Cassazione Civile, Sentenza n. 26524/2020 del 20/11/2020
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente impugna la sentenza della Corte d'Appello che aveva escluso la responsabilità del Comune per la caduta della pedone in un avvallamento del vialetto cimiteriale ritenendo che la condotta colposa della danneggiata costituisse caso fortuito. Cante deduce la violazione dell'art. 2051 c.c., sostenendo che spettava al Comune provare l'imprevedibilità e l'imprevenibilità dell'evento per poter invocare il caso fortuito, mentre la Corte di merito si era limitata a valorizzare la sola colpa della vittima senza verificare se tale condotta fosse eccezionale e non prevedibile dal custode.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la Corte di Appello abbia errato nell'identificare il caso fortuito con il mero accertamento della condotta colposa della vittima. La Corte suprema ha affermato che, ai fini dell'esclusione della responsabilità ex art. 2051 c.c., la condotta della vittima deve non solo essere colposa ma anche imprevedibile ed eccezionale, tali da interrompere il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno. Nel caso di caduta in una buca stradale tale imprevedibilità di norma non ricorre; la colpa della vittima può invece rilevare ai fini della riduzione o esclusione del risarcimento secondo l'art. 1227 c.c. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata e la causa rinviata ad altra sezione della Corte territoriale per nuovo esame; le spese saranno decise dalla Corte di rinvio.
Norme richiamate
art. 2051 c.c.
La presunzione di responsabilità del custode per le cose in custodia può essere superata solo se il custode prova il caso fortuito, ossia un evento imprevedibile, eccezionale e inevitabile che interrompe il nesso causale tra la cosa e il danno. La mera colpa della vittima non è sufficiente a integrare tale causa di esclusione se la condotta era prevedibile o prevenibile dal custode.
art. 1227 c.c.
La condotta colposa della vittima, se non integra caso fortuito, può assumere rilievo nell'ambito del concorso di colpa: può determinare la riduzione del risarcimento o la perdita del diritto al risarcimento per la parte di danno che l'attore avrebbe potuto evitare esercitando ordinaria diligenza, secondo le norme sul concorso di colpa.
Massime di principio
- In tema di responsabilità per cose in custodia (art. 2051 c.c.) il custode che invoca il caso fortuito deve provare che l'evento fosse imprevedibile ed inevitabile; non basta dimostrare la sola negligenza della vittima.
- La caduta in una buca o avvallamento stradale è, di norma, prevedibile e prevenibile; pertanto il caso fortuito è difficilmente configurabile in tali ipotesi e la responsabilità del custode è probabile a meno che non provi l'impossibilità di intervenire o l'imprevedibilità dell'evento.
- La condotta della vittima può comunque incidere sul quantum del risarcimento: se è concorrenza colposa, il giudice deve valutare la riduzione del danno ai sensi dell'art. 1227 c.c. oppure la perdita del diritto per la parte evitabile.
- È onere del giudice di merito compiere un accertamento motivato sulla prevedibilità o meno della condotta della vittima; il mancato esame di tale profilo costituisce vizio suscettibile di cassazione.
- Nel difendere un ente o custode, è fondamentale documentare le misure adottate per prevenire i rischi e dimostrare eventuali cause di imprevedibilità o impossibilità di intervento per opporsi efficacemente alla presunzione di responsabilità.
Testo integrale
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