Cassazione Civile, Sentenza n. 31132/2021 del 02/11/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente chiedeva la riliquidazione dell'indennità premio di fine servizio (IPS) calcolata sul trattamento economico relativo all'incarico di direttore dei servizi sociali (più elevato rispetto alla retribuzione del ruolo di provenienza), sostenendo che la figura del direttore dei servizi sociali fosse da equiparare, per effetti previdenziali, ai direttori generale, amministrativo e sanitario in base all'art. 3-bis, comma 11 del d.lgs. n. 502/1992 e alla relativa disciplina regionale toscana
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sentenza della Corte d'Appello che aveva accolto l'appello dell'INPS e respinto la domanda della lavoratrice. Motivo: la normativa regionale richiamata (leggi regionali toscane) non estendeva la disciplina previdenziale dell'art. 3-bis, comma 11, del d.lgs. n. 502/1992 alla figura del direttore dei servizi sociali; la materia previdenziale è di competenza statale (art. 117 Cost.), pertanto la delega regionale non poteva modificare il regime previdenziale. Venivano inoltre respinte le censure processuali per difetto di autosufficienza dell'impugnazione in Cassazione. La ricorrente è condannata alle spese di giudizio (quantificate in dispositivo) e al pagamento del contributo unificato se dovuto
Norme richiamate
d.lgs. n. 502/1992
art. 3-bis, commi 11 e 12; art. 3, comma 1-quater
L'art. 3-bis, comma 11 riconosce specifico trattamento (aspettativa senza assegni utile ai fini previdenziali) per i direttori generale, amministrativo e sanitario; la Corte ha ritenuto che questa disciplina non possa essere estesa per via regionale ad altre figure non nominate espressamente (come il direttore dei servizi sociali)
d.lgs. n. 229/1999
modifiche al d.lgs. n. 502/1992
Richiamato come fonte delle modifiche che hanno introdotto o modificato i commi dell'art. 3-bis; non consistente a giustificare l'estensione ai direttori dei servizi sociali
Legge regionale Toscana n. 42/1992
Prevedeva che al coordinatore dei servizi sociali si applicassero, "in quanto compatibili", le disposizioni per direttore sanitario e amministrativo, ma la Corte ha ritenuto che tale richiamo non possa estendere il regime previdenziale statale in assenza di chiaro rinvio normativo
Legge regionale Toscana n. 40/2005
art. 40, commi 8-9 (in particolare comma 9)
Prevede il collocamento in aspettativa senza assegni per il direttore dei servizi sociali e il diritto al mantenimento del posto, ma non contiene un rinvio espresso alla disciplina previdenziale dell'art. 3-bis, comma 11, e dunque non determina l'applicabilità del relativo trattamento previdenziale
Legge n. 152/1968
Evocate dalla ricorrente in tema di computo dell'IPS in relazione all'ultima retribuzione contributiva; la Corte tuttavia ha confermato che la questione fondamentale rimane la normativa che individua la base previdenziale e chi ha competenza a modificarla
Legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori)
Richiamata dalla ricorrente per sostenere che il trattamento previdenziale connesso a una carica sostituisce quello del posto di lavoro e che la contribuzione deve essere commisurata all'indennità della carica; la Corte non ha ritenuto questa argomentazione risolutiva in assenza di una norma che riconosca espressamente tale regime per la figura in questione
d.lgs. n. 165/2001
Invocato come linea guida sulla rilevanza dell'ultima retribuzione per il calcolo dell'IPS; la Corte ha ritenuto che l'applicabilità operi solo se la normativa statutaria o previdenziale riconosce espressamente il diverso regime
Costituzione
art. 117, secondo comma, lettera o)
La Corte ha richiamato la competenza esclusiva dello Stato in materia previdenziale, ritenendo quindi che le regioni non possano, tramite normativa locale, determinare il regime previdenziale per figure non espressamente previste dalla norma statale
Massime di principio
- La materia previdenziale è di competenza statale: una legge regionale non può, in assenza di espressa autorizzazione legislativa statale, estendere o modificare il regime previdenziale previsto da una norma statale per altre figure
- Il richiamo regionale a disposizioni "in quanto compatibili" non equivale a un rinvio espresso alla disciplina previdenziale statale; per riconoscere un trattamento previdenziale analogo è necessario un chiaro rinvio normativo o una norma statale che includa la figura
- Per ottenere la riliquidazione dell'IPS su base della retribuzione percepita nell'incarico, è utile dimostrare documentalmente che i contributi previdenziali sono effettivamente stati versati con riferimento a quella retribuzione o che esiste una norma che riconosce il regime contributivo previdenziale richiesto
- In sede di impugnazione in Cassazione è essenziale rispettare il principio di autosufficienza del ricorso: indicare e allegare i documenti e le parti di provvedimenti che si assume non siano state valutate dai giudici di merito, altrimenti i motivi processuali rischiano di essere inammissibili
- La giurisprudenza di legittimità richiede una disposizione chiara e univoca per estendere trattamenti previdenziali; interpretazioni estensive a danno della competenza statale sono difficilmente accolte
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