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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18593/2025 del 16/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per il delitto di cui all'art. 416‑bis, comma 2, c.p. (partecipazione con posizione apicale al clan Amato‑Pagano). Il difensore ha dedotto violazione degli artt. 192 e 273 c.p.p. e di 416‑bis, comma 2, c.p., sostenendo che la motivazione è illogica e apparente: il Tribunale non avrebbe considerato le argomentazioni della memoria difensiva, avrebbe travisato o omesso di valutare interlocuzioni e conversazioni (anche la conversazione del 13/01/2023 e quella del 21/06/2023), avrebbe frainteso la vicenda Silvestri ricollegandola al sodalizio invece che ad affare personale, e avrebbe assunto la rilevanza del ruolo apicale sulla base di mere espressioni di deferenza e del cognome della ricorrente senza prova dell'effettivo esercizio della posizione di vertice.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha affermato il principio che l'interesse a impugnare sussiste quando dall'esclusione della qualifica apicale derivi un'effettiva incidenza sui presupposti o sulla modalità della misura cautelare (an o quomodo). Ha rilevato che il Tribunale del riesame non ha adeguatamente verificato l'effettivo esercizio del ruolo apicale né ha affrontato in modo puntuale e motivato le deduzioni contenute nella memoria difensiva su elementi decisivi del compendio indiziario. Per tali ragioni ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Napoli, ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.; ha anche disposto gli adempimenti di cancelleria ai sensi dell'art. 94, comma 1‑ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416‑bis, comma 2, cod. pen.

    art. 416-bis, comma 2 cod. pen.

    La qualificazione della responsabilità come promotore/capo costituisce una fattispecie autonoma rispetto alla mera partecipazione: l'attribuzione del ruolo apicale richiede verifica dell'effettivo esercizio della posizione di vertice, con riscontri sintomatici e di assoggettamento interno; l'esclusione di tale qualificazione può avere rilevanza cautelare se incide sull'an o sul quomodo della misura.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    artt. 192 e 273 cod. proc. pen.

    Citato dal ricorrente come presunta violazione procedurale riferita alla mancata valutazione di atti o mezzi di prova indicati nella memoria difensiva; la Corte ha rilevato l'omesso esame di deduzioni difensive rilevanti ai fini della qualificazione apicale.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    artt. 192 e 273 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente relativamente a vizi di motivazione e di omessa considerazione di atti: la Corte ha accertato che il tribunale del riesame è rimasto sul punto silente rispetto a temi potenzialmente decisivi introdotti dalla difesa.

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    articolo 568, comma 4, cod. proc. pen.

    Il requisito dell'interesse all'impugnazione richiede utilità concreta e attuale: la Corte distingue i casi in cui l'esclusione di un'aggravante o di una qualifica (es. apicale) sia irrilevante per la misura cautelare da quelli in cui invece incide sui presupposti o sulla modalità della misura, consentendo l'interesse a ricorrere.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    È richiamato in riferimento alla possibilità di dedurre in Cassazione l'omesso esame da parte del tribunale del riesame di una memoria difensiva quando questa abbia introdotto temi potenzialmente decisivi e il provvedimento sia del tutto silente sul punto.

  • art. 309, comma 7, cod. proc. pen.

    art. 309, comma 7, cod. proc. pen.

    Norma procedurale che consente il rinvio per nuovo giudizio al tribunale competente: applicata per disporre il nuovo esame del riesame alla luce delle critiche della Corte di Cassazione.

  • art. 94, comma 1‑ter, disp. att. cod. proc. pen.

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposto l'invio degli adempimenti di cancelleria previsti dalla norma a seguito dell'annullamento dell'ordinanza.

Massime di principio

  • L'impugnante ha interesse a ricorrere contro un'ordinanza cautelare quando l'esclusione della qualifica apicale incide concretamente sui presupposti o sulla modalità della misura (an o quomodo); se l'esclusione è meramente formale e non altera la base della cautela, l'interesse può mancare.
  • Per attribuire la qualifica di 'capo' o 'promotore' occorre dimostrare l'effettivo esercizio del ruolo apicale: non bastano parentela, deferenze o aspirazioni; è necessaria prova (anche sintomatica) di esercizio di potere, coordinamento, direzione e assoggettamento interno.
  • Il tribunale del riesame deve confrontarsi puntualmente e motivatamente con le contestazioni espresse nella memoria difensiva quando queste introducano temi potenzialmente decisivi; l'omesso esame di tali deduzioni può determinare annullamento in Cassazione.
  • Le singole comunicazioni/interlocuzioni devono essere valutate nel loro contesto e con riferimento alla loro rilevanza effettiva per il ruolo apicale: insofferenze o frizioni operative non escludono automaticamente un ruolo di vertice, ma richiedono spiegazioni motivate dal giudice.
  • La mera valorizzazione del contesto associativo non sostituisce la necessaria verifica specifica sulla qualificazione giuridica della condotta: il giudice deve distinguere tra partecipazione semplice e posizione apicale autonoma.
  • In caso di insufficiente motivazione sul punto centrale della misura cautelare (qualificazione apicale), la Cassazione può annullare e rinviare per un nuovo esame, imponendo al giudice di riesame di rispondere alle deduzioni difensive rilevanti.

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