Ordinanza ingiunzione o revoca n. 193 del 17/05/2023
Provvedimento del 17 maggio 2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl Garante ha accertato che il MIT aveva pubblicato online, nell’ambito del Portale Amministrazione Trasparente, diversi documenti contenenti dati personali, tra cui copie integrali di carte d’identità e tessere sanitarie. La diffusione è stata ritenuta priva di adeguata base normativa, eccedente rispetto alle finalità di trasparenza e non conforme ai principi di minimizzazione, limitazione della finalità e privacy by design/by default. Pur prendendo atto della rimozione dei contenuti e delle misure organizzative adottate dall’amministrazione, il Garante ha ingiunto il pagamento di una sanzione pecuniaria di 24.000 euro e disposto la pubblicazione del provvedimento sul proprio sito.
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti: diffusione online illecita di copie di documenti di riconoscimento e tessere sanitarie in atti pubblicati sul sito istituzionale
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti: pubblicazione online illecita di documenti di riconoscimento e tessere sanitarie
Il Garante ha sanzionato il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per avere diffuso online, sul Portale Amministrazione Trasparente, documenti amministrativi contenenti dati personali, inclusi documenti di identità e tessere sanitarie. Il procedimento è stato avviato a seguito di segnalazioni e di verifiche istruttorie che hanno confermato la presenza di file liberamente accessibili e scaricabili dal dominio del Ministero.
Origine del caso e attività istruttoria
Le segnalazioni hanno riguardato la presenza online di diversi documenti amministrativi contenenti dati personali, tra cui:
- curricula vitae dettagliati;
- copie integrali a colori di carte d’identità;
- copie di tessere sanitarie;
- allegati a note ministeriali contenenti ulteriori dati personali.
L’Ufficio ha effettuato una verifica preliminare su alcuni URL indicati e ha riscontrato che i documenti erano effettivamente accessibili e direttamente scaricabili. Sulla base degli elementi acquisiti, è stato contestato al Ministero un trattamento non conforme alla disciplina in materia di protezione dei dati personali.
Quadro normativo richiamato
Il provvedimento richiama innanzitutto:
- l’art. 4, par. 1, n. 1, GDPR, sulla nozione di dato personale;
- l’art. 2-ter, commi 1 e 3, del Codice privacy, sui limiti alla diffusione di dati personali da parte dei soggetti pubblici;
- l’art. 5, par. 1, lett. a), b), c) GDPR, sui principi di liceità, limitazione della finalità e minimizzazione;
- l’art. 6, par. 1, lett. c) ed e), par. 2 e 3, lett. b), GDPR, in tema di base giuridica del trattamento;
- l’art. 25, parr. 1 e 2, GDPR, su protezione dei dati fin dalla progettazione e per impostazione predefinita;
- gli artt. 58 e 83 GDPR, in materia di poteri correttivi e sanzioni amministrative;
- l’art. 166 del Codice e il Regolamento del Garante n. 1/2019 sulle procedure interne e sull’ordinanza ingiunzione.
Difese del Ministero e iniziative correttive
Il Ministero ha presentato memorie difensive e ha chiesto audizione. Ha sostenuto, in sintesi, che:
- le pubblicazioni contestate erano numericamente marginali rispetto al totale dei documenti pubblicati;
- la violazione era episodica, non sistematica e riferibile in larga parte a documenti risalenti agli anni 2017-2020;
- non vi era dolo, ma un errore umano, favorito dalla complessità del quadro normativo e dall’urgenza di pubblicare gli atti di gara;
- i dati erroneamente pubblicati erano stati rimossi e, per alcuni contenuti, era stata chiesta anche la deindicizzazione e la rimozione delle miniature dai motori di ricerca;
- erano state adottate ulteriori misure organizzative e formative, tra cui circolari interne, corsi di formazione, una commissione di verifica e monitoraggio e specifici alert nel software di pubblicazione.
