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Sentenza

Sentenza del 25/05/2016 n. 10808 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento ICI relativo all'anno 2002, sostenendo che l'immobile fosse rurale e quindi non assoggettabile all'imposta. Ha contestato, in particolare, l'esclusione della ruralità fondata sulla proprietà dell'immobile da parte di una persona giuridica, la rilevanza dell'accatastamento iniziale in categoria D/7 e l'applicabilità della normativa di interpretazione autentica. In Cassazione ha inoltre denunciato omessa pronuncia, vizi della motivazione e violazione delle norme in materia di ruralità catastale e ICI.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i primi due motivi: il primo perché la CTR aveva comunque deciso sulla debenza dell'imposta, mentre il secondo perché formulato secondo il previgente vizio di motivazione non più applicabile ratione temporis. Ha ritenuto infondato il motivo principale, affermando che, secondo il consolidato orientamento delle Sezioni Unite, il riconoscimento della ruralità richiede l'iscrizione dell'immobile nelle categorie catastali A/6 o D/10. La categoria catastale rilevante è quella esistente al momento dell'imposizione e una successiva variazione catastale non può retroagire. Il ricorso è stato quindi rigettato; le spese sono state integralmente compensate, ma la ricorrente è stata condannata al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • D.L. 30 dicembre 1993, n. 557, art. 9

    La norma disciplina i requisiti di ruralità e incide sulla qualificazione catastale dell'immobile; il riconoscimento della ruralità presuppone, secondo la giurisprudenza richiamata, l'iscrizione nelle categorie A/6 o D/10.

  • D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 2, comma 1, lett. a)

    La disposizione individua i fabbricati rilevanti ai fini ICI. In combinazione con la normativa sulla ruralità, l'esenzione o esclusione dall'imposta dipende dalla corretta qualificazione catastale dell'immobile.

  • D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, art. 23, comma 1-bis, convertito dalla L. 27 febbraio 2009, n. 14

    La disposizione, qualificata come norma di interpretazione autentica, è stata invocata dalla contribuente per sostenere la non imponibilità ICI degli immobili aventi i requisiti di ruralità; la Corte l'ha interpretata alla luce del requisito della classificazione catastale.

  • Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, nn. 3, 4 e 5

    La Corte ha distinto tra omessa pronuncia, violazione di legge e vizio motivazionale, dichiarando inammissibili le censure formulate in modo non conforme alla disciplina applicabile al momento della proposizione del ricorso.

  • Codice di procedura civile, art. 384, comma 4

    La Corte ha utilizzato la facoltà di correggere la motivazione della sentenza impugnata, lasciando fermo il dispositivo di rigetto.

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, commi 1-bis e 1-quater

    In caso di rigetto del ricorso, sussiste l'obbligo per la parte ricorrente di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Massime di principio

  • Per stabilire se un fabbricato rurale sia escluso dall'ICI, occorre verificare la categoria catastale posseduta dall'immobile al momento dell'imposizione: in linea generale, la ruralità deve risultare dalle categorie A/6 o D/10.
  • La mera destinazione strumentale all'attività agricola o il possesso da parte di un'impresa o cooperativa agricola non sono, da soli, sufficienti a dimostrare la ruralità ai fini fiscali.
  • Una successiva attribuzione della categoria A/6 o D/10, intervenuta dopo il periodo d'imposta contestato, non produce automaticamente effetti retroattivi sull'imposta già dovuta.
  • Le censure in Cassazione devono essere formulate secondo il vizio processuale o sostanziale corretto e in conformità alla disciplina vigente al momento dell'impugnazione; una qualificazione errata del motivo può comportarne l'inammissibilità.
  • La decisione riguarda il quadro normativo e giurisprudenziale applicabile al periodo d'imposta 2002 e non esclude che modifiche legislative o orientamenti successivi possano incidere su casi più recenti.

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