Sentenza n. 1628/2026 - Salerno, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Decreti di occupazione d’urgenza del 3 luglio 2006 e del 1° febbraio 2007, relativi a terreni destinati a parcheggi pubblici e opere di viabilità, nell’ambito di una procedura espropriativa conclusasi senza decreto definitivo di esproprio
Esito
La controversia
La società, proprietaria di appezzamenti per complessivi 7.639 mq in località Pescarole, ha impugnato i decreti di occupazione d’urgenza emessi per una parte dei terreni e chiesto l’accertamento dell’illegittimità della procedura espropriativa, la restituzione dei beni previa riduzione in pristino e il risarcimento dei danni; in subordine, ha chiesto il risarcimento per equivalente. Ha dedotto la violazione degli artt. 42 e 97 Cost., dell’art. 1 del Protocollo addizionale n. 1 CEDU e degli artt. 13 e 22-bis d.P.R. 327/2001, nonché eccesso di potere, sostenendo che la dichiarazione di pubblica utilità, decorrente dall’8 novembre 2005 e avente durata quinquennale, era scaduta senza l’emanazione del decreto di esproprio e che, conseguentemente, l’occupazione era divenuta sine titulo. Ha chiesto il ristoro per la privazione del godimento dei terreni, indicata come protrattasi per quasi venti anni, e, in via subordinata, il valore venale dei beni trasformati, oltre alle ulteriori voci di danno, interessi e rivalutazione. Il Comune ha eccepito la prescrizione quinquennale delle annualità risarcitorie anteriori al quinquennio dalla notifica del ricorso e ha richiamato una sentenza del Tribunale di Avellino del 2023 sul valore di mercato dei terreni.
La decisione
Il TAR non ha deciso nel merito la legittimità dei decreti di occupazione né le domande di restituzione e risarcimento, e non ha esaminato l’eccezione di prescrizione. Ha dichiarato cessata la materia del contendere perché nel corso del giudizio il Comune ha adottato la deliberazione consiliare n. 36 del 24 settembre 2026, recante l’acquisizione dei terreni ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001; ha ritenuto tale sopravvenuta determinazione integralmente satisfattiva dell’interesse sostanziale azionato. Spese compensate, in ragione della natura processuale della decisione.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
Com’è noto, l’art. 34, comma 5, cpa statuisce che “qualora nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente risulti pienamente soddisfatta, il giudice dichiara cessata la materia del contendere”.
La cessazione della materia del contendere presuppone che una sopravvenienza soddisfi pienamente la pretesa del ricorrente.
art. 35 c.p.a.
l’art. 35 contempla espressamente l’ipotesi dell’improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.
La sopravvenuta carenza di interesse comporta l’improcedibilità quando la sopravvenienza non soddisfa integralmente il ricorrente.
art. 42-bis d.P.R. 327/2001
Traslando le coordinate normative ed ermeneutiche nella fattispecie in esame, ne discende che agli atti è versata la deliberazione del Consiglio Comunale, n. 36 del 24.09.2026, recante l’acquisizione ex art. 42 bis DPR 327/2001.
Nel caso deciso, la deliberazione comunale di acquisizione ex art. 42-bis è stata considerata la sopravvenienza che ha soddisfatto l’interesse sostanziale azionato, determinando la cessazione della materia del contendere.
Massime di principio
- La cessazione della materia del contendere si verifica quando un atto o comportamento sopravvenuto dell’amministrazione soddisfa integralmente la pretesa sostanziale azionata in giudizio; se la sopravvenienza non è pienamente satisfattiva e modifica soltanto l’assetto del rapporto, ricorre invece il sopravvenuto difetto di interesse con conseguente improcedibilità.
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