Cassazione Civile, Sentenza n. 26705/2020 del 24/11/2020
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente chiedeva il riconoscimento della qualità di coerede e la dichiarazione che metà (in realtà avrebbe dovuto essere 1/4 dato il numero dei coeredi) del relictum le spettava, asserendo che beni ereditari (due immobili e una collezione di francobolli) erano stati venduti e con il ricavato la controparte aveva acquistato un terreno e costruito un compendio immobiliare intestato formalmente al marito Trimarchi Giovanni; perciò chiedeva accertamento di simulazione dell'intestazione, acquisizione al patrimonio ereditario e divisione o attribuzione della quota richieste, oltre alle spese.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato i rilievi della corte d'appello: 1) le domande, poste non solo in petizione ma orientate alla divisione e al riconoscimento di quote (nonché alla simulazione), implicavano ipotesi di litisconsorzio necessario e quindi l'assenza del contraddittorio con tutti i coeredi ha impedito una pronuncia favorevole; 2) la ricorrente non ha fornito la prova necessaria dell'identità dei beni ereditari originari, del prezzo delle vendite o comunque del valore dei beni, richieste per quantificare la propria pretesa (art. 535 c.c. applicato); 3) la richiesta tardiva di ulteriore termine per integrare il contraddittorio è stata correttamente ritenuta intempestiva; 4) le ammissioni riferite al giudizio di separazione riguardavano soltanto rapporti fra coniugi e non dimostravano una simulazione che coinvolgesse la ricorrente; pertanto la pronuncia di merito è immune dai vizi dedotti. Il ricorso è dichiarato infondato; la ricorrente condannata alle spese di giudizio e al versamento dell'ulteriore contributo unificato ove dovuto.
Norme richiamate
art. 535 c.c.
Stabilisce che chi in buona fede ha alienato beni ereditari è tenuto a restituire il ricavato; in mala fede è tenuto a corrispondere il valore. La Corte ha richiesto prova del prezzo delle vendite o del valore dei beni per quantificare la pretesa della coerede.
art. 533 c.p.c.
Norma sul litisconsorzio: la Corte ha analizzato la regola del litisconsorzio necessario e ritenuto applicabile quando le domande implicano la divisione dell'asse o accertamenti di proprietà sulla comunione ereditaria.
art. 153 c.p.c.
Richiama la necessità di tempestività per ottenere la rimessione in termini o la concessione di un termine ulteriore; la corte ha ritenuto intempestiva la domanda di nuovo termine per integrare il contraddittorio.
art. 331 c.p.c.
Norme sul procedimento e sulle udienze; citata insieme ad art.153 nella censura sulla mancata concessione del termine, valutata però infondata per tardività.
art. 111 Cost.
Richiamata nella doglianza relativa al principio del giusto processo; la Corte ha ritenuto che l'eventuale integrazione del contraddittorio sarebbe stata ininfluente sull'esito e dunque non necessaria ai fini del giudizio di legittimità.
art. 360 c.p.c.
Fondamento della censura per violazione di norme di diritto nei motivi di cassazione; la Corte ha esaminato i motivi e li ha ritenuti infondati.
art. 184-bis c.p.c.
Riferita in tema di rimessione in termini e comparata con l'art.153 per stabilire la necessità di tempestività nella richiesta di rinnovazione del termine processuale.
art. 102 c.p.c.
Norma sul litisconsorzio necessario; la Corte ha richiamato che controversie riguardanti la proprietà di un immobile facente parte della comunione ereditaria richiedono il contraddittorio di tutti i coeredi.
art. 13 D.P.R. n. 115/2002
comma 1-quater e comma 1-bis
Norme relative al contributo unificato; la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per l'ulteriore versamento del contributo unificato da parte della ricorrente.
Massime di principio
- Se la domanda ereditaria mira non solo al riconoscimento della qualità di erede ma anche alla divisione dell'asse o al riparto pro quota del valore, è molto probabile che scatti il litisconsorzio necessario: tutti i coeredi devono essere chiamati in causa.
- Per chiedere la restituzione di beni ereditari venduti o la quota sul loro realizzo è indispensabile provare l'identità dei beni originari e il prezzo o il valore delle vendite; senza tali elementi la pretesa non è valutabile.
- Chi ha alienato beni ereditari in buona fede è tenuto a restituire il ricavato; in caso di mala fede è tenuto a corrispondere il valore (art. 535 c.c.). La scelta tra restituzione del prezzo o corresponsione del valore dipende dalla buona o mala fede del possessore.
- Le ammissioni rese in procedimenti tra coniugi non sono automaticamente idonee a provare fattispecie di simulazione nei confronti di terzi: bisogna dimostrare un accordo simulatorio che coinvolga le parti del negozio (compresi i venditori), non solo dichiarazioni interne al rapporto coniugale.
- La richiesta di proroga o di rimessione in termini per integrare il contraddittorio deve essere tempestiva: la legge e la giurisprudenza richiedono un'immediata reazione all'evento che rende preclusa l'attività processuale.
- Se l'integrazione del contraddittorio o altre attività processuali sarebbero ininfluenti sull'esito del giudizio, la mancata regolarità formale può essere considerata 'defatigante' e non idonea a infirmare la decisione; tuttavia questa valutazione è discrezionale e dipende dal concreto incidenza delle omissioni.
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