Cassazione Penale, Sentenza n. 18394/2025 del 15/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la riforma della sentenza di primo grado che aveva derubricato il reato da tentata estorsione a tentativo di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza (art. 393 c.p.), e proponeva tre motivi: (1) vizio di motivazione e ricostruzione del fatto, con particolare riferimento alla mancata chiarificazione dei rapporti economici tra imputato e persona offesa (Melica), al trattamento contraddittorio della dichiarazione di possesso d'arma e alla contestazione della protrazione della condotta illecita; (2) censura della quantificazione della pena, lamentando l'ingiustificato avvio dalla misura massima (1 anno); (3) omesso riconoscimento delle attenuanti generiche.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto adeguata la ricostruzione dei giudici di merito, che concordemente hanno accertato reiterate e gravi minacce rivolte a Melica, l'evocazione del possibile ausilio di terzi e il riferimento alla disponibilità di armi (anche se non concretamente emersa), nonché l'esistenza di rapporti economici che giustificavano la pretesa restitutoria. Ha confermato la derubricazione nel reato previsto dall'art. 393 c.p. e ha ritenuto legittima la scelta della Corte d'appello di adottare come pena base il massimo edittale (1 anno) in ragione della particolare gravità della condotta; da tale base sono scaturite le successive determinazioni che hanno portato alla pena definitiva quantificata in sede di merito. Ha inoltre escluso l'esistenza di elementi utili al riconoscimento delle attenuanti generiche. Conseguentemente, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 393 cod. pen.
La Corte ha interpretato che la fattispecie di cui all'art. 393 c.p. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone) è applicabile quando sussiste una pretesa creditoria collegata a rapporti economici tra le parti e la violenza o le minacce sono esercitate per far valere tale pretesa; tale ricostruzione può giustificare la derubricazione dall'estorsione qualora manchi l'elemento tipico dell'ingiustizia della pretesa.
Massime di principio
- La derubricazione da estorsione a esercizio arbitrario delle proprie ragioni è possibile quando emerge, anche in modo complessivo, l'esistenza di rapporti economici che giustifichino una pretesa creditoria; non è necessario che ogni dettaglio della provenienza delle somme sia pacificato.
- La mera dichiarazione dell'imputato di possedere un'arma, anche se non provata materialmente, può essere valorizzata come elemento che accresce l'effetto intimidatorio e la gravità della condotta.
- La Corte può legittimamente partire dalla pena massima edittale come pena base se fornisce motivazione specifica e congrua rispetto agli elementi di gravità della condotta (reiterazione, gravità delle minacce, evocazione di terzi, ecc.).
- Censure generiche alla motivazione (senza indicazione puntuale di contraddizioni o illogicità manifeste) non sono sufficienti alla Cassazione: occorre allegare elementi specifici che dimostrino il vizio.
- L'omessa costituzione delle persone offese come parti civili non è di per sé elemento idoneo a descrivere la minore offensività della condotta ai fini del riconoscimento delle attenuanti generiche.
Testo integrale
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