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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 937/2025 del 15/01/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Commissione tributaria regionale che aveva confermato l'accertamento IRPEF emesso nei confronti del ricorrente per gli anni 2007 e 2008, fondato sull'attribuzione al Curnis, in concorso con altro socio, del concreto coinvolgimento nella gestione della società ESSE.GI. s.r.l. e nell'emissione di fatture per operazioni inesistenti (con conseguente qualificazione dei proventi come illeciti ai sensi dell'art. 14 l. n. 537/1993). Il ricorrente deduceva, fra l'altro, violazione del diritto di difesa e carenze/mancata motivazione circa la sua qualifica (amministratore di fatto / socio al 50%) nonché vizi logici nella determinazione del reddito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in quanto tutti i motivi erano formulati in modo inidoneo o comunque inammissibili: mancata specificazione di fatti storici decisivi (ai sensi dell'art. 360 n.5 c.p.c.), applicazione della disciplina della 'doppia conforme' (art. 348-ter c.p.c.) che impedisce il sindacato in cassazione su argomentazioni di merito ripetute in primo e secondo grado, deduzioni introdotte solo in memoria non esaminabili, e censure non adeguatamente inquadrate secondo i paradigmi dell'art. 360 c.p.c. Sostanzialmente la Corte ha ritenuto insindacabile in questa sede l'apprezzamento di fatto della CTR, basato su elementi probatori (anche penali) che attestavano il fattivo coinvolgimento del Curnis nelle operazioni illecite e la conseguente impossibilità di riconoscere i costi ai sensi dell'art. 14 l. n. 537/1993. Il ricorrente è stato condannato alle spese di lite (euro 10.000,00 oltre oneri) e al versamento dell'ulteriore contributo unificato previsto.

Norme richiamate

  • art. 14, comma 4, legge n. 537/1993

    La Corte e l'Amministrazione hanno ritenuto che i profitti di natura criminosa non consentono la deducibilità dei costi; in conseguenza di ciò è legittima l'imputazione di redditi o la ripresa fiscale verso le persone coinvolte nelle operazioni illecite.

  • art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.

    art. 360, primo comma, n. 3

    Richiamato dal ricorrente per lamentare violazione di legge; la Corte ha ricordato che le censure fondate su questo motivo richiedono precisa individuazione della norma violata e che molte deduzioni del ricorrente non rispettavano i requisiti di specificità e pertinenza.

  • art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.

    art. 360, primo comma, n. 5

    Usato dal ricorrente per lamentare omesso esame di fatto decisivo; la Corte ha precisato che tale vizio richiede l'indicazione specifica di un fatto storico decisivo e che non può essere invocato ove sussista la doppia conforme o quando il fatto sia comunque preso in considerazione nel giudizio.

  • art. 348-ter, cod. proc. civ.

    art. 348-ter, ultimo comma

    Applicato ratione temporis per qualificare la situazione come 'doppia conforme' (decisioni di primo e secondo grado fondate sul medesimo iter argomentativo), con conseguente limitazione del sindacato in cassazione sulle medesime questioni di merito.

  • art. 24 Costituzione

    Richiamato dal ricorrente con riferimento al diritto di difesa; la Corte ha ritenuto la doglianza inammissibile per difetti di specificazione e perché la sentenza impugnata ha effettivamente considerato le risultanze probatorie rilevanti.

  • art. 115 e art. 116, cod. proc. civ.

    Richiamati in memoria dal ricorrente ma la Corte ha ritenuto le censure non ammissibili alla stregua della giurisprudenza della Cassazione: per invocare l'art.115 occorre dedurre che il giudice abbia fondato la decisione su prove fuori del contraddittorio; per l'art.116 occorre contestare un errato regime di valutazione probatoria e non un semplice diverso apprezzamento prudente della prova.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    La Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per l'applicazione dell'ulteriore contributo unificato previsto dalla norma, a carico del ricorrente.

Massime di principio

  • In cassazione le censure devono essere precise: per l'art.360 n.5 c.p.c. occorre indicare il fatto storico omesso e dimostrare che la sua valutazione avrebbe potuto cambiare l'esito del giudizio.
  • La figura della 'doppia conforme' (conferma integrale o medesimo percorso logico-argomentativo fra primo e secondo grado) limita fortemente il sindacato della Corte di Cassazione sulle questioni di merito.
  • Le deduzioni nuove introdotte solo in memoria o non sollevate nei gradi precedenti sono, di regola, inammissibili in cassazione.
  • Quando l'accertamento fiscale è fondato su elementi probatori derivanti da indagini penali (e riprodotti nel processo tributario), il giudice tributario può ritenere provato il coinvolgimento del contribuente; tale valutazione di fatto è difficilmente sindacabile in cassazione se adeguatamente motivata.
  • Le doglianze sul diritto di difesa e sulla motivazione devono essere formulate con riferimento concreto a profili processuali e non in termini generici; la semplice asserzione di carenza motivazionale è inammissibile se non esplicitamente inquadrata nei paradigmi dell'art. 360 c.p.c.
  • Se si contesta l'applicabilità di norme speciali (es. art.14 l.537/1993), è essenziale confrontarsi direttamente con la ratio della motivazione di merito e indicare quali specifici elementi probatori sarebbero contrari alla qualificazione fiscale adottata.

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