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Risoluzione

Risoluzione n. 103 del 4/12/2012

Agenzia delle Entrate

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La risoluzione esamina un aumento di capitale di ALFA S.p.a. con emissione di azioni di categoria C assegnate a managers/dipendenti e amministratori in misura non proporzionale ai conferimenti. L’Agenzia delle Entrate ritiene imponibile, al momento dell’assegnazione, il valore eccedente come reddito di lavoro dipendente o assimilato; conferma invece che i successivi dividendi sono redditi di capitale e le eventuali plusvalenze redditi diversi finanziari.

Assegnazione di azioni a lavoratori dipendenti in misura eccedente il conferimento in denaro e relativa qualificazione fiscale ai sensi dell'art. 51 TUIR

Assegnazione di azioni C a managers e trattamento fiscale

La risoluzione riguarda un interpello presentato da ALFA S.p.a. in merito alla corretta qualificazione fiscale dell’assegnazione di azioni di categoria C a soggetti coinvolti nella gestione degli investimenti della società, definiti "managers". Il tema centrale è se il maggior valore delle azioni attribuite rispetto al conferimento in denaro possa costituire reddito di lavoro dipendente o assimilato e come vadano tassati i successivi utili percepiti dai soci.

Contesto societario e struttura del capitale

ALFA S.p.a. è un veicolo societario tramite cui BETA S.p.a. realizza investimenti nel private equity e nelle infrastrutture. La società detiene partecipazioni rilevanti in GAMMA S.p.a. e in DELTA, oltre ad aver effettuato investimenti nel settore delle energie rinnovabili.

Il capitale sociale di ALFA ammonta a euro 151.594.375 ed è suddiviso in tre categorie di azioni, del valore nominale di 1 euro ciascuna:

  • n. 86.006.250 azioni di categoria A;
  • n. 64.948.125 azioni di categoria B;
  • n. 640.000 azioni di categoria C.

La società ha inoltre emesso strumenti finanziari ex art. 2346 c.c. a fronte di apporti in denaro pari a euro 60.555.000. I soci si sono impegnati a investire complessivamente circa 513 milioni di euro tramite sottoscrizione di azioni e strumenti finanziari.

Caratteristiche delle azioni di categoria C e diritti patrimoniali

Le azioni A sono ordinarie; le azioni B e C sono speciali. Le azioni B presentano diritti amministrativi ridotti, mentre le azioni C ne sono sostanzialmente prive. Entrambe le categorie sono soggette a limiti di trasferibilità, ma per le azioni C il vincolo è particolarmente rilevante: fino al settembre 2015 è prevista una sostanziale intrasferibilità, salvo eccezioni.

Lo statuto attribuisce alle azioni C diritti patrimoniali rafforzati rispetto alle altre categorie. In particolare, l’art. 29 prevede che gli utili netti, dedotto almeno il 5% a riserva legale, siano ripartiti secondo quattro soglie:

  • prima, fino alla "soglia 1", gli utili sono distribuiti proporzionalmente al valore nominale dei conferimenti/apporti fino a copertura integrale di quanto complessivamente conferito/apportato;
  • poi, fino alla "soglia 2", gli utili residui sono ripartiti proporzionalmente fino a un rendimento annuo del 5%, calcolato con interesse composto e capitalizzazione annua;
  • superata la soglia 2, gli utili residui sono distribuiti ai titolari di azioni C fino al raggiungimento della "soglia 3", pari al 25% dell’importo complessivamente distribuito in base alla soglia 2;
  • oltre la soglia 3, l’utile residuo è distribuito per l’80% in proporzione a conferimenti/apporti e per il 20% ai titolari di azioni C.

Secondo la società, tali diritti patrimoniali “rafforzati” hanno una prospettiva medio-lunga e un grado di aleatorietà elevato, potendo rilevare solo in presenza di risultati economici superiori alle soglie previste.

Operazione prospettata e quesiti posti

ALFA intende consentire l’ingresso nel capitale, come azionisti di categoria C, ad alcuni soggetti che si occupano della gestione degli investimenti della società. La modalità individuata è un conferimento non proporzionale da parte dei managers e degli attuali titolari di azioni C (tra cui BETA, ZETA S.p.a. ed ETA S.p.a.), in quanto i managers apporterebbero utilità e benefici non iscritti in bilancio ma idonei ad aumentare il valore della società.

L’operazione prevede l’assegnazione ai nuovi managers di azioni C in misura superiore rispetto al conferimento in denaro da essi effettuato e, specularmente, agli attuali soci C di un numero di azioni inferiore rispetto al valore del loro apporto monetario.

Nel dettaglio:

  • si prevede l’emissione complessiva di 180.000 nuove azioni C;
  • i soci C conferirebbero complessivamente euro 126.000, pari al 70% del valore delle nuove azioni emesse;
  • i managers conferirebbero complessivamente euro 54.000, pari al restante 30%.

