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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26548/2025 del 21/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna l'ordinanza del giudice del riesame che ha confermato in parte il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di vari beni (monili, oggetti preziosi e orologi) rinvenuti nell'abitazione coniugale del marito Pieraccini Riccardo, indagato per associazione per delinquere e reati fallimentari, tributari e di riciclaggio. La Guercini deduce carenza di motivazione circa l'appartenenza e la presunta provenienza delittuosa dei beni, sostiene che alcuni oggetti (anche di natura femminile) non siano riconducibili al marito e che non vi sia prova del loro essere frutto di reimpiego di proventi illeciti; inoltre rivendica la titolarità esclusiva di parte dei beni, affermando che alcuni le sarebbero pervenuti per successione mortis causa dalla madre.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza. Ha richiamato il limite del sindacato di legittimità sui provvedimenti cautelari reali (esame solo di eventuali violazioni di legge, non della congruità motivazionale salvo motivazione del tutto omessa o apparente). Ha ritenuto irrilevante, ai fini della legittimità del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, l'assenza di prova del nesso diretto di pertinenzialità tra i beni e il reato; ha invece posto al centro l'accertamento della disponibilità dei beni da parte dell'imputato, considerando la disponibilità come comprensiva del possesso anche in mancanza del titolo dominicale. Nel caso concreto i beni erano stati rinvenuti nella cassaforte o nella camera matrimoniale; la ricorrente non ha provato di possedere mezzi propri tali da giustificarne l'acquisto. Il Tribunale del riesame era però stato benintenzionato nell'accogliere parzialmente l'appello e revocare il sequestro solo su alcuni oggetti che la Guercini aveva asserito di aver ricevuto per successione (dichiarazione resa dal fratello). Per questi motivi la Corte ha ritenuto il ricorso infondato e inammissibile, ha condannato la ricorrente alle spese processuali e al pagamento di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 12‑bis, d.lgs. n. 74/2000

    art. 12‑bis del dlgs n. 74 del 2000

    In caso di condanna per reati tributari la confisca è sempre ordinata sul profitto o sul prezzo del reato; se ciò non è possibile si procede alla confisca per equivalente di beni di cui l'imputato abbia la disponibilità. La 'disponibilità' comprende non solo il dominio ma anche il possesso o altre relazioni fattuali, salvo prova di un diritto prevalente di terzi estranei al reato.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma applicata per la condanna alle spese e alla somma a favore della Cassa delle ammende per ricorso ritenuto inammissibile o manifestamente infondato.

  • Giurisprudenza richiamata (Cass. Sez. III, n. 46709/2018)

    Corte di cassazione, Sezione III penale, 15 ottobre 2018, n. 46709

    Conferma il principio dell'irrilevanza della pertinenzialità diretta del bene rispetto al reato ai fini della confisca per equivalente: non è necessario che il bene sia il diretto profitto o reinvestimento del reato per essere oggetto di confisca per equivalente.

  • Giurisprudenza richiamata (Cass. Sez. III, n. 4887/2019)

    Corte di cassazione, Sezione III penale, 31 gennaio 2019, n. 4887

    Ribadisce che il concetto di 'disponibilità' ai fini della confisca per equivalente include anche la situazione di fatto assimilabile al possesso, non solo il rapporto di piena proprietà.

Massime di principio

  • In procedimento di confisca per equivalente non è necessario dimostrare che il bene sia il diretto profitto o reinvestimento del reato: è sufficiente che il bene sia nella disponibilità dell'imputato.
  • La disponibilità va intesa in senso ampio: oltre al dominio comprende anche il possesso o altre relazioni fattuali; chi afferma un diritto esclusivo su beni sequestrati deve fornire prove adeguate e documentali del proprio diritto (titoli di proprietà, atti di successione, pagamenti, ecc.).
  • Il sindacato della Corte di Cassazione sui provvedimenti cautelari reali si limita alla verifica di violazioni di legge e a motivazioni del provvedimento del tutto omesse o meramente apparenti; non valuta in questa sede la congruità motivazionale salvo i casi indicati.
  • La semplice dichiarazione testimoniali (es. del familiare) può giustificare solo in parte la revoca cautelare se non supportata da elementi documentali più solidi; i giudici del merito hanno discrezionalità nel valutare la prova e la plausibilità delle allegazioni.
  • Chi impugna un provvedimento cautelare in Cassazione deve curare la completezza probatoria e la puntualità delle doglianze giuridiche: motivi basati su mere eccezioni non documentate sono frequentemente ritenuti inammissibili o manifestamente infondati.

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