Cassazione Penale, Sentenza n. 01437/2026 del 14/01/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che aveva rigettato l'istanza ex art. 314 c.p.p. di riparazione per ingiusta detenzione relativa a due periodi: arresti domiciliari dal 03/12/2018 al 18/02/2019 e custodia cautelare in carcere dal 09/08/2019 al 17/08/2020 (quest'ultima a seguito di aggravamento). Il ricorrente deduceva violazione di legge (art. 314 c.p.p. richiamato con art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.) perché il giudice della riparazione avrebbe ignorato la valutazione del giudice d'appello che aveva poi assolto l'imputato, limitandosi a valorizzare i gravi indizi esistenti al momento dell'applicazione della misura; denunciava inoltre difetto di motivazione e motivazione illogica/contraddittoria (art. 606, lett. e) c.p.p.), lamentando l'assenza di indicazione delle specifiche condotte attribuite al Salcone che avrebbero giustificato la misura.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato nei limiti indicati. Ha richiamato i principi consolidati secondo cui il giudizio di riparazione è autonomo rispetto al giudizio di merito e deve valutare ex ante se l'indagato abbia concorso con dolo o colpa grave a determinare l'apparenza di fondatezza degli indizi. Quanto al primo periodo (arresti domiciliari), la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e disposto il rinvio alla Corte d'appello di L'Aquila perché il giudice della riparazione aveva motivato esclusivamente sulla base del quadro indiziario esistente al momento della misura senza confrontare o motivare rispetto alla sentenza assolutoria e senza individuare la specifica condotta dolosa o gravemente colposa del ricorrente. Quanto al secondo periodo (custodia a seguito di aggravamento), la Corte ha confermato la valutazione negativa del diritto all'indennizzo: non spetta indennizzo per la detenzione derivante dall'aggravamento della misura imposto a seguito di trasgressione alle prescrizioni, mancando l'ingiustizia della privazione della libertà. Pertanto l'ordinanza è stata annullata con rinvio limitatamente al primo periodo; il ricorso è stato respinto per il secondo periodo. La Corte ha demandato alla Corte d'appello regolamentazione delle spese.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Disciplina della riparazione per ingiusta detenzione: prevede il risarcimento salvo che la privazione della libertà sia stata causata dall'indagato con dolo o colpa grave. Il giudizio di riparazione richiede una valutazione ex ante degli elementi disponibili al momento dell'adozione della misura.
art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.
Motivo di ricorso per cassazione relativo a violazione di legge; usato dal ricorrente per censurare la valutazione giuridica del giudice della riparazione.
art. 606, lett. e) cod. proc. pen.
Motivo di cassazione relativo a vizio di motivazione (illogicità, contraddittorietà, apparente). Utilizzato per contestare l'insufficiente indicazione delle condotte che avrebbero giustificato la misura.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principi richiamati: Sez. U. n. 51779/2013; Sez. U. n. 32383/2010; Sez. 4 n. 3359/2016; Sez. 4 n. 2145/2021; Sez. 4 n. 34438/2019; Sez. 4 n. 41404/2024)
Principi: il giudizio per la riparazione è autonomo rispetto al giudizio di merito; la valutazione è ex ante rispetto alla misura; non si può escludere il diritto alla riparazione basandosi su condotte che la sentenza di assoluzione ha ritenuto non sussistenti o non provate; per i periodi di detenzione derivanti da aggravamento conseguente a violazione delle prescrizioni non è dovuto l'indennizzo.
Massime di principio
- Il giudizio di riparazione è autonomo e richiede una valutazione ex ante degli elementi disponibili al momento dell'adozione della misura cautelare: il giudice deve verificare se l'indagato abbia concorso con dolo o colpa grave a creare l'apparenza di fondatezza degli indizi.
- Non è lecito per il giudice della riparazione limitarsi a valorizzare i soli indizi esistenti al momento della misura senza confrontare e motivare rispetto alle valutazioni del giudice di merito che abbia assolto: se la sentenza di assoluzione ha escluso o non confermato specifiche prove, il giudice della riparazione deve esplicitare il motivo per cui ne tiene conto o indicare fatti "accertati o non negati".
- Per riconoscere l'esclusione dell'indennizzo per dolo o colpa grave occorre individuare e motivare la specifica condotta (extraprocessuale o processuale) che ha avuto efficacia causale nella adozione della misura; riferimenti generici a intercettazioni o testimonianze senza spiegazione non sono sufficienti.
- La detenzione subita in conseguenza di un aggravamento di una misura non coercitiva (es. obbligo di dimora) disposto per trasgressione alle prescrizioni non dà diritto all'indennizzo: l'aggravamento operato per violazioni imputabili al detenuto esclude l'ingiustizia della privazione della libertà.
- Prassi operativa per il ricorrente: documentare ed evidenziare nel giudizio di riparazione l'assenza di comportamenti dolosi o gravemente colposi e contestare la causalità degli elementi che hanno determinato la misura; per il giudice della riparazione: motivare il confronto con le statuizioni del giudice di merito e indicare quali fatti risultino "accertati o non negati".
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