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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 25402/2025 del 16/09/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La società ricorrente ha impugnato per cassazione la sentenza della Corte d'Appello di Venezia che aveva rigettato il reclamo avverso la pronuncia del Tribunale di Vicenza che aveva disposto l'apertura della liquidazione giudiziale. La ricorrente ha dedotto: 1) omissione di assunzione di prova determinante e mancato esame dell'andamento del contenzioso tributario, lamentando il rigetto della richiesta di audizione del proprio consulente tributarista; 2) violazione di norme del Codice della Crisi e dell'Insolvenza e del codice di procedura civile in relazione alla declaratoria di insolvenza, sostenendo l'estinzione del credito del creditore istante per pagamento in buona fede e la contestazione/pendenza dei giudizi tributari che renderebbero insussistenti o inesigibili i crediti iscritti in bilancio; 3) censura della condanna del legale rappresentante al pagamento delle spese processuali ex art. 51, comma 15 CCII per mancata verifica della colpa grave/mala fede.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso nel suo complesso. Ha ritenuto che: 1) la censura relativa all'esclusione della deposizione del consulente costituisce un'impugnazione di merito/inammissibile tentativo di rinnovazione della valutazione probatoria e, quindi, non sindacabile in Cassazione come omesso esame di fatto; 2) le doglianze sulla sussistenza dello stato di insolvenza sono ricadute in una rivalutazione del materiale probatorio operata dal giudice del merito (che aveva accertato ingenti debiti tributari pari a € 33.769.930,17, assenza di liquidità, inesigibilità dei crediti e bilanci inattendibili) e quindi inammissibili in cassazione; 3) la censura relativa alla condanna in solido del legale rappresentante ai sensi dell'art. 51, comma 15 CCII è inammissibile perché solo il soggetto personalmente colpito da quella statuizione (cioè il legale rappresentante) poteva proporre l'impugnazione di quel capo: in sua assenza si è formato giudicato interno. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e disposto il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.

    La censura per omesso esame di fatto e mancata assunzione di prova non può essere utilizzata per contestare la valutazione delle prove non legali del giudice del merito; Cassazione non riesamina il merito probatorio se la doglianza è, in sostanza, una rivalutazione del materiale probatorio

  • art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.

    Richiama la violazione o falsa applicazione di norme di diritto; qui la Corte ha valutato che le doglianze sollevate attengono a fatto/merito e non a questioni di diritto sindacabili in cassazione

  • art. 51, comma 15, Codice della Crisi e dell'Insolvenza (CCII)

    "in caso di società o enti, il giudice dichiara se sussiste mala fede del legale rappresentante ... e, in caso positivo, lo condanna in solido con la società o l'ente al pagamento delle spese dell'intero processo e al pagamento di una somma pari al doppio del contributo unificato"

    Norma sanzionatoria che prevede responsabilità processuale speciale del legale rappresentante che conferisce procura per reclamo manifestamente infondato; applicabile ratione temporis nella versione novellata (d.lgs. n.136/2024) richiede l'accertamento di mala fede o colpa grave e la relativa condanna può essere impugnata solo da chi è direttamente colpito

  • art. 94 cod. proc. civ.

    "coloro che rappresentano o assistono la parte in giudizio possono essere condannati personalmente, per motivi gravi ... alle spese dell'intero processo o di singoli atti"

    Norma generale sulla responsabilità processuale personale degli esercenti la rappresentanza o assistenza; la Corte osserva che l'art. 51, comma 15 CCII è norma speciale sovrapponibile nei presupposti sostanziali

  • art. 1188 e art. 1189 cod. civ.

    Riferiti dalla ricorrente per sostenere l'estinzione del debito per pagamento a soggetto apparente e per effetto liberatorio del pagamento in buona fede; la Corte ha però ritenuto che la pretesa estinzione non sia stata provata al punto da escludere lo stato di insolvenza

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (contributo unificato)

    Prevede il raddoppio del contributo unificato in presenza dei presupposti; la Corte ha disposto il raddoppio del contributo in capo alla parte ricorrente

  • d.lgs. n. 136/2024

    Novella che ha modificato la disciplina dell'art. 51 CCII introducendo la rilevanza della mala fede (o colpa grave) e disciplinandone l'applicabilità ratione temporis ai procedimenti pendenti

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina in sede di legittimità la valutazione del merito probatorio operata dai giudici di merito: le censure che si risolvono in una rivalutazione delle prove sono inammissibili.
  • Le contestazioni sull'esistenza o sull'esigibilità di crediti tributari, se rilevano questioni di fatto e si fondano su valutazioni probatorie (bilanci, contenzioso tributario pendente), devono essere dedotte e provate nel merito; in cassazione non sono sindacabili se riguardano valutazioni della prova.
  • L'accertamento della responsabilità processuale del legale rappresentante ai sensi dell'art. 51, comma 15 CCII (mala fede o colpa grave) è un capo autonomo che può essere impugnato solo dal soggetto personalmente colpito; in mancanza di impugnazione autonoma si forma giudicato interno su quel capo.
  • Prima di proporre reclami avverso provvedimenti che dispongono l'apertura di una procedura concorsuale, gli organi sociali devono valutare con prudenza la fondatezza dell'impugnazione: in caso di rigetto possono essere esposti a responsabilità personali e a condensazioni di oneri (spese, raddoppio contributo).
  • Il rigetto della richiesta di ammissione di prove di carattere valutativo o generico (es. deposizione di un consulente chiamato a compiere valutazioni prognostiche) rientra nella discrezionalità del giudice e difficilmente è sindacabile in cassazione.
  • Il pagamento a un creditore apparente può estinguere l'obbligazione se provata la buona fede del debitore e la legittimità dell'operazione, ma tale prova deve essere acquisita nel processo di merito per incidere sulla valutazione dello stato di insolvenza.

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