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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11457/2025 del 21/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto l'unificazione in sede esecutiva ex art. 671 cod. proc. pen. di due vicende giudicate separatamente: 1) sentenza del GIP del Tribunale di Forlì del 7/2/2017 (divenuta irrevocabile il 1/7/2021) per tentata rapina aggravata, lesioni aggravate e resistenza commessi il 17/10/2016 (con arresto in flagranza); 2) sentenza del Tribunale di Ferrara dell'11/12/2019 (divenuta irrevocabile l'8/12/2023) per tentativo di furto e simulazione di reato commessi il 24/5/2017. Il Tribunale dell'esecuzione ha rigettato la richiesta ritenendo che manchino elementi indicativi di una preventiva programmazione/continuazione: eterogeneità delle condotte e dei reati, distanza spaziale e temporale e assenza di indici che provino la preordinazione dei fatti. Il ricorrente ha impugnato sostenendo la violazione dell'art. 671 c.p.p. e che i reati sarebbero da considerare commessi nello stesso contesto spazio-temporale, rilevando anche che i fatti della seconda sentenza erano stati unificati in sede di cognizione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso infondato. Ha richiamato la giurisprudenza delle Sezioni Unite e dei precedenti di legittimità sui criteri per riconoscere la continuazione anche in sede esecutiva (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, programmazione preventiva almeno nelle linee essenziali). Ha confermato che il giudice dell'esecuzione ha fatto una verificazione concreta e motivata, rilevando l'assenza di elementi di preventiva programmazione, il notevole lasso di tempo fra i fatti, le differenze nelle modalità e l'arresto in flagranza come fattore di cesura. Pertanto il rigetto dell'istanza di unificazione è legittimo. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma invocata per ottenere l'unificazione in sede esecutiva: la Corte ricorda che il riconoscimento della continuazione in esecuzione richiede verifica degli indicatori concreti (omogeneità, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità e preventiva programmazione) e non può basarsi su singoli elementi isolati

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese del procedimento in caso di rigetto del ricorso: applicata per condannare il ricorrente alle spese

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva richiede la verifica concreta e motivata di molteplici indici (omogeneità dei reati, contiguità spazio-temporale, modalità esecutive, sistematicità, preventiva programmazione); non è sufficiente un singolo elemento isolato
  • L'esistenza di un significativo lasso di tempo tra i fatti e differenze rilevanti nelle modalità e nel contesto spaziale pesa contro il riconoscimento della continuazione
  • L'arresto in flagranza o i periodi di detenzione interposti costituiscono, di regola, una cesura idonea a far venir meno l'ipotesi di un programma criminoso unitario, sebbene la detenzione non sia automaticamente decisiva e richieda comunque valutazione concreta
  • La mera unificazione in sede di cognizione non determina automaticamente l'unificazione in sede esecutiva: il giudice dell'esecuzione deve compiere una autonoma valutazione degli indici di continuazione
  • In presenza di elementi concreti contrari (es. arresto immediato, distanza temporale, eterogeneità delle condotte) il rigetto della richiesta di unificazione è legittimo e il ricorrente può essere condannato alle spese

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