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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 6865/2023 del 07/03/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente aveva impugnato avvisi di accertamento ICI per il 2004 e 2005 sostenendo che i terreni non erano edificabili, contestando la qualificazione come delibere di adozione del PRG delle delibere consiliari nn. 24 e 52 del 2002 e richiamando la sentenza TAR Bari n. 2632/2008. La CTR aveva accolto il ricorso per mancanza di prova dell'edificabilità; la Corte di cassazione, con ordinanza n. 8626/2019, aveva invece ritenuto che, nelle annualità imposte, i terreni dovevano considerarsi edificabili per la qualificazione loro attribuita dal PRG adottato dal Comune, sicché l'ordinanza di cassazione del Comune era stata accolta e la sentenza di appello cassata. Con il presente ricorso in revocazione la contribuente deduce errore di percezione (art. 391-bis e 395 n.4 c.p.c.) circa la qualificazione giuridica delle delibere comunali; deduzione che la Corte ha ritenuto essere in realtà una questione giuridica e non un errore di fatto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione perché la dedotta "erronea percezione" riguardava una qualificazione giuridica di atti amministrativi e non un errore di fatto suscettibile di revocazione. Ha richiamato il principio per cui, in materia ICI, l'edificabilità ai fini del valore venale si desume dalla qualificazione attribuita nel PRG adottato dal Comune indipendentemente dall'approvazione regionale o dagli strumenti attuativi, e che modifiche successive del piano possono incidere solo sulle variazioni periodiche del tributo e non dare diritto a rimborsi per anni pregressi salvo riconoscimento comunale. La Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese di lite (e contributo unificato) quantificate in complessivi euro 3.100,00 più oneri accessori.

Norme richiamate

  • art. 391-bis c.p.c.

    Predisposizione normativa che consente la revocazione delle sentenze della Corte di cassazione per errori di fatto; la Corte ha ritenuto che nel caso in esame non si tratta di un errore di fatto ma di una valutazione giuridica, quindi la revocazione non è ammissibile.

  • art. 395 n. 4 c.p.c.

    Individua l'errore di fatto idoneo a costituire motivo di revocazione; la Corte ricorda che l'errore deve riguardare dati fattuali determinanti, non la qualificazione giuridica di atti.

  • art. 11 quaterdecies, comma sedicesimo, d.l. 30/09/2005 n. 203 conv. l. 2/12/2005 n. 248

    Rilevato insieme all'art. 36 d.l. 4/7/2006 n. 223 come fonti che hanno fornito interpretazione autentica in materia di ICI; contribuiscono al principio che l'edificabilità si desume dalla qualificazione attribuita nel PRG adottato dal Comune.

  • art. 36, comma secondo, d.l. 4/7/2006 n. 223 conv. l. 4/8/2006 n. 248

    Unitamente alle disposizioni precedenti, fornisce interpretazione sulla determinazione della base imponibile ICI con riferimento alla qualificazione del PRG adottato dal Comune.

  • art. 2, comma primo, lett. b) d.lgs. 30/12/1992 n. 504

    Norma originaria sul presupposto impositivo dell'ICI il cui ambito interpretativo è stato chiarito dalle novelle legislative citate: per l'applicazione del criterio basato sul valore venale rileva la qualificazione urbanistica nel PRG adottato.

  • art. 59, comma primo, lett. f) d.lgs. 15/12/1997 n. 446

    Prevede l'ipotesi in cui il Comune possa riconoscere rimborsi; la Corte ha osservato che, di norma, le variazioni successive del PRG non danno diritto automatico a rimborsi per anni pregressi salvo riconoscimento comunale ai sensi di questa disposizione.

  • art. 96 c.p.c.

    Riferimento alla condanna per lite temeraria o colpa grave; la Corte ha escluso la colpa grave dato che non si trattava di manifesta ed evidente inammissibilità.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002 (inserito dall'art. 1, comma 17, l. n. 228/2012)

    Norma richiamata in relazione al contributo unificato: la Corte dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo da parte della ricorrente.

Massime di principio

  • La revocazione di una sentenza della Corte di cassazione è ammissibile solo per errori di fatto determinanti (art. 391-bis c.p.c. e art. 395 n.4 c.p.c.); non è lo strumento corretto per impugnare valutazioni o qualificazioni giuridiche degli atti.
  • In materia di ICI/IMU, l'edificabilità ai fini della determinazione della base imponibile si desume dalla qualificazione attribuita al terreno nel piano regolatore generale adottato dal Comune nell'anno d'imposta, indipendentemente dalla successiva approvazione regionale o dall'adozione di strumenti attuativi.
  • L'inizio del procedimento di trasformazione urbanistica (adozione del PRG) può incrementare il valore venale del terreno e giustificare l'applicazione del tributo anche prima dell'approvazione definitiva regionale; modifiche successive del piano incidono sul tributo in via periodica e non danno diritto automatico a rimborsi per gli anni precedenti, salvo riconoscimento comunale.
  • Le contestazioni che concernono la legittimità o la qualificazione giuridica di atti amministrativi devono essere dedotte con i mezzi e nei gradi processuali adeguati (es. ricorso amministrativo/giurisdizionale), mentre la revocazione della Cassazione non è idonea a rimettere in discussione valutazioni giuridiche già svolte.

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