Sentenza n. 12124/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'annullamento previa sospensione dell’efficacia: a) del provvedimento di rifiuto del visto turistico FRA1TA20257020042 emesso dal Consolato Generale dello Stato Francese di Tananarive e notificato personalmente alla ricorrente, richiedente il visto turistico, con consegna a mano in data 13 ottobre 2025; b) del provvedimento di rifiuto del visto turistico FRA1TA20257035044 emesso dal Consolato Generale dello Stato Francese di Tananarive e notificato personalmente alla ricorrente, richiedente il visto turistico, con consegna a mano in data 13 novembre 2025; c) di ogni altro atto o provvedimento presupposto, connesso, conseguente e/o consequenziale. Provvedimenti comunicati dal Consolato Generale dello Stato Francese, di Tananarive (Madagascar), in nome dello Stato Italiano
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: dinieghi di visto turistico adottati dal Consolato Generale francese di Tananarive, operante per conto dell'Italia in base a un accordo di rappresentanza
Esito
Favorevole al resistente (ministeri)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato due provvedimenti di diniego del visto turistico, deducendo la violazione del Reg. CE n. 810/2009, nonché eccesso di potere per omessa istruttoria e travisamento dei fatti, sostenendo di possedere i requisiti per il rilascio del visto. Il Ministero ha eccepito il difetto assoluto di giurisdizione italiana, rilevando che le funzioni consolari nella regione erano svolte dalla rappresentanza francese per conto della diplomazia italiana in virtù di accordi di rappresentanza. Il TAR ha inoltre esaminato d'ufficio la possibile irregolarità della procura alle liti, poi ritenuta non contestata dopo la precisazione che essa era stata sottoscritta in Italia.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il difetto assoluto di giurisdizione dell'autorità giudiziaria italiana, senza esaminare i motivi relativi alla legittimità dei dinieghi. Ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 8 del Reg. CE n. 810/2009, lo Stato rappresentante possa, in virtù di uno specifico accordo, adottare direttamente la decisione di diniego del visto. Nel caso concreto, i provvedimenti erano stati formalmente e sostanzialmente adottati dalla rappresentanza consolare francese, cui spettava il potere decisionale effettivo; non risultavano atti decisori adottati da autorità consolari o diplomatiche italiane. Anche ipotizzando un procedimento composto, la decisione finale era imputabile allo Stato rappresentante. L'art. 32, comma 3, del Codice dei visti stabilisce che i ricorsi sono proposti contro lo Stato membro che ha adottato la decisione definitiva; pertanto, le doglianze dovevano essere proposte davanti all'autorità giudiziaria dello Stato competente secondo il relativo ordinamento. Il TAR ha escluso che l'art. 8, comma 5, imponga la presenza di una totale assenza di rappresentanza italiana quale condizione per la stipula dell'accordo. Le spese sono state compensate in ragione della definizione in rito.
Norme richiamate
art. 8 Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 24 aprile 1963
La disposizione costituisce base per la delega delle funzioni consolari tra Stati, previo accordo di rappresentanza.
art. 8 Reg. CE n. 810/2009 (Codice dei visti)
nel caso in cui l’istruttoria abbia esito negativo, lo stato rappresentante restituisce allo stato rappresentato gli atti per l’assunzione della decisione di reiezione; tuttavia ... è possibile ... che sia lo stesso stato rappresentante ad adottare il diniego
Consente allo Stato rappresentante, in virtù di uno specifico accordo, di adottare direttamente la decisione definitiva di diniego del visto.
art. 32, comma 3, Reg. CE n. 810/2009
I ricorsi sono proposti nei confronti dello Stato membro che ha adottato la decisione definitiva
Individua nello Stato membro che ha adottato la decisione definitiva il soggetto contro cui deve essere proposto il ricorso; nel caso concreto, la decisione era imputabile alla Francia.
art. 8, comma 5, Reg. CE n. 810/2009
Gli Stati membri che non hanno un proprio consolato in un paese terzo si adoperano per concludere accordi di rappresentanza con Stati membri che hanno consolati in tale paese
La disposizione non impedisce la stipula di accordi di rappresentanza quando nello Stato terzo esista una rappresentanza italiana; essa esprime piuttosto un obiettivo programmatico di copertura consolare.
art. 60 c.p.a.
Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, sentite le parti in camera di consiglio.
Massime di principio
- Quando, in virtù di un accordo di rappresentanza consolare previsto dall'art. 8 del Reg. CE n. 810/2009, la decisione definitiva sul rilascio o sul diniego del visto è adottata dalla rappresentanza di uno Stato membro diverso da quello rappresentato, il provvedimento è imputabile allo Stato rappresentante che ha esercitato il potere decisionale effettivo.
- Ai sensi dell'art. 32, comma 3, del Reg. CE n. 810/2009, il ricorso contro una decisione definitiva in materia di visto deve essere proposto nei confronti dello Stato membro che ha adottato tale decisione; se essa è stata adottata da una rappresentanza consolare straniera, il giudice amministrativo italiano è privo di giurisdizione sul relativo provvedimento.
- La partecipazione eventuale di autorità italiane alla raccolta della domanda o a una fase istruttoria non attribuisce al giudice italiano la giurisdizione sulla decisione finale quando il potere decisorio è stato effettivamente esercitato da un altro Stato membro rappresentante.
- L'art. 8, comma 5, del Reg. CE n. 810/2009 non subordina la validità degli accordi di rappresentanza alla totale assenza, nel Paese terzo, di una rappresentanza consolare dello Stato rappresentato; la scelta di organizzare la rete diplomatico-consolare rientra nella politica estera dello Stato.
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