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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 22186/2021 del 03/08/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'Appello che aveva rigettato la sua domanda di ottenimento di un trattamento pensionistico integrativo basato sulla convenzione aziendale del 5.9.1985. Il motivo di ricorso alla Corte di Cassazione denunciava violazione degli articoli 1-7 della convenzione e del relativo regolamento del 5.9.85 e violazione degli articoli 1362 e ss. c.c. (canoni interpretativi del contratto).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la censura fosse, in sostanza, una richiesta di rinnovata interpretazione del contenuto della convenzione aziendale, materia non sindacabile in quella sede se non con preciso riferimento a errori di diritto; inoltre la doglianza si limitava a un richiamo generico alle norme codicistiche senza indicare i canoni interpretativi specificamente violati né il modo in cui sarebbe avvenuta la loro falsa applicazione. La Corte ha confermato che le circostanze fattuali che avrebbero dato diritto all'integrazione non erano provate. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio (e ha rilevato la sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto).

Norme richiamate

  • Convenzione aziendale e regolamento 5.9.1985 (articoli 1-7)

    La Corte ha considerato la disciplina contrattuale come oggetto di interpretazione di merito: la censura sulla presunta violazione degli articoli contrattuali non era indicata con i necessari riferimenti ai canoni di interpretazione applicati erroneamente, pertanto non idonea a fondare il gravame in Cassazione

  • Articoli 1362 e ss. c.c. (interpretazione del contratto)

    Richiamati dal ricorrente, ma la Corte ha rilevato che il richiamo era generico e non accompagnato dall'indicazione puntuale dei criteri interpretativi (es. letterale, sistematico, storico, teleologico) che sarebbero stati violati; senza ciò la doglianza è inammissibile

  • Art. 23, comma 8-bis, D.L. 28 ottobre 2020 n. 137, conv. con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020 n. 176

    Norma procedurale menzionata in relazione agli atti del Pubblico Ministero e al deposito delle conclusioni in sede di udienza

  • Art. 13, co. 1 quater, D.P.R. n. 115/2002

    Norma sul contributo unificato: la Corte ha rilevato l'esistenza dei presupposti per l'ulteriore versamento (raddoppio) del contributo unificato da parte del ricorrente, se dovuto

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina valutazioni di merito e interpretazioni contrattuali generiche; il ricorrente deve individuare e motivare specifici errori di diritto o violazioni dei canoni di interpretazione per rendere ammissibile il ricorso
  • Quando si denuncia violazione di norme contrattuali (convenzioni, regolamenti aziendali) in Cassazione, occorre indicare con precisione quale criterio di interpretazione è stato applicato erroneamente e in quale punto ciò ha determinato un errore di diritto
  • Le doglianze fondate su accertamenti di fatto (es. mancata prova delle circostanze che danno diritto all'integrazione pensionistica) sono difficilmente sindacabili in Cassazione e richiedono chiara formulazione dell'errore di diritto derivante dalla valutazione probatoria
  • Ricorsi infondati o vaghi espongono il ricorrente al pagamento delle spese e possono comportare il raddoppio del contributo unificato; pertanto è consigliabile una verifica preventiva della rilevanza di questioni di diritto e della specificità delle censure prima del deposito del ricorso

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