Cassazione Civile, Sentenza n. 28356/2023 del 10/10/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Controversia sulla proprietà di alcuni beni immobili (capannone e terreni) pignorati da MPS Gestione Crediti in danno di Prylene S.r.l.; Coinar-Bruni S.p.A. aveva proposto opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c., sostenendo di essere piena proprietaria dei beni. Prylene sosteneva di essere titolare del cosiddetto "dominio diretto" (diritto del concedente in presenza di enfiteusi/livello) in forza di un acquisto del 1993. In primo e secondo grado i giudici hanno ritenuto sussistente un giudicato esterno favorevole a Coinar-Bruni (sentenze precedenti del Tribunale di Cassino e della Corte d'appello di Roma) e, comunque, hanno ritenuto insussistenti i titoli invocati da Prylene; inoltre Prylene è stata condannata, insieme alla banca, al pagamento di una somma ai sensi dell'art. 96 c.p.c. per responsabilità processuale aggravata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Prylene S.r.l., confermando la decisione della Corte d'appello che aveva accolto l'opposizione di terzo di Coinar-Bruni S.p.A. e aveva escluso di fatto diritti di Prylene sui beni. La Cassazione ha ritenuto infondati e/o inammissibili i vari motivi di ricorso, richiamando il carattere preclusivo del giudicato esterno già formatosi su identica questione e l'insufficiente specificazione degli atti e dei motivi nel ricorso (violazione art. 366 c.p.c.). È stata altresì confermata la condanna di Prylene (in solido con MPS) ai sensi dell'art. 96 c.p.c. per responsabilità processuale aggravata; in accoglimento parziale delle posizioni, le spese di cassazione sono poste a carico della ricorrente in favore di Coinar-Bruni per Euro 8.000,00 oltre oneri, mentre le spese dei rapporti con MPS sono compensate.
Norme richiamate
art. 619 c.p.c.
Norma che disciplina l'opposizione di terzo all'esecuzione; la Corte ha ritenuto che l'opposizione proposta da Coinar-Bruni fosse fondata in ragione del giudicato esterno sulla proprietà dei beni.
art. 96 c.p.c.
Prevede la condanna per responsabilità processuale aggravata; è stata confermata la condanna di Prylene (e della banca) per resistenza di mala fede/pervicace dopo plurime pronunce sfavorevoli.
art. 360 c.p.c. (numeri 3, 4, 5)
Criteri di ammissibilità dei motivi di cassazione (violazione di legge, error in procedendo, omesso esame di fatto decisivo). La Corte ha dichiarato infondati o inammissibili i motivi di ricorso per carenza di specificità e per il prevalere del giudicato esterno.
art. 2909 c.c.
Riferimento alla disciplina del giudicato e degli effetti delle sentenze; la Corte si è richiamata al principio che il giudicato esterno preclude il riesame delle stesse questioni tra le medesime parti.
art. 2644 c.c.
Norma sulla trascrizione degli atti immobiliari; menzionata nelle censure sulla titolarità e opponibilità dei diritti reali, ma la Corte ha ritenuto le questioni sulla trascrizione precluse dal giudicato.
art. 2697 c.c.
Regola l'onere della prova; la Corte ha richiamato che la ricorrente non ha fornito prova sufficiente dei titoli invocati e non ha specificato adeguatamente gli atti richiamati.
artt. 957, 961, 971 c.c.
Norme in tema di enfiteusi e livello (diritti reali limitati); la questione se Prylene detenesse il dominio diretto in quanto concedente di enfiteusi è stata comunque esclusa in virtù del giudicato e della mancanza di prova del titolo.
art. 115 e 116 c.p.c.
Principi in tema di attività probatoria e valutazione della prova; la Corte ha ritenuto che la motivazione di merito sull'assenza di prova del titolo di Prylene non fosse censurabile in cassazione.
art. 366 c.p.c. (comma 1, nn. 3 e 6)
Prescrive l'obbligo di specificare con precisione gli atti e i motivi del gravame; la Corte ha dichiarato parte dei motivi inammissibili per carenza di specificità rispetto agli atti e alle statuizioni impugnate.
art. 13, comma 1‑quater del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 (introdotto dall'art. 1, co. 17, legge 24 dicembre 2012 n. 228)
Richiamato in relazione ai presupposti per l'applicazione di talune statuizioni di spesa; la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti previsti dalla norma.
Massime di principio
- Un giudicato esterno (sentenza passata in giudicato) su identica questione di diritto reale immobiliare ha efficacia preclusiva: impedisce che le stesse parti ripropongano in altri giudizi la medesima domanda sostanziale, compresa la variante relativa a diritti reali limitati (es. dominio diretto in presenza di enfiteusi).
- In opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c. è essenziale provare il titolo invocato; la mancata prova documentale o la presenza di pronunce definitive favorevoli alla controparte rendono la domanda preclusa.
- Per la Corte di legittimità i motivi di cassazione devono indicare con precisione gli atti, il petitum e la causa petendi previsti dall'art. 366 c.p.c.; l'assenza di richiami puntuali comporta l'inammissibilità di molte censure.
- La reiterata resistenza in giudizio nonostante plurime pronunce e sentenze definitive sfavorevoli può integrare mala fede o colpa grave e giustificare la condanna per responsabilità processuale aggravata ex art. 96 c.p.c.
- Questioni nuove non dedotte in appello o non specificamente impugnate sono inammissibili in sede di legittimità: la Cassazione non riesamina fatti o profili non oggetto dell'appello.
- Quando più pronunce (anche della Cassazione) hanno già qualificato l'ambito del giudicato, la parte non può ottenere in sede successiva un diverso accertamento della stessa pretesa, salvo che non si dimostri l'errore di oggetto o l'assenza del precedente petitum.
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