Cassazione Civile, Sentenza n. 25/2025 del 02/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'Appello che aveva riconosciuto a Scotto Di Santillo Natale la comproprietà della scala, del corridoio e del terrazzino e aveva condannato i convenuti (inclusa la ricorrente) a rimuovere un palo che impediva l'accesso. Pugliese censurava soprattutto (1) l'erronea estensione alla sua posizione, contumace in primo grado e costituitasi solo in appello, del principio della non contestazione applicato ai convenuti costituitisi in primo grado; (2) l'ingiustificata attenuazione dell'onere probatorio (la cosiddetta probatio diabolica) nell'azione di rivendica, con conseguente accettazione di titoli e di una relazione tecnica di parte come prova sufficiente, pur trattandosi di atti dichiarativi o di semplici allegazioni difensive.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto i motivi di ricorso, rilevando che la non contestazione (art.115 c.p.c.) non è applicabile alla parte contumace nel primo grado e che, in presenza di litisconsorzio necessario, non si può regolare in modo difforme l'onere probatorio tra i vari convenuti. Ha quindi ritenuto illegittima l'attenuazione dell'onere probatorio operata dalla Corte d'Appello e la valutazione probatoria basata su atti dichiarativi e su una relazione tecnica di parte. La sentenza impugnata è stata cassata e la causa rinviata alla Corte d'Appello di Napoli in diversa composizione per un nuovo esame, con regolazione delle spese come indicato dalla Corte.
Norme richiamate
art. 115 c.p.c.
Salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero, nonché i fatti non specificamente contestati dalle parti costituite
La Corte afferma che il principio di non contestazione opera solo rispetto alle parti costituite e non può essere esteso alla parte contumace nel primo grado; la contumacia non equivale ad ammissione e il giudice deve comunque esigere la prova dei fatti costitutivi dalla parte che agisce
art. 948 cod. civ.
Norma che disciplina l'azione di rivendicazione; la Corte ricorda che per tale azione l'attore ha l'onere rigoroso della prova del titolo originario o della prova di possesso usucapione (probatio diabolica), salvo ipotesi tassative di attenuazione
art. 2697 cod. civ.
Regola l'onere della prova; la Corte richiama che non può operarsi un'attenuazione dell'onere probatorio a danno della parte contumace e che l'onere probatorio nella rivendica resta gravoso per l'attore salvo condizioni specifiche
art. 1988 cod. civ.
Norma collegata all'usucapione (interruzione, termini ecc.); citata in tema di prova dell'usucapione nella riconvenzionale proposta dai convenuti
art. 360 c.p.c.
Norma che elenca i motivi di ricorso per cassazione; il ricorso è stato proposto ai sensi di tale disposizione (n.3 e n.4) e la Corte l'ha ritenuto fondato
art. 111 Costituzione
Richiamata in relazione al diritto al giusto processo e al corretto esercizio del contraddittorio; la decisione tutela il rispetto delle garanzie processuali
art. 102, 116, 167, 291, 354 c.p.c.
Norme processuali richiamate in punto di istruttoria, ammissibilità delle prove e regole procedurali; la Corte valuta l'osservanza del corretto svolgimento del contraddittorio e delle regole probatorie
Massime di principio
- La contumacia di una parte nel primo grado non equivale a una ammissione dei fatti: la non contestazione (art.115 c.p.c.) opera solo verso le parti effettivamente costituite e non può essere estesa automaticamente al contumace che si costituisce in appello
- In presenza di litisconsorzio necessario la disciplina dell'onere probatorio deve essere applicata unitariamente a tutti i convenuti; non è ammissibile trattare diversamente soggetti del medesimo rapporto processuale quando ciò alteri il corretto contraddittorio
- Nell'azione di rivendica permane l'onere rigoroso della prova a carico dell'attore (probatio diabolica): l'attenuazione di tale onere è eccezionale e richiede presupposti chiari, non può derivare da mere deduzioni processuali o da riconvenzionali proposte da alcuni convenuti
- Titoli dichiarativi (testamenti, atti di divisione) e relazioni tecniche di parte non sostituiscono la prova piena del titolo originario o del possesso usucapione ultraventennale; vanno valutati con cautela e integrati da elementi probatori concreti
- La proposizione di una domanda riconvenzionale (es. usucapione) da parte di alcuni convenuti non può automaticamente ridurre l'onere probatorio verso altri convenuti che non abbiano aderito alle stesse domande o siano rimasti contumaci
- Se la Corte d'Appello ha applicato erroneamente regole probatorie o il principio di non contestazione, la decisione può essere cassata e la causa rinviata per nuovo esame in diversa composizione
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