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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18615/2025 del 16/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per violazione ed errata applicazione dell'art. 707 c.p.; il difensore sosteneva che il martelletto frangivetro non rientrasse nella nozione di 'strumenti atti ad aprire o a sforzare serrature' (richiamando la sentenza n.18393/2014) e che lo strumento non fosse idoneo ad aprire o sforzare serrature o a danneggiarle per consentire l'accesso a luoghi protetti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha confermato la interpretazione estensiva dell'art. 707 c.p., ritenendo che la locuzione 'strumenti atti ad aprire o a sforzare serrature' vada intesa nel senso più ampio e comprenda anche oggetti dotati di attitudine potenziale all'effrazione (tra cui il martelletto frangivetro). La sentenza di merito che aveva dichiarato Paladino colpevole è stata pertanto confermata; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 707 cod. pen.

    rubrica: 'possesso ingiustificato di chiavi alterate o di grimaldelli'

    La Corte interpreta 'strumenti atti ad aprire o a sforzare serrature' in senso ampio, comprendendo non solo arnesi tipici ma qualsiasi mezzo con attitudine potenziale all'effrazione; la nozione di 'serratura' è estesa ai congegni e presidi (anche vetri o altri dispositivi) atti a impedire intrusioni.

  • Sez. 2, n. 18393/2014 (Cribioli)

    Decisione che aveva escluso l'inclusione del martelletto frangivetro nella nozione di 'strumenti atti ad aprire o forzare serrature'; la Corte di Cassazione la definisce isolata rispetto alla giurisprudenza prevalente.

  • Sez. 2, n. 17428/2015 (Cecchetti)

    Decisione che considera il martelletto frangivetro strumento atto ad aprire o forzare serrature, essendo dotato di punta in acciaio con attitudine all'effrazione di chiusure in vetro; scelta coerente con l'ermeneutica estensiva adottata dalla Corte.

Massime di principio

  • La locuzione 'strumenti atti ad aprire o a sforzare serrature' dev'essere interpretata in senso ampio: non si limita agli arnesi tipici, ma comprende qualsiasi oggetto con idoneità potenziale all'effrazione.
  • La nozione di 'serratura' può estendersi a congegni o presidi che impediscono l'accesso (inclusi vetri, deflettori, lucchetti, catene), non solo alle serrature in senso proprio.
  • Il possesso ingiustificato è elemento centrale: la presenza dell'oggetto non giustificata da uso legittimo può integrare la contravvenzione anche se lo strumento ha usi leciti alternativi.
  • La giurisprudenza non è univoca, ma l'orientamento della Cassazione è per un'ermeneutica evolutiva volta a prevenire i delitti contro il patrimonio; sentenze isolatamente favorevoli alla difesa (es. Cribioli 2014) possono essere superate da pronunce successive.
  • In situazioni analoghe la difesa utile può concentrarsi su: dimostrare un giustificato motivo del possesso (uso lavorativo, originale funzione di sicurezza), l'inefficacia effettiva dello strumento rispetto all'effrazione, o l'assenza di elementi indiziari che colleghino il possesso a intenti predatori.
  • Per i giudici rilevano sia le caratteristiche tecniche dell'oggetto (attitudine concreta all'effrazione) sia il contesto del rinvenimento (luogo, ora, comportamento, altri elementi indiziari) per valutare la 'ingiustificatezza' del possesso.

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