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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15491/2025 del 18/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia in carcere: la difesa contestava la scelta della misura cautelare, sostenendo che, data la funzione lavorativa svolta in carcere (che avrebbe consentito l'introduzione dell'hashish), si sarebbe dovuta applicare la misura degli arresti domiciliari con controllo a distanza. La difesa evidenziava inoltre lo stato di incensuratezza, l'età prossima al pensionamento e la resipiscenza manifestata dall'indagato (cooperazione e indicazione di due colleghi coinvolti).

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Dalla documentazione emerge infatti che con sentenza del 2 dicembre 2024 il Tribunale di Napoli ha condannato Zuzolo e ha sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari, rendendo priva di oggetto la censura sulla misura cautelare. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, in via equitativa, al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, artt. 73 e 80

    Gli articoli sono richiamati per individuare il reato contestato (traffico e illeciti in materia di stupefacenti); la gravità del fatto ha giustificato in origine la misura cautelare di custodia in carcere.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata in relazione ai criteri di responsabilità per la proposizione di ricorsi privi di interesse e alla possibilità di applicare sanzioni pecuniarie o somme per la Cassa delle ammende. La Corte ha permesso al giudice di valutare l'assenza di colpa grave nella presentazione del ricorso e di determinare equitativamente l'importo da versare.

Massime di principio

  • Se, dopo la proposizione di un ricorso, sopravviene un evento (es. sostituzione della misura cautelare) che elimina l'interesse concreto del ricorrente, il ricorso è inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • Nei giudizi cautelari, la sostituzione della misura più afflittiva con una meno afflittiva rende priva di oggetto la censura relativa alla scelta della misura; il ricorrente deve verificare lo stato sostanziale delle misure prima di insistere in Cassazione.
  • L'assenza di malafede o di colpa grave nella proposizione di un ricorso che sia poi dichiarato inammissibile può comunque non escludere l'obbligo di contributi equitativi (es. versamento alla Cassa delle ammende), lasciando al giudice un potere discrezionale di quantificazione.
  • Argomentazioni basate su circostanze personali (incensuratezza, età, prossima pensione, collaborazione) possono giustificare la richiesta di misure meno afflittive, ma la loro efficacia va valutata tempestivamente nel procedimento: se il giudice di merito o di riesame ritiene non sufficienti tali elementi, il ricorrente rischia che l'appello diventi privo di oggetto in caso di successiva modifica della misura in sede di merito.

Testo integrale

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