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Legge

L.R. Puglia 24/2006

Norme di organizzazione del sistema trasfusionale regionale

Normativa regionaleL.R. Puglia 24/2006

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La legge disciplina in Puglia l’organizzazione del sistema trasfusionale, fissandone obiettivi, strutture di coordinamento e strutture operative. Mira all’autosufficienza di sangue ed emoderivati, alla sicurezza, tracciabilità e standardizzazione delle attività, con coinvolgimento del volontariato e degli operatori sanitari. Prevede CRAT, CTS, DIMT e altre strutture, e demanda alla Giunta atti attuativi entro 60 giorni.

Organizzazione del sistema trasfusionale regionale pugliese

Organizzazione del sistema trasfusionale regionale pugliese

La legge definisce il modello organizzativo del sistema trasfusionale della Regione Puglia, con finalità di programmazione, coordinamento, sicurezza e omogeneizzazione delle attività di raccolta e impiego di sangue, emocomponenti ed emoderivati. La disciplina riguarda esclusivamente il territorio regionale pugliese.

Obiettivi del sistema trasfusionale

Il sistema trasfusionale regionale è orientato a:

  • garantire l’autosufficienza di sangue, emocomponenti ed emoderivati per le strutture sanitarie pubbliche e private della Regione;
  • concorrere al raggiungimento dell’autosufficienza nazionale;
  • promuovere iniziative di cooperazione internazionale per il fabbisogno extranazionale;
  • favorire tecniche di raccolta autologa, recupero perioperatorio e uso topico dei componenti del sangue;
  • assicurare elevati livelli di sicurezza mediante donazione volontaria, periodica, anonima, non remunerata e associata, validazione biologica, controlli di qualità e buon uso del sangue;
  • realizzare la piena informatizzazione delle strutture trasfusionali e delle associazioni/federazioni dei donatori, con collegamento in rete alla struttura regionale competente;
  • certificare le strutture trasfusionali secondo UNI EN ISO 9001:2000;
  • sostenere le associazioni e federazioni dei donatori nella promozione della donazione di sangue, midollo osseo e cellule staminali emopoietiche;
  • standardizzare le procedure di medicina trasfusionale garantendone sicurezza e tracciabilità;
  • favorire innovazioni tecnologiche e sperimentazioni.

Ruolo del volontariato e degli operatori sanitari

La Regione riconosce il ruolo essenziale delle associazioni e federazioni di donatori volontari di sangue, ne promuove lo sviluppo, ne sostiene le iniziative e ne tutela l’autonomia. In collaborazione con tali soggetti, la Regione promuove campagne di sensibilizzazione, informazione sulle procedure aferetiche e multicomponenti, diffusione di conoscenze su prevenzione e cura delle malattie del sangue, tutela della salute di donatori e candidati alla donazione, e cooperazione operativa con le strutture trasfusionali.

La legge coinvolge anche gli operatori sanitari pubblici, privati e territoriali nelle attività di promozione della donazione, prevedendo azioni dipartimentali con le associazioni di donatori e iniziative rivolte anche alle nuove comunità etniche, nel rispetto delle norme di sicurezza trasfusionale nazionali ed europee.

Struttura del sistema: programmazione, coordinamento e attività operative

Il sistema si articola in:

  • strutture di programmazione e coordinamento: CRAT, Commissione tecnico-scientifica (CTS) e Dipartimenti interaziendali di medicina trasfusionale (DIMT);
  • strutture operative: Centro regionale di coordinamento e compensazione (CRCC), Servizi di immunoematologia e medicina trasfusionale (SIMT), Sezioni trasfusionali (ST), Unità di raccolta fisse e mobili (URF e URM).

CRAT: funzioni e atti attuativi

Il Coordinamento regionale delle attività trasfusionali (CRAT) è istituito presso il Settore assistenza ospedaliera specialistica dell’Assessorato alle politiche della salute. Svolge funzioni centrali di programmazione e verifica, tra cui:

  • proposta di modifiche della rete dei servizi di medicina trasfusionale;
  • definizione di tempi e modalità di attuazione della legge, con il supporto della CTS e del CRCC;
  • assegnazione delle attività di raccolta ai DIMT in base a popolazione, complessità ospedaliera e fabbisogni del sistema;
  • indicazioni organizzative, economiche, tecniche e scientifiche;
  • definizione e validazione dei protocolli operativi;
  • proposta dello schema tipo di regolamento dei DIMT;
  • criteri di accreditamento delle strutture trasfusionali;
  • attivazione della rete di emovigilanza tramite i dati dei DIMT;
  • monitoraggio dell’attuazione e verifica del raggiungimento degli obiettivi;
  • definizione delle procedure per la gara europea per la plasmaproduzione e il controllo della distribuzione degli emoderivati, in coerenza con la legge statale n. 219/2005.

La Giunta regionale deve disciplinare organizzazione e funzionamento del CRAT con deliberazione da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge.

CTS: composizione e ruolo consultivo

La Commissione tecnico-scientifica per le attività trasfusionali è costituita presso l’Assessorato regionale alle politiche della salute ed è nominata dalla Giunta regionale. Ne fanno parte rappresentanti istituzionali, scientifici e del volontariato, tra cui l’Assessore o delegato, il responsabile del CRAT, i direttori dei DMT, un rappresentante della sanità militare, tre rappresentanti delle associazioni/federazioni di donatori con maggior numero di donazioni nell’ultimo triennio, un rappresentante dei pazienti emopatici, il direttore del CRCC, due esperti designati da SIMTI e SIDEM e un funzionario con funzioni di segretario.

La Commissione si riunisce almeno una volta l’anno e svolge funzioni consultive generali, compiti propositivi verso il CRAT per ottimizzare il processo trasfusionale e attività di collaborazione nella verifica degli obiettivi strategici, fungendo da raccordo tra CRAT e DIMT.

Aspetti temporali e applicativi

Il provvedimento entra in vigore nel 2006 e demanda alla Giunta regionale un atto organizzativo entro 60 giorni. Il testo non contiene altre scadenze generali permanenti oltre agli adempimenti organizzativi e alla verifica annuale della CTS.

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