Cassazione Civile, Ordinanza n. 33357/2023 del 30/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha rilevato che, decorso il termine previsto dall'art. 380-bis c.p.c. senza richiesta di decisione, il ricorso deve intendersi rinunciato. Di conseguenza ha dichiarato estinto il giudizio di cassazione ai sensi dell'art. 391 c.p.c., con condanna della ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente, liquidate in euro 2.800,00 oltre spese prenotate a debito.
Esito
Favorevole al resistente (agente riscossione)
La controversia
La parte contribuente ha impugnato per cassazione una sentenza della commissione tributaria regionale, articolando due motivi di ricorso. Tuttavia, il ricorso non risulta depositato dalla ricorrente; è stato invece iscritto a ruolo dall'agente della riscossione. Nel procedimento è stata depositata una proposta di definizione accelerata per improcedibilità ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., e non è pervenuta, entro quaranta giorni, alcuna richiesta di decisione del ricorso da parte della ricorrente.
Norme richiamate
art. 380-bis c.p.c.
La mancata richiesta di decisione del ricorso nel termine di quaranta giorni comporta che il ricorso si intende rinunciato.
art. 391 c.p.c.
La rinuncia implicita del ricorso determina l'estinzione del giudizio di cassazione.
Massime di principio
- Nel rito camerale accelerato di cassazione, se viene depositata una proposta di definizione per improcedibilità e la parte ricorrente non chiede la decisione entro il termine assegnato, il ricorso si considera rinunciato.
- La mancata attivazione della parte ricorrente nel termine previsto produce l'estinzione del giudizio di legittimità, senza esame dei motivi di ricorso.
- L'estinzione del giudizio per rinuncia implicita comporta la condanna della parte ricorrente alle spese in favore della parte controricorrente.
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