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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26601/2025 del 21/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente è indagato per istigazione a delinquere (art. 414 c.p.) per aver pubblicato post e video che, secondo l'accusa, esaltano l'uso della violenza, il possesso di armi e il commercio di stupefacenti. Il Tribunale di Piacenza aveva confermato il sequestro preventivo di tipo impeditivo (art. 321 co.1 c.p.p.) disposto dal GIP. La difesa ha dedotto la mancanza del fumus commissi delicti invocando: (i) l'irrilevanza di precedenti giurisprudenziali richiamati (apologia vs istigazione); (ii) l'archiviazione del procedimento per concorso in tentato omicidio che renderebbe irragionevole il mantenimento del sequestro; (iii) il carattere artistico/iperbolico delle espressioni (brani e testi del genere trap) che sarebbero mere autocelebrazioni e non istigazione. Il Tribunale ha ritenuto invece che i contenuti descritti e pubblicati su un profilo social aperto e seguito da molti utenti possano avere ricadute offensive e evocare azioni delittuose di prossimo compimento, integrando il fumus dell'istigazione.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione perché proposto per motivi non consentiti (ricorso in cassazione contro provvedimento cautelare è consentito solo per violazione di legge) e perché le censure difensive sono manifestamente infondate. La motivazione del Tribunale è stata ritenuta comprensibile e aderente alla contestazione provvisoria; inoltre il controllo giurisdizionale deve comprendere un esame non meramente cartolare degli indizi in relazione al fumus. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro 3.000 ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 324 c.p.p.

    Richiamata per indicare la costituzione del Tribunale di Piacenza nel riesame del provvedimento cautelare

  • art. 321 co.1 c.p.p.

    Norma che disciplina il sequestro preventivo di tipo impeditivo; applicata per giustificare il provvedimento cautelare confermato

  • art. 414 c.p.

    Delitto contestato (istigazione a delinquere); la decisione considera punibile anche l'istigazione di carattere generale non collegata a fatto specifico

  • art. 325 c.p.p.

    Richiamato per spiegare la limitazione dei motivi di ricorso per cassazione (ricorso proponibile per violazione di legge)

  • art. 616 c.p.p.

    Norma invocata per irrogare la sanzione pecuniaria in caso di ricorso inammissibile

Massime di principio

  • L'istigazione a delinquere può essere configurata anche quando i messaggi non sono collegati a un fatto specifico: la norma punisce l'esortazione generale alla commissione di reati.
  • La pubblicazione di contenuti su profili social aperti e con ampia audience aumenta la rilevanza penale dei messaggi perché crea concrete condizioni di diffusione e potenziale imitazione.
  • Espressioni e testi artistici (es. testi musicali di genere 'trap') non godono di una protezione automatica: il carattere artistico non esclude la rilevanza penale se il contenuto ha efficacia istigatoria o evocativa di condotte delittuose.
  • Nel riesame di misure cautelari (sequestro preventivo) il giudice deve compiere un controllo non meramente formale sul fumus del reato, valutando anche, se di immediato rilievo, profili dell'elemento soggettivo.
  • In Cassazione i motivi sono limitati alla violazione di legge; i vizi di motivazione sono sindacabili solo se così gravi da rendere la motivazione del tutto mancante o priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza.
  • Un ricorso dichiarato inammissibile comporta normalmente condanna alle spese e può comportare una sanzione pecuniaria a carico del ricorrente.

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