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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17839/2025 del 12/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza di riesame che ha confermato il sequestro di somme e immobili ritenuti riconducibili alla famiglia Pecorelli. Contestano che il Tribunale non abbia valutato adeguatamente la legittima provenienza dei beni: in particolare sostengono che l'acquisto dell'immobile di via Vincenzo Valente fosse stato pagato dalla signora Pasqua Postiglione (nonno/primigenio donante) e non da Oscar Pecorelli, che non sia stato accertato il reddito e la capacità patrimoniale della Postiglione nel periodo rilevante, che l'immobile a Baia Domizia fosse stato legittimamente acquisito (con sentenza di dissequestro del 2012 a favore di Emilio Pecorelli) e che i versamenti sul conto della Carozza e i bonifici della Nuzzi fossero donazioni lecite riconducibili a disponibilità pregresse. Denunciano violazioni di legge (art. 606 c.p.p. lett. b) e altri vizi) e motivazione insufficiente/omissiva da parte del Tribunale del riesame.

La decisione

La Suprema Corte ha ritenuto i ricorsi manifestamente infondati e ha respinto le censure. La Corte ha confermato che, in materia di misure cautelari reali, il sindacato in Cassazione è limitato alla violazione di legge (mancanza o motivazione meramente apparente) e non consente una rivalutazione di merito né dell'interpretazione delle intercettazioni o della congruità delle provviste finanziarie. Ha ritenuto congrua la motivazione del Tribunale del riesame che ha indicato: a) della dubbia natura dei versamenti su conto intestato alla Carozza e della non congruità delle donazioni rispetto alla capacità reddituale della presunta donante; b) delle intercettazioni che ricondurrebbero effettiva disponibilità degli immobili al nucleo familiare Pecorelli/Carozza e indizi di rientro in patrimonio; c) dell'insufficienza della documentazione prodotta per colmare il gap temporale fra la formazione della provvista e il reinvestimento. In sintesi, nessun vizio di legge tale da giustificare annullamento è stato riscontrato e i provvedimenti di sequestro sono stati confermati.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p. (motivi di ricorso per cassazione)

    La Corte richiama la limitazione del sindacato in Cassazione: il ricorso è ammesso per violazione di legge e, quanto alla motivazione, solo la mancanza assoluta o la motivazione meramente apparente sono sindacabili; l'illogicità manifesta è di regola materia di merito e non sindacabile salvo i casi espressi dall'art. 606

  • art. 325 c.p.p. (ricorso in materia di misure cautelari reali)

    La Corte ricorda che il controllo di legittimità sulle misure cautelari reali è circoscritto alle violazioni di legge e alla presenza di motivazione inesistente o meramente apparente

  • legge 27 dicembre 1956, n. 1423, art. 4 e art. 3-ter legge 31 maggio 1965, n. 575

    Riferimento normativo utilizzato per precisare i limiti del ricorso in materia di misure di prevenzione (e per analogia sulle misure reali), in particolare che il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge

  • art. 240-bis c.p. (richiamato)

    Richiamato nel quadro delle censure sulla natura dei beni e sull'applicazione di norme che regolano misure patrimoniali; la Corte non ha ritenuto fondate le doglianze che invocavano violazioni legate a tale normativa

  • art. 125 c.p.p. e art. 321 c.p.p.

    Gli artt. richiamati attengono all'obbligo di motivazione degli atti giurisdizionali e alle forme del provvedimento: la Corte verifica che la motivazione del Tribunale del riesame non sia inesistente o meramente apparente

  • art. 192 c.p.p. (regole probatorie, richiamato in motivazione)

    La Corte sottolinea che i canoni epistemologici e valutativi (art. 192) regolano il ragionamento probatorio, ma la verifica della congruità probatoria è questione di merito non sindacabile in Cassazione salvo motivazione mancante o apparente

Massime di principio

  • In cassazione avverso provvedimenti cautelari reali il sindacato è limitato a violazioni di legge e a carenza o motivazione meramente apparente: non è consentita una rinnovata valutazione di merito o delle prove (es. intercettazioni, congruità reddituale).
  • Per contrastare un sequestro patrimoniale occorre dimostrare non solo l'esistenza di fonti lecite di provvista ma anche la catena documentale che colleghi temporalmente e causalmente tale provvista all'acquisto (colmare il 'gap' temporale tra formazione della provvista e reinvestimento).
  • La valutazione delle intercettazioni e delle correlazioni familiari relative alla disponibilità effettiva di beni è essenzialmente di merito: la Corte di legittimità non riforma tali valutazioni salvo che emerga una motivazione assente o meramente apparente.
  • La 'motivazione per relationem' è legittima se il giudice dimostra di aver preso cognizione e meditato il contenuto dell'atto cui si rinvia e se l'atto di riferimento è accessibile alle parti; pertanto non ogni semplice rinvio è vizio.
  • La mera produzione di documenti già valutati in sede di merito o la riformulazione di interpretazioni alternative non è sufficiente in Cassazione a far prevalere la tesi dell'offeso: bisogna invece individuare un preciso vizio di legge o di motivazione.
  • Quando si invoca la legittimità di donazioni o atti a titolo gratuito provenienti da parenti (es. nonni, zii), è essenziale dimostrare la capacità economica del donante nel momento dell'atto e la tracciabilità dei fondi impiegati.

Testo integrale

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