Sentenza n. 15089/2026 - Roma, Sezione 1T
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: determinazione dirigenziale di rettifica dell’acquisizione gratuita al patrimonio comunale di aree e manufatti abusivi, nonché gli atti presupposti, inclusi l’accertamento dell’inottemperanza e l’ordinanza di demolizione
Esito
La controversia
Le società ricorrenti e la persona fisica hanno impugnato la determinazione dirigenziale del 15 maggio 2023, notificata il 22 maggio 2023, con cui Roma Capitale aveva rettificato una precedente determinazione di acquisizione di diritto delle aree e delle opere abusive site in Roma, via Silvestri 30, disponendo anche l’immissione nel possesso. Sono stati impugnati, ove occorrente, il verbale di accertamento dell’inottemperanza all’ordine di demolizione, la planimetria identificativa dell’area e del manufatto acquisiti e l’ordinanza di demolizione, oltre agli atti presupposti, connessi e consequenziali. Nel corso del giudizio Roma Capitale ha adottato un’ulteriore determinazione con cui ha revocato il provvedimento di acquisizione impugnato. Alla luce di tale sopravvenienza, i ricorrenti hanno chiesto la cessazione della materia del contendere e la compensazione delle spese; il Comune si è associato a entrambe le richieste.
La decisione
Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a., ritenendo che il sopravvenuto annullamento amministrativo del provvedimento di acquisizione avesse integralmente soddisfatto la pretesa dei ricorrenti e reso inutile la prosecuzione del giudizio, per l’oggettivo venir meno della lite. Il Collegio ha richiamato il principio secondo cui la cessazione della materia del contendere ricorre quando, nel corso del processo, una successiva attività amministrativa soddisfa integralmente l’interesse azionato. Le spese sono state compensate, conformemente alla concorde richiesta delle parti.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
Qualora nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente risulti pienamente soddisfatta, il giudice dichiara cessata la materia del contendere
La cessazione della materia del contendere deve essere dichiarata quando, nel corso del giudizio, un’attività amministrativa sopravvenuta soddisfa integralmente la pretesa sostanziale del ricorrente e rende oggettivamente inutile la prosecuzione del processo.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
all’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato dell’11 settembre 2026, tenutasi in modalità da remoto come previsto dall’art. 87, comma 4 bis, c.p.a., la causa è stata trattenuta in decisione
La causa è stata trattata e definita in udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato mediante modalità da remoto, secondo la disposizione processuale richiamata.
Massime di principio
- La cessazione della materia del contendere ricorre quando, durante il giudizio, una successiva attività amministrativa soddisfa integralmente la pretesa sostanziale azionata dal ricorrente, facendo venir meno in modo oggettivo l’interesse alla prosecuzione del processo.
- L’annullamento o la rimozione in via amministrativa dell’atto impugnato può determinare la cessazione della materia del contendere quando elimina integralmente la lesione dedotta in giudizio e rende inutile una pronuncia sul merito dell’originaria domanda di annullamento.
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