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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18342/2025 del 15/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la condanna per bancarotta distrattiva ex art. 216 legge fallimentare relativa a tre episodi: 1) vendita sottocosto dell'autovettura Smart Fortwo (targata ET601AA) della fallita a favore della società Olimpia s.r.l. (amministrata dal fratello), senza il previo pagamento delle rate del finanziamento/leasing; 2) pagamenti in favore della società Olimpia s.r.l. per forniture di merce per complessivi euro 10.900,00 effettuati in data coincidente o successiva alla dichiarazione di fallimento; 3) pagamento a favore del socio Salvatore Ceraulo di euro 17.680,00 a titolo di restituzione di un presunto finanziamento infruttifero. La difesa ha dedotto cinque motivi: (i) il veicolo era oggetto di leasing e non era nel patrimonio della società; (ii) le somme pagate avrebbero dovuto essere qualificate come bancarotta preferenziale (per privilegi a parenti) e non come distrazione, dato l'entità limitata e il rapporto di parentela; (iii) omissione di valutazione della consulenza tecnica di parte che avrebbe dimostrato la regolarità economica e gestionale della società; (iv) omissione di motivazione relativamente al mancato riconoscimento della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità ex art. 131-bis cod. pen.; (v) omissione di motivazione sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto fondati i rilievi dei giudici di merito che, dal compendio probatorio, avevano accertato la formale proprietà del veicolo da parte della fallita (assenza di contratto di leasing documentato e vendita sotto costo), l'illegittimità dei pagamenti in assenza di prova della causale degli stessi (mancanza di fatture, pagamenti in contanti in prossimità della dichiarazione di fallimento) e l'illegittimità del rimborso al socio in violazione della disciplina sulla postergazione dei crediti dei soci (art. 2467 c.c.), con conseguente qualificazione come distrazione e non come semplice preferenza. La Corte ha inoltre rilevato che la consulenza di parte non è stata dimostrata decisiva a smentire i molteplici e autonomi elementi probatori utilizzati dai giudici di merito; che la richiesta di applicazione dell'art. 131-bis era subordinata alla riqualificazione nel reato meno grave (che non è stata accolta); e che le attenuanti generiche non sono state riconosciute in considerazione della non trascurabile entità e del carattere collegato a soggetti prossimi. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 216 legge fallimentare

    La condotta di sottrazione/destinazione di beni o somme dall'attivo fallimentare integra il reato di bancarotta distrattiva; la vendita sotto costo o l'appropriazione della disponibilità di beni rilevano anche se il bene derivava da contratto di leasing se vi è stata consegna e disponibilità di fatto

  • art. 79 legge fallimentare

    Se le cose che il fallito deve restituire non si trovano più in suo possesso al momento della dichiarazione di fallimento, il curatore non può riprenderle e il titolare del diritto può far valere nel passivo il credito per il valore della cosa alla data del fallimento; da ciò deriva il pregiudizio per la massa in caso di mancata restituzione

  • art. 2467 cod. civ.

    I crediti dei soci erogati come finanziamenti possono essere postergati rispetto agli altri creditori; il rimborso a soci di tali crediti, prima del soddisfacimento degli altri creditori, può configurare distrazione anziché mera preferenza

  • art. 131-bis cod. pen.

    esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto

    L'applicabilità della causa di esclusione della punibilità richiede, fra l'altro, che il fatto sia di particolare tenuità e il reato sia il meno grave; qui la corte ha ritenuto la questione subordinata alla riqualificazione del reato nel meno grave, non accolta

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione dedotti dalla difesa (vizi di motivazione e violazioni di legge); la Corte ha ritenuto infondati i motivi dedotti

Massime di principio

  • Beni oggetto di leasing: se il bene è stato consegnato e l'utilizzatore dispone di fatto del bene al momento del fallimento, la sua sottrazione o la vendita sotto costo può integrare distrazione anche se la proprietà formale non era stata acquisita mediante riscatto.
  • Pagamenti a soggetti collegati: la semplice parentela e la modesta entità delle somme non escludono la responsabilità se non è fornita prova certa dell'esistenza e della liquidità del debito; in assenza di prova della causale il pagamento tende ad essere qualificato come distrazione.
  • Rimborsi a soci: i rimborsi di finanziamenti ai soci possono essere vietati o postergati e, se eseguiti in violazione delle regole (es. art. 2467 c.c.), assumono rilievo penalmente rilevante come distrazione piuttosto che come preferenza.
  • Valore probatorio della consulenza tecnica di parte: una consulenza favorevole non è sufficiente a ribaltare una decisione se i giudici di merito hanno motivazioni multiple e autonome, tutte idonee a sostenere la condanna; il ricorrente deve dimostrare che l'elemento non valutato sarebbe stato decisivo.
  • Art. 131-bis e tenuità: l'ammissibilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità dipende dalla qualificazione giuridica del fatto; senza riqualificazione nel reato minore, la mera esiguità del danno non basta.
  • Onere motivazionale per il ricorrente: nei ricorsi per cassazione è necessario confrontarsi specificamente con le argomentazioni dei giudici di merito e dimostrare l'errore; censure generiche o non documentate saranno rigettate.

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