Per ottenere il risultato finale ipotizzato, i soci C libererebbero, tramite il denaro versato, circa 110.000 azioni C che sarebbero poi assegnate ai managers in modo non proporzionale. Tutti i managers destinatari delle azioni, anche se dipendenti di altre società del gruppo, al momento dell’assegnazione assumerebbero la carica di amministratori o dipendenti in ALFA.

La società chiede se:

  • le azioni C assegnate ai managers in eccedenza rispetto al loro conferimento possano costituire reddito di lavoro dipendente o assimilato;
  • gli utili futuri percepiti dai managers come soci debbano essere tassati come dividendi o come capital gain, e non come redditi di lavoro.

Soluzione interpretativa proposta dal contribuente

ALFA sostiene che la prima risposta debba essere negativa. A suo avviso, l’assegnazione non proporzionale delle azioni C ai managers si fonda esclusivamente sul rapporto sociale tra conferenti e società conferitaria e non è collegata, neppure indirettamente, alle prestazioni lavorative o all’attività di amministratore. I managers, infatti, percepirebbero già un compenso di mercato tassato ordinariamente come reddito di lavoro dipendente o assimilato.

Quanto al secondo quesito, la società ritiene che gli eventuali utili percepiti dai managers in qualità di azionisti debbano essere tassati come dividendi o, in caso di cessione delle azioni, come capital gain.

Valutazione dell’Agenzia delle Entrate sull’assegnazione delle azioni

L’Agenzia richiama innanzitutto il quadro generale dei fringe benefits e il principio di omnicomprensività del reddito di lavoro dipendente. Ricorda che fino al 25 giugno 2008 esisteva un regime di favore per le stock options previsto dall’art. 51, comma 2, lett. g-bis), TUIR, poi abrogato dal D.L. n. 112 del 2008, convertito dalla legge n. 133 del 2008.

Secondo l’Agenzia, dopo l’abrogazione di quella disciplina, l’assegnazione di azioni a lavoratori dipendenti o assimilati deve essere ricondotta ai fringe benefits e, quindi, tassata come reddito di lavoro dipendente o assimilato. Il valore imponibile è determinato secondo il valore normale di cui all’art. 51, comma 3, TUIR e art. 9 TUIR.

Per le azioni non quotate, il valore normale è determinato in proporzione al patrimonio netto della società o, per società di nuova costituzione, in proporzione ai conferimenti complessivi.

L’Agenzia non condivide la tesi del contribuente sul primo quesito e afferma che l’assegnazione delle azioni C ai managers costituisce reddito imponibile:

  • come reddito di lavoro dipendente, ai sensi dell’art. 51 TUIR, per i managers dipendenti;
  • come reddito assimilato al lavoro dipendente, ai sensi dell’art. 50, comma 1, lett. c-bis), TUIR, per i managers che sono amministratori.

La motivazione si fonda su più elementi:

  • lo statuto di ALFA consente il trasferimento delle azioni C prima della scadenza del vincolo solo verso amministratori e dipendenti della società o di società controllanti, quindi l’assegnazione è legata alla qualifica del destinatario;
  • la stessa ALFA riconosce che i managers apportano utilità e benefici idonei ad aumentare il valore della società, circostanza che giustifica l’attribuzione di azioni con diritti patrimoniali rafforzati;
  • tali utilità sono lette come espressive dell’impegno profuso dai managers nell’attività della società.

L’Agenzia osserva inoltre che, se i managers costituiscono una categoria di dipendenti, potrebbe trovare applicazione anche l’art. 51, comma 2, lett. g), TUIR, che prevede un’esenzione fino a euro 2.065,83 per le azioni offerte alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti, a condizione che non siano cedute prima di tre anni. Tuttavia, per l’applicazione di tale regime è necessario che l’offerta sia rivolta alla generalità o a categorie di dipendenti, concetto che può comprendere anche gruppi omogenei di lavoratori per mansioni o status.

Trattamento fiscale dei dividendi e delle plusvalenze

Sul secondo quesito l’Agenzia concorda con la società. I successivi utili eventualmente percepiti dai managers in quanto azionisti non sono redditi di lavoro, ma redditi di capitale ex art. 44, comma 1, lett. e), TUIR, poiché derivano dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti soggetti a IRES.

La qualifica di lavoratore dipendente o assimilato rileva solo al momento dell’assegnazione delle azioni; la fase successiva, relativa alla percezione degli utili o alla cessione delle partecipazioni, è autonoma rispetto al rapporto di lavoro.

In particolare:

  • i dividendi costituiscono redditi di capitale ai sensi dell’art. 44, comma 1, lett. e), TUIR;
  • i proventi derivanti dalla cessione delle partecipazioni possono rilevare come redditi diversi di natura finanziaria, ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. c) e c-bis), TUIR.

Conclusione operativa

La risoluzione conclude che l’attribuzione ai managers di azioni C in misura eccedente rispetto al conferimento in denaro integra, per la parte eccedente, un fringe benefit imponibile come reddito di lavoro dipendente o assimilato. Restano invece fuori dall’area del reddito di lavoro i dividendi futuri e le eventuali plusvalenze da cessione, che seguono la disciplina dei redditi di capitale e dei redditi diversi finanziari.

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