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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 06620/2026 del 19/03/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Controversia sulla validità della clausola di riserva della proprietà inserita nel contratto di compravendita del 12/12/2006 con la quale il venditore (Consonni) si riservava la quota millesimale relativa ai locali adibiti a portineria ed alloggio del portiere. Questione centrale: se l'ex alloggio del portiere fosse ancora parte comune ai sensi dell'art. 1117 n.2 c.c. (condominialità) o se avesse perso tale destinazione per delibere, uso costante e locazioni, venendo a rientrare nella comunione ordinaria (art.1100 e segg.). Se la natura fosse divenuta di comunione ordinaria, il venditore avrebbe potuto riservarsi la quota e chiedere lo scioglimento della comunione, divisione o indennizzo e i frutti delle locazioni. Altri profili: domanda riconvenzionale della compratrice Perduca per mancata consegna del certificato di collaudo; questioni istruttorie (ammissione prove e documenti), termini e ammissibilità di atti processuali, e ripartizione delle spese processuali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il secondo motivo di ricorso principale (sulla questione della perdita della natura condominiale dei locali e conseguente applicazione della disciplina della comunione ordinaria), assorbendo gli altri motivi. Ha cassato la sentenza della Corte d'appello nella parte relativa a tale motivo e ha rinviato la causa alla Corte d'appello di Milano in diversa composizione affinché riesamini la natura giuridica dell'ex alloggio del portiere e le relative conseguenze (scioglimento della comunione, eventuale diritto del ricorrente alla divisione o ai frutti). Ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale condizionato proposto dai condòmini Prosdocimi/Locatelli/Melodia. In sede preliminare la Cassazione ha escluso l'ammissione di documenti prodotti tardivamente e ha deciso su varie eccezioni procedurali (tra cui regolarità delle certificazioni della sentenza depositata). Sulla questione del certificato di collaudo la Corte d'appello dovrà comunque riesaminare i profili di merito in esito al rinvio. Spese e altre determinazioni sono demandate al giudice di rinvio.

Norme richiamate

  • art. 1117 c.c. n. 2

    Definisce quali parti possono essere comuni all'edificio (es. locali destinabili ad alloggio del portiere). La Corte chiarisce che la condominialità richiede destinazione espressa o di fatto alla data di costituzione del condominio e può cessare se viene meno la destinazione al servizio comune, anche per uso costante dei condòmini.

  • art. 1100 c.c.

    Disciplina la comunione ordinaria: una volta venuta meno la destinazione condominiale, si applica la disciplina della comunione ordinaria tra i partecipanti (diritti e doveri pro quota, possibilità di scioglimento).

  • art. 1111 c.c.

    Regole sulla divisione della comunione: la Corte indica che, se il bene è ritornato alla comunione ordinaria, ciascun partecipante può chiedere lo scioglimento della comunione ai sensi di tale disciplina.

  • art. 1136 c.c.

    Regola le maggioranze assembleari. La Corte distingue tra la delibera di soppressione del servizio di portierato (che richiede la maggioranza qualificata prevista) e la cessazione della destinazione per uso costante o locazione, che può comportare la perdita di condominialità anche senza deliberazione unanime.

  • art. 1138 c.c.

    Rilevante per gli effetti delle deliberazioni assembleari e per i diritti dei singoli condòmini: la Corte osserva i limiti delle delibere e quando esse incidono sulla destinazione delle parti comuni.

  • art. 1117-ter c.c.

    Consente la modifica della destinazione d'uso delle parti comuni mediante delibera per esigenze condominiali; la Corte richiama la possibilità di mutamento di destinazione anche per delibera conforme a tale norma.

  • art. 1101 c.c.

    Si riferisce alla gestione dei frutti e spese nella comunione: la Corte esamina se al ricorrente spettino i frutti pro quota in caso di riconoscimento della comunione ordinaria.

  • art. 1338 c.c.

    Riguarda l'omissione di consegna di documenti contrattuali; era richiamato nella domanda del ricorrente per ottenere risarcimento dalla compratrice, ma la Corte d'appello aveva dichiarato la domanda tardiva.

  • art. 1418 e 1419 c.c.

    Norme sulla nullità contrattuale e sui suoi effetti economici (reintegrazione del sinallagma). Il ricorrente deduce che la nullità parziale della clausola avrebbe dato diritto a un indennizzo; il Collegio ha assorbito tali questioni rinviando il merito al giudice di rinvio.

  • art. 360 c.p.c. comma 1 n. 5

    Motivo di cassazione per omesso esame di un fatto decisivo; invocato dal ricorrente rispetto al rigetto delle istanze istruttorie.

  • art. 183 c.p.c.

    Regola le memorie nel processo civile; rilevanza nella valutazione di ammissibilità delle eccezioni e delle domande formulate in memoria (es. domanda ex art. 1338 c.c.).

  • art. 369, 372, 378 c.p.c.

    Norme processuali sulla proposizione del ricorso per cassazione e sull'ammissione dei documenti e delle memorie; la Corte ha pronunciato sull'ammissibilità di documenti e sulla tempestività delle notificazioni e dei depositi.

  • art. 88, 91, 92 c.p.c.

    Discipline sui compensi, liquidazione e spese di lite: il ricorrente denunciava eccessività delle spese, questione che la Cassazione ha rimessa al giudice di rinvio insieme ad altre determinazioni di carattere economico.

  • art. 6 d.P.R. n. 380/2001

    Norma del Testo Unico dell'edilizia richiamata dalla difesa in relazione al certificato di collaudo; la Corte d'appello aveva ritenuto rilevante l'obbligo contrattuale di consegna del certificato di collaudo ai fini dell'alienazione.

Massime di principio

  • Per stabilire se un locale era parte comune ai sensi dell'art. 1117 n.2 c.c. occorre accertare la destinazione al servizio comune all'atto di costituzione del condominio: la destinazione può essere espressa o di fatto
  • La perdita della natura condominiale di locali destinati a portineria può derivare non solo da una delibera formale ma anche dalla pratica costante, dall'uso univoco e dalla locazione a terzi; in tal caso si applica la disciplina della comunione ordinaria (art. 1100 e segg.)
  • La trasformazione della natura del bene da condominiale a comunione ordinaria ha rilevanti effetti patrimoniali: il principio "accessorium sequitur principale" non opera più e ciascun partecipante può chiedere scioglimento o divisione e percepire frutti pro quota
  • Per modificare un regolamento contrattuale vincolante servono i quorum prescritti; tuttavia la cessazione effettiva della destinazione d'uso può prescindere dall'unanimità se risulta dall'uso o da atti idonei degli stessi condomini
  • In vendite immobiliari è importante verificare e consegnare la documentazione tecnica (es. certificato di collaudo) prevista dal contratto; la mancata consegna può dar luogo a domande riconvenzionali e a conseguenze per la trasferibilità
  • In sede processuale la tempestività di depositi e la correttezza delle attestazioni sulla sentenza impugnata sono requisiti formali essenziali: documenti prodotti tardivamente o senza il rispetto dei termini possono essere inammissibili
  • Se la sentenza di merito omette di esaminare fatti decisivi (es. prova dell'uso costante o di delibere assembleari), la Corte di legittimità può cassare e rinviare per nuovo esame del merito

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