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Sentenza

Sentenza del 27/03/2015 n. 6218 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della CTR di Milano che aveva confermato il rigetto della sua domanda di rimborso dell’IRAP versata per l’anno 2003. Ha dedotto la violazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, sostenendo l’inesistenza del presupposto dell’attività autonomamente organizzata, nonché l’insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza, lamentando che il diritto al rimborso fosse stato riconosciuto per altre annualità.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per l’inidonea formulazione dei quesiti di diritto, ai sensi dell’art. 366-bis c.p.c., applicabile ratione temporis. Il primo quesito era generico e non consentiva di individuare la specifica regola di diritto asseritamente violata. Il secondo si fondava su una ricostruzione non corretta della sentenza impugnata, poiché la CTR non aveva considerato soltanto l’ammontare del reddito, ma anche l’incidenza delle spese di produzione, elemento rilevante per valutare l’autonoma organizzazione. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 2.800, oltre alle spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2

    un'attività autonomamente organizzata

    L’IRAP presuppone l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata. La valutazione non può basarsi automaticamente sul solo reddito prodotto, ma deve considerare concretamente gli elementi organizzativi e l’incidenza dei costi sostenuti per la produzione del reddito.

  • Art. 366-bis c.p.c.

    Nel regime applicabile al caso, i motivi fondati su questioni di diritto dovevano essere accompagnati da quesiti formulati in modo specifico, chiaro e idoneo a consentire alla Corte di enunciare una regola giuridica applicabile anche a casi ulteriori. Quesiti generici o non coerenti con la concreta motivazione della sentenza comportano l’inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione, i quesiti di diritto devono individuare con precisione la norma violata, l’errore attribuito al giudice di merito e la regola giuridica richiesta: formulazioni generiche possono determinare l’inammissibilità senza esame del merito.
  • Per contestare l’assoggettamento all’IRAP di un professionista non è sufficiente sostenere che il reddito sia derivato esclusivamente dal lavoro personale; occorre dimostrare l’assenza di un’autonoma organizzazione, considerando beni strumentali, personale, spese e modalità concrete dell’attività.
  • La Corte di cassazione non rivaluta liberamente i fatti e le prove già esaminati dal giudice di merito. Se la sentenza impugnata ha considerato determinati elementi, il ricorrente deve confrontarsi puntualmente con quella motivazione e non attribuirle una valutazione diversa o semplificata.
  • Il riconoscimento del rimborso IRAP per altre annualità non determina automaticamente il diritto al rimborso per l’anno controverso: ogni annualità deve essere valutata sulla base delle condizioni organizzative e probatorie concretamente esistenti.
  • L’inammissibilità del ricorso comporta normalmente la soccombenza processuale e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio.

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