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Sentenza

Sentenza del 13/07/2015 n. 2651 - Comm. Trib. Prov. Bari

1) Imposta di registro - Atti giudiziari - Decadenza dell'azione accertatrice - Termine quinquennale - Sussiste - Sentenza dichiarativa della risoluzione del contratto - Enunciazione del contratto - Assimilabilità al caso d'uso - Esclusione.2) Imposta di registro - Atti giudiziari - Sentenza dichiarativa della risoluzione del contratto - Clausola risolutiva espressa - Imposta in misura fissa - Applicabilità - Sussiste.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

La controversia riguarda l'imposta di registro su una sentenza che ha dichiarato la risoluzione di diritto di un contratto preliminare, a seguito dell'operatività di una clausola risolutiva espressa, disponendo anche la restituzione delle somme versate. Il tema era duplice: da un lato, il termine entro il quale l'Amministrazione poteva richiedere l'imposta sull'atto enunciato nella sentenza; dall'altro, la misura dell'imposta applicabile alla sentenza stessa.

La decisione

La sentenza ha stabilito che l'imposta relativa all'atto enunciato in un provvedimento giudiziario deve essere richiesta entro il termine ordinario quinquennale. Non è ammessa alcuna rimessione in termini collegata al fatto che il contratto sia stato enunciato in una sentenza, poiché tale situazione non è assimilabile né alla registrazione volontaria dell'atto né al caso d'uso. Quanto alla sentenza dichiarativa della risoluzione di diritto del contratto preliminare e al conseguente obbligo di restituzione delle somme, è stata ritenuta applicabile l'imposta di registro in misura fissa.

Norme richiamate

  • Disciplina dell'imposta di registro sugli atti giudiziari

    L'imposta relativa agli atti enunciati in provvedimenti giudiziari deve essere richiesta nell'ordinario termine quinquennale.

    L'enunciazione di un contratto in una sentenza non riapre né proroga il termine per l'esercizio dell'azione accertatrice; l'Amministrazione deve rispettare il termine quinquennale ordinario.

  • Disciplina del caso d'uso ai fini dell'imposta di registro

    L'enunciazione del contratto in una sentenza dichiarativa della risoluzione non è assimilabile al caso d'uso e non consente di applicare regole diverse sui termini di imposizione.

  • Disciplina dell'imposta di registro per le sentenze dichiarative della risoluzione contrattuale

    La sentenza che accerta una risoluzione di diritto già prodottasi per effetto di una clausola risolutiva espressa, con conseguente restituzione delle somme, sconta l'imposta in misura fissa, non proporzionale.

Massime di principio

  • Quando un contratto viene enunciato in una sentenza, l'Amministrazione finanziaria deve comunque rispettare il termine ordinario quinquennale per richiedere l'imposta; l'enunciazione giudiziale non determina una rimessione in termini.
  • L'enunciazione in un provvedimento giudiziario non equivale automaticamente a registrazione volontaria o a caso d'uso: occorre applicare la disciplina propria degli atti giudiziari.
  • Se la sentenza si limita ad accertare una risoluzione di diritto già verificatasi per una clausola risolutiva espressa, l'imposta di registro è normalmente dovuta in misura fissa.
  • La restituzione delle somme versate in esecuzione del contratto, quando è conseguenza della risoluzione dichiarata, non trasforma di per sé la sentenza in un atto soggetto a imposta proporzionale.

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