Cassazione Civile, Sentenza n. 21174/2021 del 23/07/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente aveva impugnato la decisione di merito chiedendo l'accertamento dell'illegittimità del contratto di appalto tra Sogei e Almaviva Contact, sostenendo che il rapporto di lavoro fosse in realtà una somministrazione/ interposizione illecita di manodopera e che dovesse essere accertato il rapporto di lavoro diretto con Sogei. In cassazione ha censurato la motivazione della Corte d'Appello (violazioni procedurali e di legge), la ripartizione dell'onere della prova e la valutazione delle risultanze istruttorie e documentali.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la valutazione del giudice di merito che escludeva l'interposizione illecita e ricostruiva un appalto lecito: i lavoratori di Almaviva operavano in locali distinti, non vi era commistione con i dipendenti Sogei, Sogei non interferiva nell'attività lavorativa, l'organizzazione del servizio (turni, controlli, numero lavoratori) era gestita dall'appaltatore (Almaviva) e quest'ultima assumeva il rischio d'impresa. La Corte ha ritenuto inammissibili le censure di merito sulla valutazione probatoria, richiamando il limite del sindacato di legittimità sulle valutazioni di fatto, e ha respinto le doglianze procedurali. Ha condannato la ricorrente alle spese di giudizio e dato atto dell'ulteriore contributo unificato se dovuto.
Norme richiamate
art. 118 disp. att. cod. proc. civ.
Contestata dalla ricorrente in relazione all'uso di precedenti; la Corte non ha ritenuto che vi fosse nullità per inconferenza dei precedenti.
art. 112 cod. proc. civ.
Richiamato nella censura sulla violazione dei principi del contraddittorio e della motivazione; la Cassazione ha ritenuto infondate le doglianze procedurali.
art. 115 cod. proc. civ.
La ricorrente ha lamentato l'utilizzo di materiale probatorio estraneo al processo; la Corte di legittimità non ha ravvisato violazione rilevante idonea a determinare la nullità.
artt. 20-29 d.lgs. n. 276/2003
Riferiti in tema di somministrazione/interposizione; la Corte ha valutato la fattispecie alla luce dei criteri normativi e giurisprudenziali per distinguere appalto lecito da interposizione illecita.
art. 1655 cod. civ.
Richiamato come norma base sull'appalto d'opera; la Corte ha ritenuto che gli elementi concreti fossero compatibili con un appalto e non con interposizione illecita.
art. 2697 cod. civ.
Evocato in relazione alla ripartizione dell'onere della prova; la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione del principio secondo cui il ricorrente deve provare i fatti che deduce (es. attività svolta per conto del committente) mentre il resistente deve provare l'esistenza di un appalto lecito e l'assunzione del rischio d'impresa.
art. 23, comma 8-bis, d.l. n. 137/2020 conv. in legge n. 176/2020
Richiamato per indicare che il ricorso è stato trattato con discussione orale ai sensi della norma citata.
art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.
Richiamato insieme alla giurisprudenza delle Sezioni Unite (sent. n. 8053/2014) per precisare i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione: la Cassazione controlla solo vizi gravi e specifici della motivazione e non può rimettere in discussione valutazioni di fatto.
sentenza Sezioni Unite n. 8053/2014
Interpretata come riduzione al minimo del sindacato di legittimità sulla motivazione; la Corte l'ha invocata per dichiarare inammissibili le censure meramente critiche sulla valutazione probatoria.
D.P.R. n. 115/2002, art. 13, commi 1-bis e 1-quater
Richiamati in relazione all'obbligo per la ricorrente, se dovuto, del versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso.
Legge n. 1369/1960
Evocata dalla ricorrente come precedente giurisprudenziale improprio; la Corte ha ritenuto non determinante il richiamo a discipline anteriori rispetto alla fattispecie valutata.
Massime di principio
- La distinzione tra appalto lecito e interposizione illecita si basa sulla valutazione fattuale: elementi rilevanti sono la commistione dei lavoratori, la presenza di interferenze/direzione del lavoro da parte del committente, l'organizzazione del servizio e l'assunzione del rischio d'impresa da parte dell'appaltatore.
- Chi deduce l'illiceità dell'appalto deve provare i fatti costitutivi della propria pretesa (es. che lavorava sotto la direzione del committente e che quest'ultimo non era soggetto autorizzato alla somministrazione); il committente/appaltatore deve dimostrare l'esistenza di un appalto effettivo e l'autonomia dell'appaltatore (art. 2697 c.c.).
- La valutazione di documenti e testimonianze è rimessa al giudice del merito: la Cassazione non riesamina i fatti salvo vizio di diritto o macroscopica illogicità/contraddittorietà della motivazione.
- In sede di impugnazione in Cassazione, le censure di mera valutazione probatoria o di sufficienza della motivazione sono in genere inammissibili se non contestano difetti strutturali della motivazione (mancanza assoluta, contraddittorietà insanabile, motivazione incomprensibile).
- Per difendere la tesi dell'appalto lecito conviene conservare e produrre documentazione contrattuale chiara (contratto di appalto, clausole che dimostrino organizzazione e rischio d'impresa), prove sull'autonomia operativa dell'appaltatore (luoghi separati, organigrammi, assunzione dei rischi economici) e testimonianze che attestino l'assenza di interferenza del committente.
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