Cassazione Civile, Sentenza n. 4715/2022 del 14/02/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
L'attore (Avv. Criscione Cassì) convenne in giudizio UniCredit per il risarcimento danni (domanda iniziale pari a €214.434,79) sostenendo che, in conseguenza della convenzione del 19.3.2008 e di numerose comunicazioni della banca (anche antecedenti e successive alla convenzione), aveva legittima aspettativa di ricevere ulteriori incarichi professionali. Per ottenere quei futuri incarichi aveva accettato condizioni meno favorevoli (riduzione del tariffario, adeguamento informatico dello studio). Non avendo invece ricevuto nuovi incarichi, dedusse violazione del dovere di buona fede e responsabilità ex art.1337 c.c., con richiesta di risarcimento per il mancato guadagno e le spese di adeguamento informatico.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale e il ricorso incidentale, confermando il principio applicato dalla Corte d'appello. È stato ritenuto che, pur non essendo la corrispondenza anteriore e successiva parte integrante di un obbligo contrattuale di conferire nuovi incarichi, i comportamenti e le comunicazioni della banca erano idonei a creare un'aspettativa ragionevole nel professionista e, quindi, costituivano violazione del dovere di buona fede (art.1337 c.c.). Il danno è stato liquidato nei limiti dell'interesse negativo (minor vantaggio/maggior aggravio) e quantificato equitativamente dalla Corte di merito nella metà del fatturato 2005-2007, pari a €49.334,25. È stata invece respinta la richiesta di rimborso di €20.000 per la trasformazione dei fascicoli in formato informatico, ritenuta spesa rientrante negli obblighi della convenzione. Le spese di lite sono compensate tra le parti per reciproca soccombenza. La Cassazione ha inoltre ritenuto non necessaria la rimessione alle Sezioni Unite sulla questione di principio sollevata.
Norme richiamate
art. 1337 c.c.
La Corte interpreta l'art.1337 come clausola generale applicabile non solo nella fase precontrattuale (rottura delle trattative) ma anche quando il contratto è concluso e valido ma il comportamento di una parte, prima o durante l'esecuzione, genera un risultato contrattuale pregiudizievole: tutela dell'affidamento, responsabilità per violazione della buona fede e risarcimento commisurato al minor vantaggio o al maggior aggravio economico.
art. 1362 c.c., 1366 c.c., 1371 c.c.
Norme sull'interpretazione del contratto: la Corte richiama che l'interpretazione è valutazione di merito e la Cassazione può censurare solo violazioni dei canoni legali di ermeneutica o motivazione manifestamente insufficiente; la motivazione della corte di merito è ritenuta plausibile.
art. 360 c.p.c. (comma 1, nn. 3, 4, 5)
Articolo citato come criterio di ammissibilità e di censura in cassazione; la Corte ritiene infondate le censure mosse ai sensi di tali norme (violazione di legge, insufficiente motivazione, omissione di esame di fatto decisivo).
art. 1418 c.c.
Richiamato nel ragionamento sul rapporto tra norme di comportamento (buona fede) e norme di validità: la violazione di doveri comportamentali non determina in genere la nullità del contratto salvo espressa previsione normativa.
art. 2697 c.c.
Regola sulla prova: la Corte valuta l'istruttoria e ritiene che, pur se alcune censure riguardavano la prova del danno, il giudice di merito ha compiuto valutazioni plausibili sull'esistenza dell'affidamento e del nesso causale tra comportamenti della banca e danno del professionista.
art. 1175 c.c. e art. 1375 c.c.
Richiamate nel contesto dell'obbligo generale di comportamento secondo buona fede e diligenza nell'esecuzione e formazione dei contratti; confermano natura precettiva della regola di buona fede.
art. 1126, art. 1218, art. 1223 c.c.
Norme relative all'inadempimento e al risarcimento del danno; citate nelle censure del ricorrente ma la Corte osserva che, nel caso in esame, l'assenza di obbligo contrattuale di conferire nuovi incarichi escludeva inadempimento contrattuale pieno, restando la tutela sul piano della responsabilità per violazione della buona fede.
Massime di principio
- L'obbligo di comportarsi secondo buona fede (art.1337 c.c.) può rilevare anche quando il contratto è valido: la violazione può dare luogo a responsabilità e a risarcimento se ha indotto un affidamento che ha determinato un peggior risultato contrattuale per la vittima.
- Quando il danno deriva da un contratto valido ma reso svantaggioso da comportamenti sleali, il risarcimento è misurato al 'minor vantaggio' o 'maggior aggravio' rispetto alla situazione senza la condotta scorretta (interesse negativo), salvo prova di danni ulteriori con nesso diretto e conseguenziale.
- L'interpretazione del contenuto contrattuale e la valutazione delle comunicazioni e del comportamento delle parti sono accertamenti di merito: in Cassazione è difficile ottenere accoglimento se la motivazione del giudice di merito è plausibile e conforme ai canoni ermeneutici.
- Spese sostenute in esecuzione di obblighi previsti dalla convenzione (es. adeguamento informatico richiesto dalla banca) non sono automaticamente rimborsabili come danno se rientrano negli obblighi contrattuali; vanno provati nesso e titolo di rimborso.
- In giudizio sulla responsabilità precontrattuale è cruciale dimostrare l'esistenza di un affidamento ragionevole, il comportamento che ha generato tale affidamento e il nesso causale con il danno richiesto; la quantificazione può essere effettuata equitativamente dal giudice del merito.
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