibilità dei risultati, senza adeguato aggiornamento, arrechi un pregiudizio alla vita e all’attività professionale del reclamante;
  • l’interesse pubblico alla conoscibilità non risulti più attuale, anche in considerazione del pensionamento dell’interessato.

Decisione finale e misure disposte

Il reclamo è stato dichiarato fondato con riferimento agli Url 39, 45, 50, 52, 53, 54, 55, 56 e 57 indicati nella memoria di risposta di Google LLC. In relazione a tali risultati il Garante ha ordinato, ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. c) e g), GDPR, la rimozione quali risultati di ricerca reperibili in associazione al nominativo dell’interessato entro 20 giorni dalla ricezione del provvedimento.

È stata inoltre disposta l’annotazione nel registro interno dell’Autorità ai sensi del regolamento del Garante n. 1/2019 e dell’art. 57, par. 1, lett. u), GDPR. Tuttavia il provvedimento precisa che tale annotazione non avrà valore di precedente in eventuali futuri procedimenti ai fini dell’art. 83, par. 2, lett. c), GDPR, trattandosi di una valutazione ancorata alle specificità del caso concreto.

Adempimenti e rimedi

Ai sensi dell’art. 157 del Codice privacy, Google LLC è invitata a comunicare entro 30 giorni le iniziative adottate per dare attuazione al provvedimento. È richiamato inoltre il regime sanzionatorio per il mancato riscontro e la possibilità di proporre opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria ai sensi dell’art. 78 GDPR, degli artt. 152 Codice privacy e 10 d.lgs. 150/2011.

Punti principali

Origine del procedimento e richieste del reclamante

Il procedimento trae origine da un reclamo ex art. 77 GDPR presentato il 30 maggio 2023 per conto di un ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Il reclamante chiedeva la rimozione, dai risultati di ricerca associati al proprio nome, di 57 Url e interveniva anche nei confronti di alcuni editori che avevano pubblicato articoli sulle sue dimissioni da una carica pubblica.

Riscontri dei titolari coinvolti

Il Garante ha chiesto elementi a Google LLC e ai soggetti editoriali indicati nel reclamo. Diversi editori hanno confermato di aver già provveduto alla deindicizzazione degli Url contestati, tra cui Società Editoriale Il Fatto, Dagospia, Linkiesta, Agronotizie, Università degli Studi di Milano La Sestina, Leonardo digitale e Camillo Corsetti Antonini. Per tali posizioni l’Autorità ha ritenuto non necessario adottare ulteriori provvedimenti.

Valutazioni su Google LLC e sugli Url non più visibili

Google LLC ha rappresentato che alcuni Url non erano già visualizzati tra i risultati di ricerca associati al nome del reclamante, mentre per altri aveva avviato misure manuali per impedirne il posizionamento nelle versioni europee del motore. Il Garante ha preso atto di tali circostanze e ha ritenuto che, per gli Url non visibili in associazione al nominativo o fuori dall’oggetto del reclamo, non vi fossero i presupposti per intervenire.

Applicazione del diritto all'oblio

Per gli Url rimasti in contestazione, relativi a notizie diffuse tra il 2012 e il 2016, il Garante ha richiamato i criteri delle Linee guida WP29 del 2014 e delle Linee guida EDPB n. 5/2019. Ha ritenuto che la persistente associazione delle notizie al nome del reclamante, senza aggiornamenti che ne evidenziassero l’esito, fosse ormai sproporzionata e lesiva della sua vita e attività professionale, anche in considerazione del pensionamento e del fatto che la vicenda si era conclusa senza alcuna condanna a suo carico.

Provvedimento finale e termini

Il reclamo è stato dichiarato fondato per alcuni Url e il Garante ha ingiunto a Google LLC, ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. c) e g), GDPR, di rimuoverli dai risultati di ricerca reperibili in associazione al nome dell’interessato entro 20 giorni dalla ricezione del provvedimento. È stata inoltre disposta l’annotazione nel registro interno dell’Autorità ex art. 57, par. 1, lett. u), GDPR, senza attribuire a tale annotazione valore di precedente ai fini dell’art. 83, par. 2, lett. c), GDPR.

Come è indicizzato

Materiediritti dell'interessatomotori di ricerca e deindicizzazionediritto all'obliopubblica amministrazionesanzioni gdpr

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