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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18963/2025 del 21/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Catanzaro per illegittima applicazione dell'aumento di pena a titolo di continuazione (art. 81 cod. pen.) con riferimento al capo 10), in quanto dalla ricostruzione fattuale non emergerebbero due distinte cessioni di stupefacente ma un unico 'episodio'; dedotta altresì carenza di motivazione in relazione all'individuazione della pena base e dell'aumento applicato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato senza rinvio la parte della sentenza impugnata relativa all'applicazione dell'art. 81 cod. pen. sul capo 10), perché mancavano elementi certi di due distinte cessioni (la sentenza di merito parla di 'episodio' e la ricostruzione è equivoca). In questa sede la Corte ha rideterminato il trattamento sanzionatorio eliminando l'aumento per continuazione, fissando la pena in anni 4 di reclusione ed euro 18.000 di multa; ha sostituito la pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici con interdizione dai pubblici uffici per anni 5 (ai sensi dell'art. 29 cod. pen.) e ha revocato la pena accessoria dell'interdizione legale in quanto la pena principale è divenuta inferiore alla soglia prevista (art. 32 cod. pen.). L'assoluzione pronunciata dalla Corte d'appello sul capo 1) è rimasta incontestata.

Norme richiamate

  • art. 74 d.P.R. n. 309/1990

    Norma che definisce fattispecie di reato in materia di stupefacenti; nel giudizio era il riferimento normativo per le imputazioni connesse al traffico di stupefacenti (capo 1)). La sentenza di merito ha assolto il ricorrente rispetto a tale capo.

  • art. 81 cod. pen.

    Aumento di pena per continuazione: la Corte ha interpretato che può essere applicato solo quando siano provati più fatti distinti e la loro connessione; in presenza di un'unica 'episodio' o di ricostruzione equivoca, l'aumento non può trovare applicazione. La Cassazione ha perciò annullato l'applicazione di tale aumento con riferimento al capo 10).

  • art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309/1990

    Disposizione sanzionatoria per specifiche condotte in materia di stupefacenti; è stata richiamata per la rideterminazione della pena principale una volta eliminato l'aumento ex art. 81.

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Articolo richiamato nel motivo di ricorso come presunta violazione procedurale connessa alla motivazione; la Corte di Cassazione ha comunque deciso sul piano della valutazione della prova e della motivazione, ritenendo illegittima l'applicazione dell'aumento per continuazione.

  • art. 29 cod. pen.

    Consente la sostituzione delle pene accessorie; la Corte ha disposto la sostituzione dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici con interdizione temporanea di anni 5 in conseguenza della rideterminazione della pena principale.

  • art. 32 cod. pen.

    Norma relativa all'interdizione legale: la Corte ha revocato tale pena accessoria in ragione della riduzione della pena principale al di sotto della soglia prevista per la sua applicazione.

Massime di principio

  • L'aumento di pena per continuazione (art. 81 c.p.) richiede la prova, nella motivazione, di più fatti materiali distinti e della loro connessione: la semplice ricostruzione ambigua o la qualificazione di un'unica 'episodio' escludono l'aumento.
  • Quando la motivazione del giudice di merito è equivoca sulla natura e sul numero degli eventi contestati, la Cassazione può annullare l'applicazione di aggravanti e, se possibile, rideterminare la pena senza rinvio.
  • La rideterminazione della pena principale può comportare la modifica o la revoca delle pene accessorie (art. 29 e art. 32 c.p.); è necessario verificare le soglie previste dalla legge per l'applicazione di ciascuna accessoria.
  • In sede di impugnazione è fondamentale contestare compiutamente la mancanza di elementi a carico riguardo alla pluralità degli episodi: l'onere di dimostrare la sussistenza di atti distinti ricade sull'accusa e deve emergere chiaramente nella motivazione.
  • La terminologia usata nella sentenza (es. 'episodio') e la corrispondente ricostruzione fattuale devono essere valutate con attenzione: parole che indicano un singolo fatto possono impedire l'uso di istituti che presuppongono pluralità di condotte.

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