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Regolamento

R.R. Puglia 15/2011

I distretti urbani del commercio. Regolamento attuativo dell'art. 16 della L.R. 1° agosto 2003, n. 11.

Normativa regionaleR.R. Puglia 15/2011

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Regolamento attuativo dell’art. 16 L.R. Puglia 11/2003: definisce i distretti urbani del commercio, le tipologie in base a popolazione ed esercizi, le modalità di costituzione tramite accordo con i Comuni e gli operatori, i contenuti minimi dell’accordo e il controllo regionale per l’accesso a finanziamenti e agevolazioni. Nessun limite temporale generale; i distretti richiedono accordi di durata almeno triennale.

Distretti urbani del commercio in Puglia

Distretti urbani del commercio in Puglia

Il regolamento disciplina, per la Regione Puglia, l’attuazione dell’art. 16 della L.R. 1 agosto 2003, n. 11, come modificato dalla L.R. 7 maggio 2008, n. 5. Definisce i distretti urbani del commercio come strumenti di riqualificazione e coordinamento delle politiche commerciali, con possibili ricadute anche su servizi al cittadino, valorizzazione territoriale e interventi urbani.

Finalità dell’istituto

La Regione promuove i distretti urbani del commercio per realizzare politiche organiche di valorizzazione del commercio e dei centri urbani, favorire l’aggregazione tra operatori, rafforzare la collaborazione tra amministrazioni e soggetti economici, e migliorare la qualità degli spazi pubblici. Il distretto è anche orientato alla copianificazione territoriale, al rapporto tra commercio e turismo, alla valorizzazione dei prodotti locali e alla costruzione di un sistema di governance e competenze per lo sviluppo del distretto.

Definizione e ambito territoriale

Il distretto urbano del commercio è un organismo composto da operatori economici, pubbliche amministrazioni e altri soggetti interessati, inseriti in un ambito territoriale delimitato con offerta distributiva integrata e capacità di esercitare una polarità commerciale almeno locale. L’ambito può essere:

  • intra comunale;
  • comunale;
  • infra comunale.

Tipologie di distretto

Il regolamento distingue tre tipologie, in base a dimensione demografica e consistenza della rete commerciale:

  • Distretti diffusi: comuni con meno di 25.000 abitanti e meno di 200 esercizi commerciali.
  • Distretti urbani: comuni tra 25.000 e 70.000 abitanti e comunque con più di 200 esercizi commerciali.
  • Distretti metropolitani: comuni con oltre 70.000 abitanti e più di 600 esercizi commerciali.

Per ciascuna tipologia sono previste diverse modalità organizzative. Nei distretti diffusi i comuni possono aggregarsi con un unico accordo, anche coincidente con l’unione di comuni. Nei distretti urbani è previsto un solo accordo di distretto. Nei distretti metropolitani possono invece coesistere più accordi coordinati, in relazione alle caratteristiche delle diverse zone del territorio.

Costituzione del distretto e soggetti promotori

I distretti possono essere promossi:

  • dalle amministrazioni comunali, singole o associate;
  • dalle associazioni di operatori commerciali.

La costituzione richiede necessariamente un accordo tra l’amministrazione comunale, o le amministrazioni comunali, e gli operatori commerciali dell’area. L’accordo deve seguire un’analisi delle problematiche commerciali del territorio e costituire la base per i progetti operativi di riqualificazione.

Contenuti minimi dell’accordo di distretto

L’accordo deve indicare almeno:

  • l’area di intervento, con indicazione o delimitazione;
  • gli obiettivi di riqualificazione da perseguire;
  • i progetti e le attività prioritarie;
  • un regolamento di distretto con le modalità di gestione, la forma giuridica, gli organi, le responsabilità organizzative e le modalità di coinvolgimento di altri soggetti;
  • i compiti e le responsabilità dei firmatari;
  • le modalità di finanziamento delle attività;
  • la durata, non inferiore a tre anni, oltre alle modalità di rinnovo e modifica.

Partecipazione di altri soggetti e governance

All’accordo possono aderire anche altri soggetti interessati alla valorizzazione del territorio, come Camere di commercio, fondazioni, pro loco, associazioni di promozione turistica, imprese private, sindacati, associazioni di consumatori e utenti. Nei distretti con più comuni deve essere individuato un comune capofila, che funge da referente amministrativo per la Regione; tale funzione può essere assunta dall’unione dei comuni. È inoltre possibile che il distretto sia rappresentato da un organismo autonomo di gestione costituito dai soggetti promotori.

Progetti operativi, controllo regionale e registrazione

Sulla base dell’accordo devono essere predisposti progetti operativi con le azioni di riqualificazione concordate. L’accordo di distretto va trasmesso alla Regione, che ne verifica la conformità al regolamento anche ai fini dell’accesso a finanziamenti e agevolazioni. Alla Regione vanno trasmessi anche eventuali rinnovi o variazioni dell’accordo. La Regione tiene un registro dei distretti urbani costituiti nel proprio territorio e ne pubblicizza le attività.

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