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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14520/2026 del 21/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di riconoscimento del vincolo della continuazione tra più sentenze irrevocabili ed esecuzioni penali. Il ricorrente denunciava violazione di legge e carenza/contraddittorietà della motivazione: il giudice si era limitato a richiamare il parere del Pubblico Ministero e ad evocare uno iato temporale e la diversa modalità delle condotte senza fornire una valutazione autonoma e senza spiegare perché tali elementi impedissero il riconoscimento del reato continuato, quando invece dalla ricostruzione emergerebbero indici sintomatici di un disegno criminoso unitario già riconosciuto in precedenti occasioni.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato; ha annullato l'ordinanza impugnata per carenza motivazionale, rilevando che il provvedimento del giudice dell'esecuzione era estremamente sintetico e non permetteva di ricostruire le ragioni del rigetto. La Corte ha richiamato i principi giurisprudenziali relativi al reato continuato e ha disposto il rinvio per nuovo esame al Tribunale di Trento in diversa composizione, affinché si proceda a un nuovo esame dell'istanza ex art. 671 cod. proc. pen. condotto in piena libertà ma alla luce dei criteri indicati nella sentenza.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma richiamata come riferimento procedurale per l'istanza presentata in sede di esecuzione; la Corte dispone il nuovo esame dell'istanza ai sensi di tale disposizione.

  • Sez. 4, n. 16066 del 17/12/2008 (Di Maria)

    Principio secondo cui l'unicità del disegno criminoso presuppone l'anticipata e unitaria ideazione delle più violazioni, da desumere di regola da indici esteriori significativi e coerenti con il progetto criminoso.

  • Sez. 1, n. 37555 del 13/11/2015 (Bottari)

    Precisa che non può ritenersi rilevante un programma delinquenziale meramente generico: è necessario individuare, fin dal primo episodio, le caratteristiche fondamentali dei reati successivi e una deliberazione non generica.

  • Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo)

    Elenca gli indicatori concreti da valutare per riconoscere la continuazione anche in sede di esecuzione: omogeneità delle violazioni e del bene giuridico protetto, contiguità spazio-temporale, causalità, modalità della condotta, sistematicità e abitudini di vita programmate, e la programmazione almeno nelle linee essenziali dei reati successivi già al momento del primo episodio.

  • Corte costituzionale, sent. n. 183 del 2013

    Richiamata in relazione all'obbligo di rinnovazione del giudizio dinanzi a diverso organo o diversa persona fisica, motivo per cui il rinvio va effettuato in diversa composizione.

Massime di principio

  • Il reato continuato richiede la prova di un disegno criminoso unitario concepito in anticipo e non basta la mera ricorrenza di reati simili: è necessario dimostrare, anche tramite indicatori esteriori, che i reati successivi erano programmati almeno nelle loro linee essenziali.
  • Un iato temporale tra le condotte, da solo, non esclude la continuazione; il giudice deve spiegare perché la distanza temporale, considerata insieme ad altri elementi, impedisce di riconoscere l'unicità del disegno criminoso.
  • La diversità delle modalità di azione invo cata per negare la continuazione deve essere concretamente argomentata: una semplice enunciazione generica non è sufficiente.
  • In sede di esecuzione il giudice deve svolgere una valutazione autonoma e motivata degli indici della continuazione, non limitandosi a riportare il parere del Pubblico Ministero.
  • Se la motivazione del giudice è insufficiente o meramente apparente, la decisione va annullata e la materia rimessa al giudice dell'esecuzione per un nuovo esame, eventualmente dinanzi a diversa composizione.

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