Valutazioni del Garante sull’illiceità del trattamento
Il Garante ha ritenuto che le giustificazioni del Ministero, pur meritevoli di considerazione, non fossero sufficienti per disporre l’archiviazione. Ha quindi confermato la non conformità del trattamento al GDPR, osservando che la diffusione online dei documenti di identità e delle tessere sanitarie era avvenuta:
- in assenza di idonei presupposti normativi;
- senza rispettare i principi di limitazione della finalità e minimizzazione;
- senza adeguate misure tecniche e organizzative ex art. 25 GDPR.
Il Garante ha dato atto che la condotta aveva esaurito i suoi effetti, poiché il Ministero aveva rimosso i contenuti contestati e si era attivato anche per evitare la permanenza dell’indicizzazione sui motori di ricerca. Per questo, non ha ritenuto necessarie ulteriori misure correttive ex art. 58, par. 2, GDPR, oltre alla sanzione.
Sanzione amministrativa pecuniaria
La violazione è stata qualificata come colposa, riferita a dati personali non appartenenti a categorie particolari né a condanne penali o reati, e riguardante circa 81 documenti.
Ai fini della quantificazione della sanzione, il Garante ha valutato:
- la natura colposa della violazione;
- il carattere limitato nel tempo, episodico e non sistematico della condotta;
- l’assenza di precedenti pertinenti;
- la collaborazione prestata dall’amministrazione;
- le misure adottate per attenuare gli effetti e prevenire recidive;
- la complessità organizzativa del Ministero.
Sulla base di tali elementi, la sanzione amministrativa pecuniaria è stata determinata in euro 24.000,00, ai sensi dell’art. 83, parr. 2, 3 e 5, GDPR, ritenendola effettiva, proporzionata e dissuasiva.
Dispositivo finale
Il Garante ha quindi:
- ordinato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di pagare euro 24.000,00;
- ingiunto il pagamento entro 30 giorni dalla notifica;
- disposto la pubblicazione del provvedimento sul sito web del Garante, ai sensi dell’art. 166, comma 7, del Codice;
- disposto l’annotazione nel registro interno dell’Autorità.
È stato infine ricordato che avverso il provvedimento è possibile proporre ricorso all’autorità giudiziaria ordinaria nei termini di legge.
Punti principali
Origine del procedimento e accertamenti preliminari
Il procedimento è nato da segnalazioni relative alla disponibilità online, su indirizzi del dominio del Ministero, di documenti amministrativi contenenti dati personali, incluse copie di documenti di riconoscimento e tessere sanitarie. L’istruttoria ha confermato, su un campione di documenti, la presenza di file direttamente scaricabili con tali dati.
Violazioni riscontrate
Il Garante ha ritenuto che la pubblicazione online dei documenti fosse avvenuta: senza idonei presupposti normativi, in violazione dell’art. 2-ter del Codice e degli artt. 5 e 6 GDPR; in contrasto con i principi di limitazione della finalità e minimizzazione; senza misure tecniche e organizzative adeguate ai sensi dell’art. 25 GDPR.
Difese del Ministero e misure adottate
Il Ministero ha sostenuto che si trattava di un numero limitato di documenti rispetto al totale delle pubblicazioni, riconducibili a errore umano e a un contesto normativo complesso. Ha rappresentato di essersi attivato per la rimozione dei file, per la deindicizzazione e per la cancellazione delle miniature sui motori di ricerca, oltre ad aver avviato circolari interne, formazione, controlli e una commissione di monitoraggio.
Valutazione finale del Garante
Pur considerando le iniziative correttive e la collaborazione dell’amministrazione, il Garante ha escluso l’archiviazione e ha ritenuto illecito il trattamento. Ha valorizzato la natura colposa della violazione, la limitatezza temporale e l’assenza di precedenti pertinenti, ma ha comunque ritenuto necessario applicare la sanzione amministrativa pecuniaria.
Sanzione e pubblicazione
Applicata una sanzione di 24.000 euro, ritenuta effettiva, proporzionata e dissuasiva. È stata disposta anche la pubblicazione del provvedimento sul sito del Garante e l’annotazione nel registro interno delle violazioni e delle misure adottate.
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