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Cassazione Penale, Ordinanza n. 36375/2026 del 15/10/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

L’imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza del 21 novembre 2025 della Corte d’assise d’appello di Cagliari, Sezione distaccata di Sassari, che aveva confermato la condanna pronunciata dalla Corte d’assise di Sassari il 4 febbraio 2025 alla pena di tredici anni e quattro mesi di reclusione per l’omicidio aggravato del padre anziano convivente. L’unico motivo censura il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulle aggravanti contestate, contestando il giudizio di bilanciamento che aveva stabilito l’equivalenza. La Corte d’appello aveva motivato la decisione richiamando la gravità del fatto: l’imputato aveva colpito il padre prima con l’arpione di un fucile subacqueo e poi con un coltello, per motivi ritenuti inconsistenti, benché il padre lo avesse accolto in casa in un momento di difficoltà.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto congrua e non illogica la motivazione della Corte d’assise d’appello sul giudizio di equivalenza tra attenuanti generiche e aggravanti, osservando che la valutazione globale della gravità del fatto rientra nella discrezionalità del giudice di merito e che il ricorso sollecitava soltanto una diversa ponderazione degli elementi, non consentita in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. È stata inoltre disposta, in caso di diffusione del provvedimento, l’omissione delle generalità e degli altri dati identificativi ai sensi dell’art. 52 d.lgs. 196/2003.

Norme richiamate

  • art. 69 c.p.

    il giudice, nell'esercizio della discrezionalità riconosciutagli dall'art. 69 cod. pen., deve procedere a una valutazione globale di tutte le aggravanti e

    Il giudizio di bilanciamento richiede una valutazione complessiva delle circostanze e costituisce esercizio della discrezionalità del giudice di merito.

  • art. 133 c.p.

    il giudizio di bilanciamento tra le aggravanti e le attenuanti costituisce esercizio del potere valutativo riservato al giudice di merito ed insindacabile in sede di legittimità, ove congruamente motivato alla stregua anche solo di alcuni dei parametri previsti dall'art. 133 cod. pen., senza che occorra un'analitica esposizione dei criteri di valutazione adoperati

    È sufficiente che il giudizio di bilanciamento sia sorretto da motivazione congrua basata anche su alcuni parametri di commisurazione della pena; non occorre una disamina analitica di tutti i criteri e la valutazione non è sindacabile in cassazione se non presenta vizi motivazionali.

  • art. 52 d.lgs. 196/2003

    Aggiunto che deve disporsi che, in caso di diffusione del presente provvedimento, siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi, a norma dell’art. 52 D.lgs. 196/03 in quanto imposto dalla legge

    In caso di diffusione del provvedimento devono essere omessi le generalità e gli altri dati identificativi.

Massime di principio

  • Il giudizio di bilanciamento tra aggravanti e attenuanti è riservato alla discrezionalità del giudice di merito e non è sindacabile in cassazione quando la motivazione è congrua e non illogica o contraddittoria.
  • Per motivare il bilanciamento è sufficiente il riferimento anche a una parte dei parametri previsti dall’art. 133 c.p.; non è necessaria un’esposizione analitica di tutti i criteri valutativi.
  • È inammissibile il motivo di ricorso che, sotto la veste della censura sul bilanciamento, si limiti a sollecitare una nuova ponderazione degli elementi già valutati dal giudice di merito.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reato
RamiParte generale

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