Ordinanza del 05/07/2017 n. 1090 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia
Misure cautelari - Fumus boni iuris - Non necessario - Periculum in mora - Definizione.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeL’art. 62-bis del d.lgs. 546/1992 non richiede la prova del fumus boni iuris, ma soltanto l’iscrizione del ricorso nel ruolo generale della Cassazione e la dimostrazione di un danno grave e irreparabile. Il periculum in mora deve essere provato in modo concreto e attuale: non basta l’entità del debito, ma occorre dimostrare il pregiudizio ai diritti primari del contribuente, l’impossibilità di rateizzare il debito e il rischio di non ottenere il ristoro del danno in caso di accoglimento del ricorso. Il giudice deve inoltre bilanciare tale interesse con quello dell’amministrazione finanziaria, considerando la possibile perdita delle garanzie patrimoniali e le difficoltà di riscossione futura.
Sospensione cautelare in Cassazione: requisiti del periculum in mora ai sensi dell’art. 62-bis del d.lgs. 546/1992
Sospensione cautelare della sentenza tributaria in pendenza del ricorso per cassazione
La disciplina esaminata riguarda la sospensione cautelare prevista dall’art. 62-bis del d.lgs. 546/1992, applicabile quando sia stato proposto ricorso per cassazione e si invochi la sospensione dell’esecuzione della decisione impugnata per il rischio di un danno grave e irreparabile.
Requisiti normativi della sospensione
L’art. 62-bis del d.lgs. 546/1992 non impone al contribuente di dimostrare il fumus boni iuris, ossia la fondatezza apparente delle proprie ragioni nel giudizio di cassazione. Ai fini dell’ammissibilità e della valutazione della richiesta cautelare sono invece rilevanti:
- l’iscrizione del processo nel ruolo generale della Corte di cassazione;
- la prova dell’esistenza di un danno grave e irreparabile derivante dall’esecuzione della sentenza.
Dimostrazione del periculum in mora
La sola entità dell’importo richiesto non è sufficiente a dimostrare il periculum in mora. Il pregiudizio deve essere allegato e provato in termini concreti e attuali, con riferimento alle conseguenze effettive che il pagamento produrrebbe sulla posizione del contribuente.
In particolare, occorre dimostrare che:
- il pagamento pregiudicherebbe i diritti primari del contribuente in modo attuale e concreto;
- il debito non potrebbe essere oggetto di rateizzazione;
- sussisterebbe una concreta possibilità di non ottenere, in caso di accoglimento del ricorso per cassazione, il risarcimento del pregiudizio subito a seguito dell’esecuzione della sentenza.
Ne deriva che la richiesta cautelare non può fondarsi su una deduzione meramente astratta o sul solo rilievo dell’elevato ammontare della pretesa tributaria. È necessario rappresentare le specifiche ricadute dell’esecuzione e il carattere non adeguatamente reintegrabile del danno.
Bilanciamento con l’interesse dell’amministrazione finanziaria
Nella decisione sulla sospensione il giudice deve considerare anche l’interesse della parte pubblica. La valutazione cautelare richiede quindi un bilanciamento tra il rischio di danno per il contribuente e le conseguenze che la sospensione potrebbe determinare per l’amministrazione finanziaria.
Devono essere valutati, in particolare:
- il rischio che l’amministrazione perda le garanzie patrimoniali del contribuente;
- l’eventuale maggiore difficoltà di procedere alla riscossione futura del tributo.
La sospensione può pertanto essere concessa solo dopo una valutazione complessiva e comparativa degli interessi coinvolti, senza limitarsi all’esame della situazione del contribuente.
Principio desumibile
Il principio affermato è che, nell’ambito dell’art. 62-bis del d.lgs. 546/1992, il fumus boni iuris non costituisce un requisito da dimostrare. La concessione della sospensione dipende invece dalla prova rigorosa del periculum in mora, inteso come danno grave, irreparabile, attuale e concreto, nonché dal bilanciamento con l’interesse pubblico alla conservazione delle garanzie patrimoniali e alla futura riscossione del tributo.
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